Biennale Arte, caso Russia: ispettori MiC al lavoro a Ca’ Giustinian

Non è più una missione annunciata né un’attesa diplomatica. È già realtà operativa. Gli ispettori del ministero della Cultura sono entrati oggi pomeriggio a Ca’ Giustinian, sede della Biennale di Venezia, e l’ispezione è ufficialmente iniziata, e si concluderà domani, come apprende l’Adnkronos. Un passaggio che, per modalità e tempistiche, viene già definito negli ambienti istituzionali come un “colpo di scena senza precedenti” nella storia recente della maggiore istituzione culturale italiana di livello mondiale. L’intervento, disposto dal ministro Alessandro Giuli, segna un salto di livello rispetto alle verifiche delle ultime settimane sulla documentazione inviata da Venezia a Roma circa l’allestimento del padiglione russo, dopo che non sarebbero state riscontrare irregolarità di nessun tipo: non più soltanto richieste documentali o acquisizioni progressive, ma un accesso diretto, immediato e integrale agli atti della Fondazione.

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L’ispezione

Il cuore della verifica resta invariato, ma la forma è cambiata radicalmente: il nodo dei padiglioni internazionali della prossima Biennale Arte 2026, con particolare attenzione a quello della Federazione Russa, è ora al centro di un’ispezione in tempo reale, condotta direttamente negli uffici della Fondazione presieduta da Pietrangelo Buttafuoco. Secondo quanto risulta all’Adnkronos, gli ispettori del Collegio romano avrebbero avviato immediatamente l’esame dei fascicoli relativi alla partecipazione dei Paesi considerati sensibili: Russia, Israele e Iran. Non si tratterebbe più soltanto di verificare la correttezza formale delle procedure, ma di ricostruire in modo analitico l’intero percorso decisionale che ha portato alla configurazione dell’edizione 2026 dell’Esposizione Internazionale d’Arte (9 maggio – 22 novembre). La presenza simultanea di questi dossier nella stessa ispezione confermerebbe la natura sistemica del controllo: non un singolo caso, ma un impianto complessivo che viene ora sottoposto a verifica integrale.

Il punto più delicato resta il padiglione della Federazione Russa ai Giardini. Dopo anni di assenza legati al quadro sanzionatorio europeo seguito alla guerra in Ucraina, la sua riapertura (per soli tre giorni, dal 6 all’8 maggio) ha riacceso tensioni politiche, diplomatiche e istituzionali in Italia e nell’Unione europea. Gli ispettori stanno analizzando nel dettaglio le comunicazioni tra la Biennale e le autorità russe, le autorizzazioni concesse, le modalità di gestione logistica e soprattutto la compatibilità di tali scelte con le restrizioni europee in vigore dopo le sanzioni inflitte alla Federazione Russa dopo l’invasione dell’Ucraina. Al centro dell’attenzione ci sarebbero anche le interlocuzioni interne che hanno coinvolto i vertici della Biennale con la commissaria del padiglione russo Anastasia Karneeva, figure chiave nella costruzione operativa del progetto espositivo.

Secondo quanto già ricostruito dagli ispettori sulle carte inviate nelle scorse settimane, il ritorno della Russia sarebbe stato pianificato a partire dall’estate 2025, attraverso una serie di contatti progressivi e una progettazione già definita nei contenuti artistici, incluso il progetto intitolato “The tree is rooted in the sky”. Accanto al dossier russo, gli ispettori potrebbero esaminare anche le posizioni di Israele e Iran, in un quadro che riflette la crescente difficoltà di mantenere separata la dimensione artistica da quella geopolitica. Non è escluso che gli ispettori del MiC negli uffici della Fondazione vogliano non solo vedere le carte dei flussi decisionali interni, ma anche bilanci, autorizzazioni e corrispondenza istituzionale. Il perimetro dell’ispezione da parte dell’Autorità di Vigilanza potrebbe comprendere anche l’analisi contabile, elemento che apre scenari potenzialmente più ampi, fino all’ipotesi – al momento solo tecnica e mai paventata a livello politico – di un possibile commissariamento in caso di criticità rilevanti. La decisione di procedere con un accesso diretto agli uffici della Biennale sarebbe stata ricondotta a una volontà di accelerare i tempi di verifica e ottenere un quadro completo prima dell’inaugurazione della 61esima Esposizione internazionale d’Arte.

Il ministro Giuli, che nei giorni scorsi aveva già annunciato la propria assenza alla cerimonia inaugurale in segno di protesta contro la presenza russa, ha così impresso un ulteriore cambio di passo alla gestione del dossier. La Biennale, dal canto suo, continua a rivendicare la piena legittimità delle proprie procedure. In merito alla partecipazione della Federazione Russa alla prossima 61esima Esposizione Internazionale d’Arte, la Fondazione rivendica “l’assoluto rispetto delle norme, avendo agito in stretta osservanza delle leggi nazionali e internazionali vigenti e nei limiti delle proprie competenze e responsabilità”. L’istituzione veneziana, interpellata dall’Adnkronos, ha rimandato a quanto già dichiarato nei giorni scorsi, esattamente il 26 aprile, precisando che “nessun divieto delle sanzioni europee è stato ‘aggirato’, come affermato da ricostruzioni giornalistiche. Le sanzioni sono state rigorosamente applicate”.

Per quanto riguarda la partecipazione della Federazione Russa, si è fatto sapere da Ca’ Giustinian, “in ogni passo, in ogni momento nel corso della preparazione della 61esima Esposizione d’Arte 2026, la Biennale di Venezia si è responsabilmente impegnata nell’osservanza e applicazione delle sanzioni in essere e informando preventivamente le autorità governative”. “Con la Federazione Russa si sono avute le necessarie interlocuzioni, in primo luogo dal Presidente, come per ogni altro Paese, su tutte le procedure in essere, anche in materia di visti, come avviene per le centinaia di partecipanti provenienti da Paesi extra europei”. “Come avviene per tutti i Paesi riconosciuti dalla Repubblica Italiana proprietari di un Padiglione ai Giardini, che comunicano di partecipare alle Esposizioni d’Arte e di Architettura, anche per la Federazione Russa sono state valutate rigorosamente la fattibilità dei progetti e la conformità alle norme vigenti”, ha ricordato la Fondazione. (di Paolo Martini)

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