
Ambiente – Baldin (M5S): “Stop al progetto dell’inceneritore di Fusina. Ho coinvolto il Ministero”

(Arv) Venezia 2 apr. 2020 – “Anche in questi giorni, così delicati, la Regione sta portando avanti il nuovo progetto dell’inceneritore di Fusina. Chiedo la sospensione dell’iter in corso, perché i cittadini devono essere messi nelle condizioni di poter esprimere il proprio dissenso”.
Con queste parole, la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, Erika Baldin, informa del “paventato ampliamento e aggiornamento tecnologico del polo dei rifiuti di Fusina, a Venezia”.
“Sono preoccupata per l’area di Chioggia – afferma l’esponente Pentastellata – perché mi sono giunte voci in merito a una possibile autorizzazione, in commissione regionale, a maggio. Per questo, ho già contattato il Ministero dell’Ambiente per fermare la procedura”.
“Le dimensioni del progetto – spiega la consigliera M5S – vanno infatti oltre i 67 megawatt termici e pertanto richiedono un’autorizzazione da parte della commissione di impatto Ambientale nazionale: non basta il via libera regionale, se si superano i 50 megawatt”.
“Il sovradimensionamento dell’impianto è una delle questioni principali – continua Baldin – Inutile che i proponenti raccontino le solite favole. Con le nuove capacità previste, per la produzione di CSS – combustibile solido secondario, si passa dalle attuali 258.500 alle 450.000 tonnellate/anno; l’impianto sarebbe mezzo vuoto se bruciasse solo le 160.000 tonnellate/anno del bacino veneziano, che ha un trend in costante calo. Quindi che faranno? L’ovvia risposta è che porteranno a bruciare, in laguna, in piena zona di interesse ambientale, i rifiuti di altre regioni”.
“Sulla questione ho già presentato una Mozione in Regione, ma non mollo la presa – conclude Erika Baldin – I comitati, i cittadini, tutti i comuni contrari chiedono che non si abbassi la guardia. Il nuovo impianto potrà trattare anche fanghi contaminati da PFOA e PFAS: non possiamo permetterlo. In futuro dovranno essere prodotti meno rifiuti, senza enormi strutture, sotto casa, che ne bruciano sempre più”.
/636
