Si chiama Valeria, ha 33 anni e ha varcato l’ingresso del Padiglione Venezia questo pomeriggio: è il visitatore numero 150.000 dell’allestimento ‘Note persistenti’, promosso nell’ambito della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Un traguardo celebrato con una cerimonia di premiazione, ad accogliere l’ospite sono stati la curatrice Giovanna Zabotti e il commissario Maurizio Carlin. Con loro, in rappresentanza dell’Amministrazione comunale, è intervenuto l’assessore alla Cultura Paolo Romor. Alla ragazza sono stati consegnati due ingressi omaggio per la visita al Teatro La Fenice e una copia del volume ‘Padiglione Venezia 1932-2023’, dedicato alla storia del Padiglione e al suo percorso espositivo e culturale.
“È un piacere accogliere il visitatore numero centocinquantamila di ‘Note persistenti’ – ha dichiarato l’assessore Romor – Questo momento rappresenta un importante riconoscimento al valore di un progetto che sa raccontare Venezia attraverso uno sguardo contemporaneo, invitando il pubblico ad ascoltarne le dimensioni più profonde, tra memoria, materia, suono e comunità. Il numero di visitatori raggiunto è un segnale significativo dell’interesse che questa mostra sta suscitando e della capacità del Padiglione Venezia di essere uno spazio di confronto e di incontro, capace di parlare a un pubblico ampio e diversificato. ‘Note persistenti’ propone infatti una lettura della città che va oltre la sua immagine più conosciuta e invita a coglierne le stratificazioni, le trasformazioni e le molteplici identità. In questo senso, il dialogo tra il progetto curatoriale della mostra e il tema della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale arricchisce ulteriormente il percorso, mettendo in relazione la dimensione artistica con quella più profonda e quotidiana della città”.
In dialogo con il concept curatoriale della Biennale ‘In Minor Keys’, la mostra ‘Note persistenti’ invita a un ascolto delle frequenze più profonde di Venezia, esplorata come un organismo vivente attraversato da memorie, stratificazioni e vibrazioni invisibili: da quelle che emergono dalle sue fondamenta alle storie degli abitanti, dalle trasformazioni della materia che la sostiene fino a quell’effetto caustico che la caratterizza. La mostra ‘Note persistenti’ resterà aperta al pubblico fino a domenica 22 novembre 2026, proponendo un percorso dedicato alle dimensioni più profonde di Venezia che intreccia memoria, materia, suono e partecipazione. Curata da Giovanna Zabotti con la partecipazione di Denis Isaia e Cesare Biasini Selvaggi, la mostra si articola in quattro nuclei – sommerso, domestico, mitologico e collettivo – attraverso installazioni, sculture e opere sonore. Le opere di Alberto Scodro, Dardust, Ilya ed Emilia Kabakov e dei giovani artisti di Artefici del Nostro Tempo restituiscono una lettura della città come organismo in continua trasformazione, in cui memoria, comunità e sperimentazione contemporanea dialogano costantemente tra loro.
“Centocinquantamila visitatori sono centocinquantamila modi diversi di entrare in relazione con il Padiglione e con Venezia stessa. È questo, forse, il significato più importante di questo traguardo: aver visto il Padiglione diventare un luogo di incontro, di ascolto, di partecipazione e di dialogo – dichiara il curatore Giovanna Zabotti – Con ‘Note persistenti’ abbiamo voluto cercare ciò che normalmente non si vede: le memorie che abitano la città, le storie delle persone, le trasformazioni della materia, i suoni e le vibrazioni che attraversano Venezia. E i ricordi che riaffiorano nelle persone che l’hanno vissuta, che la vivono o che, semplicemente, la sognano. È un risultato che condividiamo con tutti gli artisti, i partner e le istituzioni che hanno reso possibile questo progetto e, soprattutto, con il pubblico, che ogni giorno dà un nuovo significato alle opere e al Padiglione stesso”.
All’interno del Padiglione trovano casa anche le opere prime classificate del concorso ‘Artefici del Nostro Tempo’, il premio per giovani artisti under 35 promosso dal Comune di Venezia e giunto quest’anno alla sua settima edizione. “Il traguardo dei 150.000 visitatori è un risultato che ci rende particolarmente orgogliosi e che conferma il ruolo del Padiglione Venezia come uno dei luoghi attraverso cui la città si racconta e si apre al confronto con un pubblico internazionale, con una partecipazione che negli ultimi anni ha continuato a crescere – aggiunge il commissario del Padiglione, Maurizio Carlin – ‘Note persistenti’ ha scelto di farlo partendo da ciò che rende Venezia unica: la sua capacità di conservare tracce, memorie e storie, ma anche di trasformarsi continuamente. Il Padiglione diventa così uno spazio in cui la città non viene soltanto rappresentata, ma ascoltata, riletta e restituita attraverso lo sguardo degli artisti e dei giovani protagonisti di ‘Artefici del Nostro Tempo’, e attraverso l’esperienza di chi lo visita. Questo importante traguardo è il risultato di un lavoro condiviso tra Comune di Venezia, curatela, artisti, partner e tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione del progetto”.
