A Riese la festa di san Pio X nella memoria della sua carità pastorale, con la messa presieduta dal vescovo di Piacenza – Bobbio

Ancora una volta è stata una grande festa di popolo quella vissuta la sera del 21 agosto, a Riese Pio X, per la solennità di San Pio X, Giuseppe Sarto, il papa nato proprio nel paese della Marca trevigiana. Numerosissime le persone che hanno partecipato alla celebrazione eucaristica, presieduta dal vescovo di Piacenza-Bobbio, il trevigiano mons. Adriano Cevolotto. Hanno concelebrato il parroco di Riese, mons. Giorgio Piva, e i sacerdoti della Collaborazione pastorale.

Al centro dell’omelia del vescovo Cevolotto è stata la carità pastorale di San Pio X, quella “cura” per il popolo di Dio che, come suggerisce la pagina del profeta Ezechiele proclamata durante la celebrazione, si traduce anzitutto nel “radunare” le pecore disperse. In un’epoca segnata da profondi cambiamenti sociali, culturali ed ecclesiali, papa Sarto avvertì la responsabilità di offrire riferimenti e di “riporre al centro la questione della fede e della comunione nella Chiesa e, di conseguenza, anche nel mondo”.

Un tratto particolarmente significativo di questa cura pastorale, ricordato dal vescovo Cevolotto, fu l’attenzione di Sarto alla condizione degli emigranti italiani, maturata anche nella stretta collaborazione e amicizia con l’allora vescovo di Piacenza, mons. Giovanni Battista Scalabrini, oggi santo. Già come vescovo di Mantova, Sarto condivise con Scalabrini la preoccupazione per i tanti italiani costretti a lasciare il Paese e il rischio che, lontani dalle comunità di origine, potessero perdere i riferimenti della fede.

Scalabrini promosse così l’invio di missionari tra gli emigrati italiani, trovando in Sarto un convinto sostenitore. Divenuto Papa, Pio X continuò a incoraggiare l’opera degli Scalabriniani e delle Scalabriniane e, nel 1904, concesse a Scalabrini, in partenza per il Brasile, ampie facoltà apostoliche. Dalla relazione che il vescovo piacentino gli consegnò al termine di quel viaggio, nacque anche una consapevolezza destinata a lasciare un segno nella storia della Chiesa: la cura dei migranti non poteva essere affidata soltanto alle singole diocesi, ma doveva essere assunta dalla Chiesa universale. Pio X fece propria questa intuizione istituendo il primo ufficio della Curia romana per l’emigrazione.

Per mons. Cevolotto, lo sguardo di questi due santi anticipò così una sensibilità che oggi riconosciamo come sviluppo umano integrale: la preoccupazione per i migranti non riguardava soltanto la loro condizione economica e sociale, ma la persona nella sua interezza, nella sua dignità e nella sua fede. Un’intuizione ancora attuale, che interpella tanto chi accoglie quanto chi viene accolto. Sarto e Scalabrini intuirono che “nel fenomeno dell’emigrazione non era in gioco solo il bene delle persone costrette a migrare, ma anche delle Chiese e degli Stati che li accoglievano: l’atteggiamento messo in atto faceva la differenza perché, da come venivano accolti i migranti, dipendeva il futuro dei Paesi e la fedeltà al Vangelo delle Chiese”. Un’intuizione pastorale di cui “abbiamo eco nell’Enciclica Magnifica humanitas di Leone XIV. Parlando della giustizia sociale ha un riferimento preciso alla condizione dei migranti: «Il modo con cui una società li tratta mostra se la sua idea di giustizia è guidata dalla paura o dalla fraternità (n.81) »”, ha ricordato Cevolotto.

“L’esempio di S. Pio X ci aiuti a maturare ancora oggi uno sguardo sapienziale e integrale verso ciò che sta accadendo per tante persone, perché siamo promotori di giustizia sociale e di sviluppo integrale”, l’augurio del vescovo.

La celebrazione si è conclusa con la tradizionale processione con la statua di San Pio X, che ha accompagnato i fedeli fino alla casa natale di papa Sarto. Proprio lì, nel luogo da cui partì la sua storia, la comunità di Riese ha rinnovato la memoria del proprio santo, chiedendo che il suo esempio di pastore, capace di “radunare” e di prendersi cura di ogni persona, continui a parlare anche al nostro tempo.

(Diocesi di Treviso)