Le grandi rotte globali stanno cambiando. Le tensioni lungo direttrici decisive del commercio internazionale stanno ridisegnando equilibri, filiere e geografie dei traffici. E ogni economia è ciò che le sue infrastrutture le consentono di essere. Lo sapeva bene la Venezia Serenissima che aveva fatto dell’Arsenale il centro logistico e produttivo del tempo per essere al centro di quel mondo. Milleseicento anni dopo in Arsenale si torna a parlare di infrastrutture e logistica per ipotizzare il prossimo futuro economico mondiale, tra Via del cotone, Via della seta, ricostruzione di Gaza, Siria e Ucraina.
La settima edizione del Salone nautico, nella sua seconda giornata di attività, ha ospitato il convegno “Porti, interporti e corridoi. Venezia e l’Alto Adriatico come porta dei traffici verso l’Est”, promosso da Fondazione Venezia Capitale Mondiale della Sostenibilità | Venice Sustainability Foundation (VSF). Ad aprire il convegno il presidente della Fondazione Renato Brunetta.
Con una riflessione introduttiva, il sindaco in carica di Venezia Luigi Brugnaro ha inquadrato il ruolo di Venezia nelle dinamiche in atto: “Venezia e l’Alto Adriatico devono tornare a ragionare da porta d’ingresso e d’uscita dell’Europa. Non solo come luogo di transito, ma come sistema integrato: porto, aeroporto, ferrovia, autostrade, interporti, digitale, energia, industria, formazione. In questi anni abbiamo lavorato esattamente su questo: rimettere Venezia dentro una dimensione metropolitana e internazionale – ha detto il primo cittadino – Lo abbiamo fatto con i fatti, non con le parole. La “forza dei fatti” è proprio questa: una città che non si è fermata, che ha risanato, investito, ricostruito fiducia, aperto cantieri, creato relazioni, difeso il lavoro e cercato nuovi spazi di sviluppo. Il corridoio del futuro non è solo ferroviario, portuale o autostradale. È anche digital, così Venezia potrà restare anche città della conoscenza, città campus, città della ricerca, città dell’intelligenza artificiale applicata all’ambiente e alla vita delle persone. Venezia non è la fine di una rotta. Venezia è l’inizio di una relazione. Verso l’Est, verso l’Europa, verso il Mediterraneo, verso il futuro. E il mandato ricevuto dai cittadini è chiaro: non fermarla e farla crescere ancora”” ha concluso il sindaco.
In questo scenario, Venezia e il sistema dell’Alto Adriatico possono assumere un ruolo sempre più rilevante come punto di accesso ai mercati europei e come piattaforma di connessione tra Mediterraneo, Medio Oriente e Asia. E per il sindaco neo eletto Simone Venturini, intervenuto all’incontro, bisogna iniziare a parlare di Venezia anche come potenza industriale, non soltanto come capitale culturale, con Porto Marghera al centro: “Il mondo in questi anni è cambiato più volte. Abbiamo imparato a non dare per scontati i nostri approvvigionamenti, la nostra sicurezza, la nostra autonomia. Per questo il fatto che oggi, a Venezia, si discuta di questi temi è motivo di grande soddisfazione. Significa che il nostro territorio è sulla strada giusta, ha compreso che solo attraverso infrastrutture e investimenti è possibile competere a livello globale in ogni scenario – ha detto Venturini – Un messaggio che deve risuonare in tutta Europa, perché le mappe del mondo sono mutate e gli equilibri globali non sono più quelli a cui eravamo abituati. La competizione tra grandi potenze, a partire da Stati Uniti e Cina, impone di considerare prioritarie la disponibilità delle risorse, la continuità energetica e l’affidabilità delle reti logistiche. Da questi fattori dipendono la crescita dei territori, l’occupazione, l’innovazione, la tenuta delle imprese e la solidità delle filiere produttive. In questo scenario, la centralità del porto di Venezia, del Corridoio Mediterraneo e dei collegamenti che guardano verso l’India e l’Indo-Pacifico è fondamentale. Ripensare alle porte di accesso dell’Europa verso il mondo – e del mondo verso l’Europa – è una priorità strategica, e Venezia può giocare un ruolo da protagonista non solo grazie al suo mare, ma anche grazie ai luoghi e alle competenze che qui si stanno sviluppando. Le nuove tecnologie, comprese quelle legate alla sicurezza delle infrastrutture sottomarine, possono e devono essere progettate e prodotte utilizzando le eccellenze su cui già sappiamo di poter contare: Fincantieri, Leonardo e un sistema industriale che rappresenta un valore strategico per l’Italia e per l’Europa. Da questo punto di vista Porto Marghera può giocare un ruolo da protagonista in fatto di sicurezza energetica e industriale nazionale. Venezia è pronta a fare la sua parte, con responsabilità e con la consapevolezza del ruolo che può e deve esercitare nel panorama internazionale”ha concluso Venturini.
