Sono state posizionate al Parco della Pace le 46 nuove sedute in legno ricavate dal riutilizzo delle casse che componevano il “Giardino di Ulisse”, installazione temporanea proveniente da Venezia che trova ora una nuova collocazione pubblica all’interno dello spazio verde di strada Sant’Antonino.
In occasione delle operazioni di posizionamento erano presenti l’assessore al Parco della Pace Leone Zilio, il consigliere comunale Stefano Dal Pra Caputo, Claudio Bertorelli di Aspro Studio e Rosanna Zanella e Edyta Honorata della cooperativa NoixVoi, che con otto persone al lavoro si è occupata della collocazione delle sedute.
L’intervento nasce da un percorso di collaborazione tra diversi soggetti istituzionali, tecnici e realtà del territorio, che ha permesso di recuperare e riutilizzare un allestimento nato come installazione temporanea. Grazie all’intermediazione di Aspro Studio le casse in legno del “Giardino di Ulisse”, realizzate attraverso il riuso di imballi speciali a perdere, non vengono infatti disperse al termine della loro prima funzione, ma trovano una seconda vita in uno spazio pubblico della città, diventando nuove sedute a disposizione della comunità. Le attività di posizionamento hanno coinvolto il personale della cooperativa NoixVoi, nata nel 2024 dopo il progetto partito nel 2020 di impiego in lavori di pubblica utilità degli ospiti accolti nell’Albergo Cittadino. Attualmente la cooperativa svolge servizi di piccola manutenzione, pulizia, riordino e logistica, rivolti a cittadini e pubbliche amministrazioni e realizzati da persone con varie fragilità.
«Questo progetto contribuisce a rafforzare l’identità del Parco della Pace come luogo aperto, contemporaneo e sempre più vissuto dai cittadini – ha sottolineato l’assessore Leone Zilio -. Le nuove sedute sono pensate infatti per essere parte del paesaggio del parco e si inseriscono quindi nella sua vocazione di grande infrastruttura contemporanea e verde, pensata non solo come area naturalistica, ma anche come spazio capace di accogliere eventi, iniziative culturali e azioni promosse dalla comunità locale. È un progetto inoltre che richiama l’idea progettuale iniziale del giardino centrale, che doveva essere dedicata ad opere d’arte temporanee. Ed è una dimostrazione delle tante anime che possono convivere all’interno del Parco, come raccontano anche i vari progetti su cui siamo al lavoro: dalla palestra di roccia nell’Hangar 1, con un bando in corso, al progetto per trasformare l’Hangar 3 in uno spazio polifunzionale, mentrea breve inaugureremo la tensostruttura per attività sportive».
L’operazione avviene a costo zero per il Comune, escluse le sole spese di trasporto. Un aspetto che rafforza il valore dell’intervento, capace di tenere insieme sostenibilità, riuso dei materiali e valorizzazione di uno dei principali spazi pubblici della città.
«L’arrivo di queste nuove sedute al Parco della Pace è il risultato di un lavoro condiviso e di una collaborazione positiva tra enti, professionalità e realtà del territorio – dichiara il consigliere comunale Stefano Dal Pra Caputo –. Recuperare un allestimento temporaneo e trasformarlo in un elemento utile e fruibile in uno spazio pubblico significa dare valore al riuso, alla sostenibilità e alla capacità della città di accogliere nuove forme di cultura urbana. Ringrazio gli uffici del Comune, Claudio Bertorelli di Aspro Studio per il contributo dato a questo percorso, i volontari della cooperativa NoixVoi per il lavoro di questa mattina».
«Come Aspro Studio – ha sottolineato Claudio Bertorelli – siamo particolarmente felici di aver dato un contributo di mediazione tra Comune di Vicenza e un grande evento culturale di risonanza mondiale al fine di recuperare questo allestimento che ben si sposa alla strategia curatoriale che già volemmo affermare per il Parco della Pace durante gli anni della sua progettazione: essere anche un luogo in cui si concretizzano gli effetti delle connessioni culturali con altre istituzioni di pari taglia; essere un parco somma di tanti giardini tematici, temporanei e permanenti, da quelli naturali a quelli più effimeri, come appunto quello che oggi prende vita e il recente grande murales sulla pista di volo denominato Don’t Turn a Blind Eye».
