Venezia onora la Giornata del Ricordo del Genocidio armeno

Una fotografia in bianco e nero degli anni venti: una giovane coppia e il proprio bambino di un anno. Gli unici sopravvissuti di una famiglia armena che era composta da una quarantina di persone. Frammenti di memoria e di storia, raccontati questo pomeriggio all’interno dell’Auditorium Santa Margherita Emanuele Severino di Venezia. Una narrazione struggente e nostalgica, un viaggio in una terra lontana, condotto attraverso le note di un flauto e attraverso i racconti, tra il passato e l’oggi, fatti di tribolazioni e negazioni, di tradizioni e cultura, del popolo armeno.

E’ così che Venezia ha celebrato ufficialmente la Giornata del Ricordo del Genocidio armeno, oggi 24 aprile. E’ la quinta edizione curata dalla Presidenza del Consiglio comunale con l’Unione Armeni d’Italia, l’Università Ca’ Foscari Venezia e l’associazione civica Lido Pellestrina. Oggi la cerimonia cittadina con la Presidente del Consiglio comunale e il prorettore alla Comunicazione e alla Valorizzazione delle conoscenze per l’Università Ca’ Foscari Alessio Cotugno.

Nel corso del pomeriggio si è tenuto un dialogo tra Aldo Ferrari, docente di Lingua e Letteratura armena presso il Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea dell’Università Ca’ Foscari Venezia, e Baykar Sivazliyan, presidente Unione Armeni d’Italia.

Davanti alla platea è stato raccontato il patimento di un popolo quasi azzerato dal proprio stato di appartenenza, in un lontano 1915, mai percepito come così vicino, per l’odierna situazione di tensione internazionale. E’ stato il primo genocidio del XX secolo, ancor oggi non da tutti riconosciuto come tale: “E’ uno dei motivi di tristezza del popolo armeno: continuiamo a subire il silenzio di tanti stati e istituzioni. Per fortuna non c’è stato il silenzio del popolo, come quello veneto e veneziano –  ha detto il presidente Sivazliyan – Molti orfani furono adottati, fatti crescere e studiare su questo territorio. Venezia stessa è per molti armeni una seconda patria. L’accoglienza di questa città ha contribuito notevolmente al seguente riconoscimento del Genocidio armeno da parte dello stato italiano”.

“Una storia millenaria quella degli armeni, tragica e tutt’oggi sfortunata, ma voglio sottolineare la meraviglia della loro produzione culturale: dall’architettura, all’arte, alla musica e alla letteratura – ha detto Ferrari – Personalmente sono grato agli armeni per ciò di cui culturalmente ho potuto godere e per ciò che continuo a ricevere. Purtroppo questo popolo ha presto conosciuto le stragi e poi il genocidio. E spiace oggi vedere che per il diritto internazionale non tutte le tragedie sono uguali”.

Oggi la cerimonia cittadina, ma il programma cominciato ad inizio aprile proseguirà fino al 12 maggio, tra visite guidate, incontri, dibattiti e presentazioni di libri. 

(Comune di Venezia)