Presentata alla stampa la mostra Fucina degli Angeli. Peggy Guggenheim e il …

È stata presentata oggi alla stampa, nella Sala Consiliare di Ca’ Farsetti, Fucina degli Angeli. Peggy Guggenheim e il vetro artistico del Novecento, a cura di Cristina Beltrami, in programma alla Collezione Peggy Guggenheim dal 14 novembre 2026 al 29 marzo 2027. La mostra ricostruisce una delle vicende più visionarie del vetro muranese del secondo dopoguerra e il ruolo decisivo svolto da Peggy Guggenheim nella sua affermazione internazionale.

Dopo un saluto ai giornalisti e agli ospiti presenti, Paolo Romor, assessore alla Cultura del Comune di Venezia, ha sottolineato il profondo legame della mostra con l’identità culturale e produttiva della città e, in particolare, con la tradizione vetraria muranese. «Il vetro è una parte fondamentale dell’identità di Venezia, un’arte antica che la città ha saputo custodire e tramandare nei secoli, mantenendola viva e capace di dialogare con il presente», dichiara Romor. «Fucina degli Angeli. Peggy Guggenheim e il vetro artistico del Novecento ci permette di riscoprire una stagione importante di questa storia. La vicenda della Fucina racconta in modo esemplare come il vetro muranese sappia andare oltre i confini della tradizione, diventando terreno di incontro tra la maestria artigiana e la ricerca artistica internazionale. È una storia che Venezia ha il dovere di custodire e continuare a raccontare e della quale il Museo del Vetro di Murano offre una testimonianza preziosa. La collaborazione con la Collezione Peggy Guggenheim rappresenta un’importante occasione per valorizzare il patrimonio veneziano e metterlo in dialogo con i linguaggi della contemporaneità».

Sul valore della collaborazione tra le istituzioni culturali della città si è soffermato Mattia Agnetti, segretario organizzativo della Fondazione Musei Civici di Venezia. «Raccontare la vicenda della Fucina degli Angeli e di Egidio Costantini significa restituire a Venezia una pagina fondamentale della sua storia culturale: quella in cui Murano si affermava come centro nevralgico di un’industria creativa capace di favorire la ricerca artistica, la sperimentazione di nuovi linguaggi e lo sviluppo delle visioni dei grandi maestri del Novecento», afferma Agnetti. «Essere istituzioni culturali oggi significa farsi promotori, sostenitori e attivatori di nuove progettualità, capaci di rimettere in circolo questo patrimonio. Questa esposizione invita a riflettere sul valore di una rete culturale ricca e vitale, capace di generare nuove sinergie e di aprirsi alla città, ai suoi cittadini e al pubblico internazionale».

Karole P. B. Vail, direttrice della Collezione Peggy Guggenheim, ha quindi richiamato il significato particolare che la mostra assume per il museo. «Peggy Guggenheim riconobbe il carattere innovativo dell’intuizione di Costantini e sostenne il progetto nei momenti decisivi, mettendo a disposizione la propria esperienza e la propria rete di relazioni e contribuendo così alla sua affermazione internazionale», sottolinea Vail. «La mostra si inserisce pienamente nella missione del museo: rileggere la storia dell’arte del Novecento attraverso nuove prospettive, facendo emergere relazioni, sperimentazioni e vicende capaci di ampliare la conoscenza della figura di Peggy Guggenheim e del contesto artistico di cui fu protagonista».

È stata infine Cristina Beltrami, curatrice della mostra, a entrare nel cuore dell’esposizione e a ripercorrerne la genesi. «Sono profondamente grata alla Collezione Peggy Guggenheim per aver creduto in un progetto espositivo coraggioso e originale, come fece la stessa Peggy Guggenheim sostenendo la Fucina degli Angeli di Egidio Costantini a partire dalla fine degli anni cinquanta: un progetto che riporta il vetro di Murano al centro del dibattito contemporaneo», afferma Beltrami. «La mostra rivela, con un taglio profondamente scientifico, i meccanismi della collaborazione tra i grandi artisti del secolo scorso, molti dei quali presenti anche nella collezione di Peggy Guggenheim, e i talentuosi maestri attivi nelle fornaci muranesi. Lo scrupoloso studio dei documenti custoditi nell’Archivio della Fucina, ancora interamente conservato a Venezia, e il confronto con quelli presenti negli archivi dei singoli artisti hanno permesso non soltanto di datare puntualmente alcune opere, ma soprattutto di ricostruire le dinamiche della collaborazione degli artisti con Murano», spiega la curatrice. «Con l’esperienza della Fucina, il vetro esce dai confini dell’arte decorativa per affermarsi a pieno titolo come materia della scultura moderna. Come afferma Giuseppe Mazzariol in un filmato che sarà presentato in mostra, “Egidio Costantini, assieme a Peggy Guggenheim, portarono la cultura artistica europea più avanzata a confrontarsi con la magia del vetro di Murano”».

Riunendo oltre cento opere, l’esposizione ripercorre lo sviluppo della Fucina degli Angeli dagli esordi, alla metà degli anni cinquanta, fino alle ricerche degli anni novanta. Il percorso restituisce una vicenda profondamente legata alla storia culturale, artistica e produttiva di Venezia e, in particolare, di Murano, dove il dialogo tra l’invenzione degli artisti e la straordinaria sapienza tecnica dei maestri vetrai diede origine a nuove possibilità formali ed espressive.

