
Dal 2 al 4 settembre, 24 ragazze e ragazzi hanno vissuto a Sottocastello di Pieve di Cadore (BL) un campo residenziale dedicato a partecipazione, responsabilità, legalità e cittadinanza attiva, ma soprattutto hanno sperimentato cosa significa essere una comunità.
Tre giorni lontano dalla quotidianità, in una casa condivisa, con persone in gran parte sconosciute, nuovi compagni con cui giocare, discutere, collaborare e anche semplicemente stare insieme. È partito da qui il campo residenziale “Tempo per essere, tempo per fare”, organizzato da Volontarinsieme Odv insieme a Csv Belluno Treviso nell’ambito del progetto Sconfinamenti, in collaborazione con il presidio di Libera Cadore “Barbara Rizzo”.
Sono stati 24 i ragazzi e le ragazze tra i 9 e i 14 anni, provenienti dalle province di Treviso e Belluno, sei dei quali membri dei Consigli Comunali dei Ragazzi e delle Ragazze dei propri Comuni.
L’obiettivo non era fare una “lezione” di legalità, ma creare le condizioni perché i ragazzi potessero sperimentare concretamente alcuni dei valori che stanno alla base della cittadinanza attiva: prendersi cura degli spazi e delle persone, assumersi piccole responsabilità, ascoltare punti di vista diversi, collaborare e scoprire che ciascuno può contribuire a cambiare ciò che lo circonda.

Il gruppo di ragazze e ragazzi partecipanti con lo staff
Si comincia dal gruppo
Il primo giorno è stato dedicato soprattutto a una domanda semplice, ma fondamentale: come si costruisce una comunità?
Dopo l’accoglienza e i primi giochi per conoscersi, i ragazzi hanno esplorato la casa attraverso una caccia al tesoro a tappe. Le prove non chiedevano soltanto di essere veloci o abili: per arrivare alla soluzione era necessario ascoltarsi, coordinarsi e trovare insieme una strategia.
A seguire, una particolare “riunione di condominio” ha portato il gruppo a confrontarsi su cosa fosse necessario per vivere bene insieme. Da questo confronto è nato il Patto di Comunità: un insieme di impegni e regole scelti e condivisi direttamente dai ragazzi, che hanno accompagnato la vita del campo nei giorni successivi.

Il Patto di Comunità
Perché vivere insieme significa anche questo: apparecchiare, riordinare, prendersi cura degli spazi comuni, rispettare i tempi degli altri e imparare che una casa funziona quando ciascuno fa la propria parte.
E naturalmente, essere una comunità significa anche divertirsi insieme. La prima serata si è conclusa con giochi da tavolo e nuove sfide, grazie alla collaborazione dell’associazione Aleator.

Momento di gioco con l’associazione Aleator
Dalla montagna alla legalità
Il secondo giorno ha portato il gruppo a confrontarsi con i temi della sicurezza, della responsabilità e della legalità.
La montagna è diventata il primo terreno di esperienza: divisi in due gruppi, i ragazzi hanno sperimentato l’arrampicata e partecipato a un’attività dedicata alla sicurezza in montagna insieme al Gruppo Ragni e al Soccorso Alpino.
Nel pomeriggio il campo si è spostato a Calalzo di Cadore, dove i partecipanti hanno incontrato i giovani del campo E!State Liberi, rivolto a ragazze e ragazzi dai 14 anni in su.
Qui, grazie alla testimonianza di Pier Mario Fop, referente regionale di Libera Veneto, hanno potuto avvicinarsi ai temi dell’antimafia sociale e conoscere più da vicino il lavoro di Libera. Il pomeriggio è proseguito con i laboratori sulle ecomafie e sui beni confiscati, curati dal presidio di Libera Cadore “Barbara Rizzo”, per concludersi con una cena condivisa.
Per i più piccoli si è trattato di un momento più impegnativo rispetto alle attività esperienziali dei giorni precedenti, ma proprio per questo importante: incontrare temi complessi significa anche imparare ad ascoltare, fare domande e iniziare a costruire un proprio sguardo critico sulla realtà.
Dalle parole alle azioni
L’ultimo giorno ha riportato il gruppo alla dimensione quotidiana.
Attraverso brainstorming e discussioni, i ragazzi hanno ragionato sui tanti modi in cui ciascuno può fare la propria parte: in famiglia, a scuola, nello sport, nel proprio gruppo di amici o nella comunità in cui vive.
Non servono necessariamente grandi gesti. A volte la partecipazione comincia da una cosa piccola: accorgersi di qualcosa che non funziona, dare una mano, ascoltare qualcuno, proporre un’idea, assumersi una responsabilità o decidere di non voltarsi dall’altra parte.
È forse questo il significato più profondo del titolo del campo: tempo per essere e tempo per fare. Tempo per stare insieme, conoscersi, giocare, ascoltarsi e costruire relazioni; e tempo per scoprire che quelle relazioni possono diventare il punto di partenza per fare qualcosa, anche nel proprio quotidiano.
A chiudere l’esperienza è stato un momento di restituzione. Ogni ragazzo e ogni ragazza ha scelto una parola o un pensiero da portare con sé, scrivendolo sul retro della propria maglietta del campo.

Si prepara la colazione!
Una piccola comunità, per tre giorni
Al termine dei tre giorni, ragazzi e ragazze che in molti casi non si conoscevano prima di arrivare hanno costruito in poco tempo relazioni spontanee e positive. Hanno partecipato alle attività, ma anche alle piccole responsabilità quotidiane necessarie per mandare avanti la casa.
Ed è forse proprio qui che si è giocata una parte importante dell’esperienza: non solo parlare di partecipazione, ma viverla.

Anche nei momenti di relax si impara a stare insieme!
Il campo è stato organizzato da Volontarinsieme Odv e Csv Belluno Treviso, nell’ambito del progetto Sconfinamenti, in collaborazione con il presidio di Libera Cadore “Barbara Rizzo”, con il contributo di Aleator, Gruppo Ragni e Soccorso Alpino.
Tre giorni sono pochi per cambiare il mondo. Ma possono essere abbastanza per cominciare a guardarlo con occhi un po’ diversi.
E, soprattutto, per scoprire che ciascuno può fare la propria parte.
