Il presepio napoletano è nato grazie a un vicentino

La tradizione presepistica napoletana desta ammirazione da oltre cinquecento anni, per la ricchezza dei personaggi e dei materiali che “affollano” la riproduzione della Natività. Pochi però sanno che a dare un contributo vigoroso alla diffusione di quest’arte è stato un vicentino, San Gaetano Thiene, che a tutti gli effetti può essere considerato il “papà” del presepe napoletano. Non a caso, ancora oggi, nella celebre via San Gregorio degli Armeni a Napoli, dove hanno sede le botteghe che realizzano statue per il presepe, vi è anche la comunità dei padri teatini.

«Il presepe napoletano rispecchia il carattere chiassoso e festoso di Napoli e dei suoi abitanti – conferma Rosario Calvaruso, dei Chierici Regolari di San Gaetano, residente a Vicenza e ordinato diacono dal vescovo Giuliano Brugnotto quindici giorni fa –. Io stesso, negli anni della mia formazione, ho vissuto a Napoli, in via San Gregorio degli Armeni. Passeggiando per le vie della città e visitando le case, si capisce quanta devozione ci sia nei napoletani per il presepe. Realizzano tutto a mano, lavorando per settimane, con risultati straordinari che li rendono molto orgogliosi».

L’obiettivo era calare nella vita di ogni giorno il messaggio dell’Incarnazione, per viverla con spirito cristiano.

San Gaetano Thiene, nel 1516, si trovava a celebrare la sua prima Messa a Roma, nella basilica di Santa Maria Maggiore, quando gli apparve Maria porgendogli Gesù Bambino. È lo stesso Gaetano a raccontare l’episodio in una lettera a suor Laura Mignani (monaca agostiniana e sua madre spirituale). Fu questo episodio che spinse il Santo vicentino, una volta arrivato a Napoli, a promuovere la realizzazione del presepe nelle chiese e nelle case. La prima chiesa ad ospitare il presepe voluto da San Gaetano fu l’oratorio di Santa Maria della Stalletta, nel 1533, realizzato in una ex stalla che ospitava l’altare nel punto in cui si trovava la mangiatoia.

«La grande intuizione di San Gaetano è stata quella di calare la quotidianità dentro al presepe – riprende don Rosario –. L’obiettivo era collocare la nascita di Gesù, l’Incarnazione, nella quotidianità delle persone. Questo per invitare tutti a fare ciò che fanno con spirito cristiano. Per questo, nel presepe napoletano ci sta di tutto. E per questo non è strano che ogni anno, a San Gregorio degli Armeni, compaiano le statue dei personaggi celebri, perché il Vangelo è per tutti».

Andrea Frison

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(Diocesi di Vicenza)