Brindisino di nascita ma veneziano d’elezione, Egidio Costantini (1912–2007) vive la fervente stagione muranese degli anni cinquanta. Dopo l’esperienza del Centro Studio Pittori nell’Arte del Vetro, attivo dal 1953 al 1955, nel 1955 inaugura a Venezia, in campo Santi Filippo e Giacomo, una galleria specializzata in vetro artistico che, su suggerimento di Jean Cocteau, prende il nome di Fucina degli Angeli.

Costantini segue ogni fase della creazione delle opere, dall’ideazione, spesso elaborata attraverso i disegni degli artisti, alla loro traduzione in vetro nelle fornaci di Murano, fino alla presentazione al pubblico. Artisti provenienti da esperienze e linguaggi differenti sono così invitati a confrontarsi con una materia estranea alla loro pratica abituale e con un patrimonio tecnico tramandato nei secoli. Le fornaci diventano luoghi di incontro e sperimentazione, nei quali l’intuizione degli artisti dialoga con le competenze dei maestri vetrai e con le possibilità, talvolta imprevedibili, offerte dal vetro.

Vera e propria “madrina” della Fucina degli Angeli, Peggy Guggenheim acquista numerose opere per la propria collezione, sostiene Costantini nei momenti cruciali e favorisce i suoi contatti con la scena artistica internazionale. Grazie anche ai suoi suggerimenti, viene delineata una strategia espositiva capace di portare le creazioni della Fucina oltre i confini italiani. A partire dagli anni sessanta, le opere vengono presentate in alcune delle gallerie più significative del tempo, tra cui la Galleria del Naviglio a Milano (1964–1965), la Galleria dell’Obelisco a Roma (1965), fino ad approdare al Museum of Modern Art di New York nel 1965 con la mostra Sculpture in Glass.

L’esposizione riunisce prestiti provenienti da importanti istituzioni internazionali, tra cui la Fondation Marguerite Arp di Locarno, l’Historisches Museum di Basilea, l’Augsburg, Kunstmuseum Walter, il MUDAC di Losanna e il Museum of Fine Arts di Boston. A questi si aggiungono opere del Museo del Vetro di Murano, dell’Archivio Fucina degli Angeli e della Collezione Peggy Guggenheim, oltre a prestiti concessi da gallerie e collezioni private.

Il percorso espositivo segue lo sviluppo cronologico e tematico della Fucina, dagli esperimenti del Centro Studio Pittori nell’Arte del Vetro fino alle ricerche più tarde. Muovendo dalle prime realizzazioni liberamente ispirate alle ceramiche di Georges Braque e Pablo Picasso, la mostra approfondisce il lavoro condotto da Costantini con artisti quali Arman, Jean (Hans) Arp, Jean Cocteau, Max Ernst, Paul Jenkins, Oskar Kokoschka, Roberto Matta, Dorothea Tanning e Mark Tobey. Particolare rilievo assumono le collaborazioni con artisti astratti quali Remo Bianco, Giuseppe Capogrossi e Luigi Veronesi, nonché con Lucio Fontana, con il quale Costantini sperimenta le possibilità espressive del vetro nella realizzazione di alcuni Concetti spaziali. Tra le opere in mostra figura Concetto Spaziale – Construction (1964), donato a Peggy Guggenheim e oggi conservato al Museum of Fine Arts di Boston. Una sezione approfondisce inoltre il rapporto con alcuni protagonisti della scena artistica giapponese attivi a Venezia tra gli anni sessanta e settanta, tra cui Miki Tomio, Katsuhiko Narita, Omura Mikuni e Yokoo Tadanori. L’ultima sala riunisce infine le collaborazioni più tarde con artisti già vicini alla Fucina, come James Coignard e Pino Mucchiut, ai quali si aggiunge l’architetto statunitense John C. Portman.

Fucina degli Angeli. Peggy Guggenheim e il vetro artistico del Novecento sarà accompagnata da un ricco catalogo illustrato pubblicato da Marsilio Arte, a cura di Cristina Beltrami, con i contributi di Marianna Rossi e Stefano Turina.

Il legame della mostra con Venezia proseguirà attraverso un programma di attività pubbliche ed educative gratuite rivolte alla cittadinanza e ai diversi pubblici del museo. Il primo appuntamento è in programma venerdì 30 ottobre, alle ore 17.30, con un webinar on-line durante il quale Cristina Beltrami presenterà in anteprima il progetto espositivo.

L’apertura della mostra, il 14 novembre, precederà inoltre di pochi giorni la Settimana gratuita dei veneziani, iniziativa promossa annualmente dalla Collezione Peggy Guggenheim in occasione della Festa della Madonna della Salute. Dal 18 al 22 novembre, chi risiede nella Città Metropolitana di Venezia potrà accedere gratuitamente al museo, visitare la mostra e partecipare alle attività proposte. Nei mesi successivi, il dialogo con la comunità locale continuerà attraverso i consueti appuntamenti gratuiti dei Giovedì dei veneziani e il programma di attività collaterali gratuite, realizzate grazie alla Fondazione Araldi Guinetti, Vaduz.

La mostra è realizzata con il patrocinio del Comune di Venezia ed è inclusa nel palinsesto de Le Città in Festa.

(Comune di Venezia)