Spazi vuoti, nuove opportunità: riuso temporaneo degli immobili dismessi

Dare nuova vita a negozi sfitti, ex officine, magazzini, uffici, capannoni e altri immobili privati oggi inutilizzati o sottoutilizzati, trasformandoli temporaneamente in spazi per lavoro, artigianato, servizi di quartiere, formazione, cultura, sport e mobilità sostenibile. Questa la proposta illustrata in conferenza stampa, questa mattina, dal sindaco di Venezia Simone Venturini e dall’assessore all’Urbanistica Paolo Romor. 

L’obiettivo è intervenire sui vuoti urbani prima che l’inutilizzo si traduca in abbandono e degrado, consentendo di sperimentare nuove funzioni per un periodo limitato senza trasformare in modo permanente la destinazione degli immobili e senza nuovo consumo di suolo. La strategia assume come riferimento l’intero territorio comunale, dalla terraferma alla città storica e alle isole, nel rispetto delle diverse condizioni previste dalla normativa e delle caratteristiche dei singoli contesti. Gli atti richiamano, tra gli spazi potenzialmente interessati, ex attività artigianali, immobili commerciali inutilizzati, magazzini, strutture produttive e altri manufatti oggi privi di una funzione o utilizzati solo in parte.

Un piano terra può diventare così uno spazio commerciale, un ex ufficio lungo un asse urbano potrebbe diventare uno spazio di coworking, un hub professionale o un incubatore per nuove imprese; un’ex officina potrebbe ospitare artigiani, attività di riparazione, un FabLab o produzioni legate all’economia circolare; un negozio di quartiere dismesso potrebbe trasformarsi in una Casa del Quartiere o in uno spazio per servizi di prossimità e welfare comunitario. E ancora: un magazzino o uno spazio direzionale potrebbe essere riconvertito, attraverso interventi leggeri, in luogo per formazione, ricerca, aule studio e laboratori; una sequenza di vetrine commerciali sfitte potrebbe accogliere temporary shop, pop-up store, produzioni locali e iniziative capaci di riattivare una strada; un grande magazzino o un edificio produttivo potrebbe diventare temporaneamente uno spazio per arte, esposizioni, sale prova o attività culturali.

“Le opportunità sono praticamente infinite – dichiara il sindaco – La nostra visione è che dove c’è uno spazio inutilizzato, si nasconde un incubatore di opportunità e non uno spazio lasciato al degrado. Ribaltiamo la prospettiva e il paradigma, consapevoli che, con il tempo e con l’impegno, daremo così modo soprattutto ai giovani di scommettere sulla nostra città guardando agli interessi della comunità. E così la nostra città sarà ancora più in linea con le grandi capitali europee, sarà un luogo dove creare il proprio futuro”.

La proposta stabilisce un periodo iniziale non superiore a tre anni, con la possibilità di una sola proroga per ulteriori due anni e quindi per un massimo complessivo di cinque. Gli interventi necessari dovranno essere, per quanto tecnicamente possibile, reversibili e rimovibili e non potranno produrre trasformazioni permanenti. Alla scadenza dovrà essere possibile restituire l’immobile secondo le condizioni previste dalla convenzione. L’esperienza temporanea non costituirà inoltre un titolo o un diritto acquisito per ottenere in seguito una destinazione permanente o una variante urbanistica. Restano esclusi gli usi turistico-ricettivi nei casi e secondo i limiti previsti dalla normativa applicabile.

La temporaneità non significa deroghe alle norme di sicurezza e tutela. Ogni progetto dovrà rispettare le disposizioni applicabili in materia di igiene, salute, prevenzione incendi, accessibilità, impianti e sicurezza nei luoghi di lavoro e sarà valutato anche per gli effetti sul contesto circostante. Particolare attenzione sarà richiesta nella città storica e nelle isole, dove dovranno essere considerate le caratteristiche morfologiche, i vincoli di tutela, la fragilità degli ambiti interessati e le specificità della mobilità e della logistica acquea.

“Con questa proposta vogliamo creare le condizioni perché uno spazio oggi chiuso possa tornare a essere utile alla città, anche prima di una sua eventuale trasformazione definitiva – dichiara l’assessore Paolo Romor – Un negozio inutilizzato, un’officina o un magazzino possono tornare a ospitare lavoro, artigianato, servizi, formazione, cultura o attività per un quartiere. L’elemento fondamentale è proprio la temporaneità: sperimentare nuove funzioni con tempi definiti, interventi reversibili e regole chiare, valutando caso per caso la compatibilità con il territorio e il beneficio per la comunità”.

La Giunta comunale ha approvato questa mattina la proposta di deliberazione dell’assessore all’Urbanistica che ora passa all’esame del Consiglio comunale. Il passaggio successivo sarà la predisposizione di uno specifico avviso pubblico per raccogliere e selezionare le proposte. Saranno valutati, tra gli altri elementi, il beneficio prodotto per la comunità, il recupero effettivo di spazi inutilizzati, il contrasto al degrado, la capacità di generare nuove attività e servizi, la sostenibilità del progetto, la reversibilità degli interventi e la compatibilità con il quartiere e con i sistemi di mobilità.

Dopo l’istruttoria degli uffici competenti, i singoli progetti saranno sottoposti alla Giunta comunale per l’eventuale approvazione e saranno regolati da una convenzione che definirà durata, attività autorizzate, obblighi dei soggetti coinvolti, interventi ammessi, condizioni di sicurezza, controlli, eventuali garanzie e modalità di ripristino. Gli interventi autorizzati confluiranno nell’elenco pubblico “Luoghi del Riuso”, destinato a rendere conoscibili gli spazi, i progetti e le convenzioni attivate.

In Veneto, la cornice giuridica entro cui le amministrazioni comunali possono muoversi è ancorata a un doppio binario legislativo, regionale e nazionale: l’articolo 8 della Legge Regionale numero 14/2017, focalizzata sul contenimento del suolo attraverso il riciclo dell’edificato esistente; l’articolo 23 – quater del Dpr numero 380/2001 del Testo unico per l’edilizia a livello nazionale.

La nuova disciplina si affianca alle politiche di recupero del patrimonio edilizio già avviate dal Comune attraverso strumenti urbanistici diversi. Il “Bando Riuso n. 1”, dedicato agli edifici rurali non più funzionali all’attività agricola, ha raccolto 22 manifestazioni di interesse, 20 delle quali giudicate coerenti con i criteri stabiliti. Il successivo “Bando Riuso n. 2” sugli edifici produttivi dismessi in zona agricola ha raccolto 13 manifestazioni di interesse.

La proposta sul riuso temporaneo introduce ora un meccanismo diverso: non una trasformazione urbanistica definitiva, ma la possibilità di riattivare uno spazio per alcuni anni, verificarne concretamente l’utilità e riportare nel frattempo funzioni, persone e attività in immobili che oggi restano vuoti.

“Mi aspetto tante idee e tanti giovani che individuino una saracinesca abbassata e chiedano alla Giunta di accogliere la loro richiesta. Così che questa non sia la città dalla quale partire per andare in una qualche capitale europea, ma sia una città dove arrivare con tanti progetti e sogni da realizzare”, ha concluso Venturini.

(Comune di Venezia)