C’è il Giappone nell’orizzonte di fra’ Christian: dal convento di Barbarano Mossano a Nagasaki

C’è il Giappone nell’orizzonte di fra’ Christian Vallarsa, 44 anni, originario da Zimella (provincia di Verona, ma Diocesi di Vicenza). Il francescano si preparare a lasciare il convento di San Pancrazio a Barbarano Mossano per intraprendere un percorso di formazione e, tra circa un anno, partire per un’esperienza missionaria della durata dai 3 ai 6 mesi a Nagasaki.

«Poi tornerò a casa per un periodo di discernimento mio personale e dei miei superiori per vedere se l’esperienza missionaria proseguirà», spiega fra Christian, che racconta: «Ho fatto domanda all’ordine per andare in missione in Oriente, le possibilità erano tre: Giappone, Taiwan e Papua Nuova Guinea. Ci ho pensato e pregato un po’ su e ho scelto il Giappone». Non è la prima volta che l’Asia entra a far parte della vita di fra Christian. «L’ho visitata in diverse occasioni, per lavoro e volontariato – racconta il francescano -. Come esiste il mal d’Africa, esiste anche il mal d’Asia, ho sempre desiderato tornarci».

Questo anno di formazione fra Christian lo dedicherà per metà allo studio dell’inglese e per metà alla lingua giapponese, alla cultura asiatica e agli ideogrammi. Allo stesso tempo approfondirà il carisma missionario francescano.

Nagasaki non è un luogo come un altro per la storia del cristianesimo in Giappone. La città è stata ricordata nelle scorse settimane per essere stata colpita dal secondo bombardamento atomico della storia, dopo quello di Hiroshima, il 9 agosto 1945. Questo fatto ha portato alla creazione di una fraternità internazionale dei frati minori, con lo scopo di lavorare per la pace del mondo e accogliere gli aspiranti missionari. Ma, soprattutto, Nagasaki è il luogo dove hanno trovato la morte il 5 febbraio del 1597 i 26 martiri del Giappone, canonizzati nel 1862 da Papa Pio IX. Tra questi c’era anche fra Bautista Blàsquez, il primo frate minore a giungere in Giappone. I corpi dei martiri vennero esposti sulla collina che si affaccia sul porto di Nagasaki, come monito alle navi che entravano in città. «L’evangelizzazione del Giappone è stata molto particolare – racconta fra Christian -. Iniziata con Francesco Saverio a metà ‘500, dopo i primi anni di fervore ha visto una dura persecuzione. A metà del ‘600 il cristianesimo sembra  spegnersi. Alla fine dell’800 il Giappone riapre le frontiere dopo due secoli di isolamento e un gruppo di missionari francesi ricomincia a fare apostolato a Nagasaki. È celebre l’incontro con un gruppo di giapponesi che li avvicinano, si fanno spiegare chi sono e cosa fanno e alla fine esclamano: “Noi siamo fratelli”. Per duecento anni, nascosti come un fiume carsico, i cristiani hanno mantenuto viva di nascosto la loro fede».

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(Diocesi di Vicenza)