
Il 9 novembre, festa della Dedicazione della basilica Lateranense, è un’occasione per riscoprire i santi della nostra Chiesa diocesana. Con una lettera del 2024, infatti, papa Francesco ha proposto a tutte le diocesi di ricordare ogni anno in questa giornata i propri santi, beati, venerabili e servi di Dio: un invito a riconoscere come il Vangelo abbia segnato la storia delle nostre comunità e continui ad accompagnarle.
Che cos’è il Proprio dei Santi
Questa memoria trova una particolare espressione nel «Proprio dei Santi», il libro liturgico che raccoglie i testi per le celebrazioni caratteristiche di una diocesi o di un ordine religioso. Le preghiere e le letture della Messa, insieme ai testi della Liturgia delle Ore, accompagnano nel corso dell’anno il ricordo dei santi e dei beati ai quali la comunità è legata, le ricorrenze mariane e la dedicazione della cattedrale.
Nella preghiera della Chiesa trova così posto la voce di una comunità concreta, con i suoi luoghi e i suoi testimoni della fede, a noi familiari. Celebrando i santi, la Chiesa rende grazie a Dio per i frutti della Pasqua di Cristo nelle loro vite e ne invoca l’intercessione per tutti i fedeli.
Una tradizione che risale al Medioevo
Oggi sono ventisei le memorie del Proprio dei Santi vicentino. Dietro questo numero c’è un lungo cammino, del quale conserviamo testimonianze preziose. Già gli antifonari trecenteschi della cattedrale, i grandi libri destinati al canto gregoriano, contenevano i testi per le celebrazioni dei santi locali.
Con la diffusione della stampa, la tradizione proseguì negli opuscoli intitolati «Modo di celebrare l’Ufficio nella cattedrale di Vicenza», attestati almeno dal 1539. Nel secolo successivo troviamo poi l’«Ordinamento per la recita dell’Ufficio divino e la celebrazione della Messa nella cattedrale di Vicenza»: strumenti che scandivano, tra feste e preghiera comune, la vita della Chiesa di quel tempo.
Una tappa significativa fu la pubblicazione degli «Uffici propri dei Santi», promossa dal vescovo Venier nel 1733. Seguirono almeno cinque aggiornamenti tra Ottocento e Novecento, fino al Concilio Vaticano II. Queste edizioni raccontano la cura con cui la diocesi ha custodito la memoria dei propri santi e beati e di quelli più venerati nel territorio.
Dal Concilio Vaticano II all’ultimo aggiornamento
Con il tempo, però, l’accumularsi di ricorrenze e devozioni aveva reso il calendario particolarmente affollato. Già l’edizione del vescovo Zinato, nel 1964, avviò una semplificazione, privilegiando le celebrazioni effettivamente radicate nella pietà vicentina.
La riforma conciliare aprì una nuova stagione. Nel novembre 1981, durante l’episcopato di mons. Onisto, il Proprio ricevette la sua ultima approvazione da parte della Santa Sede, in riferimento alla prima edizione italiana del Messale Romano.
Nei quarantacinque anni trascorsi sono stati rinnovati i libri liturgici e proclamati altri santi e beati legati alla nostra terra. Nel 2015, con il vescovo Pizziol, fu diffusa una versione riveduta e provvisoria. Il rinnovamento del Lezionario e la terza edizione italiana del Messale Romano hanno poi richiesto un ulteriore aggiornamento.
Una commissione al lavoro per la revisione
A questa revisione si sta dedicando un’apposita commissione nominata dal vescovo Giuliano, in contatto con il Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, cui compete l’approvazione del Proprio da parte della Santa Sede.
Si tratta di armonizzare i testi con i libri liturgici oggi in uso, accogliere le nuove figure riconosciute dalla Chiesa e rivedere la collocazione delle ricorrenze nel calendario. Un lavoro paziente, nel quale la ricerca storica e l’attenzione alle norme liturgiche sono al servizio della preghiera delle comunità.
Ogni edizione resta aperta a nuovi aggiornamenti, perché la storia della santità nella nostra Chiesa continua.
I santi vicentini, testimoni di fede e di vita quotidiana
Alcuni volti aiutano a cogliere quanta vita sia racchiusa nel Proprio. I martiri Felice e Fortunato ci riportano alle radici cristiane del territorio; san Gaetano Thiene all’impegno per il rinnovamento della Chiesa. San Giovanni Antonio Farina e santa Maria Bertilla Boscardin testimoniano la dedizione all’educazione e alla cura dei malati.
La beata Eurosia Fabris ci conduce nella quotidianità di una famiglia, tra lavoro, figli e persone da accogliere. Santa Giuseppina Bakhita, giunta dall’Africa dopo l’esperienza della schiavitù, ci ricorda quanto la nostra Chiesa sia stata arricchita dall’incontro tra popoli.
In queste esistenze ritroviamo esperienze che appartengono anche alle nostre giornate: ogni battezzato è chiamato alla santità, nelle diverse vocazioni e nelle stagioni della propria vita. Conoscerle meglio aiuta a sentirla vicina e a riconoscere le occasioni di bene che si presentano a ciascuno.
Maria, patrona della città e della diocesi
Su questa storia veglia Maria, venerata a Monte Berico da seicento anni e proclamata nel 1978 patrona principale della città e della diocesi di Vicenza. Sotto il suo manto si raccoglie una Chiesa che continua a camminare.
Il 9 novembre può essere una buona occasione per aprire queste pagine e conoscere meglio i santi di casa nostra: compagni di strada ai quali affidarsi, dai quali lasciarsi interrogare e con i quali imparare a vivere il Vangelo.
Nicola Spinato
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