
Mentre in Veneto si propone di vietare l’uso dei social network ai minori di 14 anni, e in molti propongono proprio in questi giorni di prevedere una soglia ai 16 anni, il Centro della famiglia di Treviso, che già da tempo sostiene la necessità di quadro normativo protettivo che metta la salute dei più deboli e dei più fragili al primo posto, è in prima linea nel sostegno alla rete dei Patti digitali sottoscritti nel territorio. Nella prospettiva di fare rete e condividere obiettivi e buone prassi, proprio grazie al ruolo di collettore dell’Istituto di cultura e di pastorale della Diocesi di Treviso, alcuni dei 14 Patti digitali attivi in provincia di Treviso hanno messo a punto un calendario di incontri che si svolgeranno in autunno, al Centro della famiglia, 5, 19 settembre e 3 ottobre, dedicati non solo ai Comuni e agli Istituti comprensivi che hanno già sottoscritto l’alleanza, e che proprio in questi giorni stanno per essere coinvolti nell’iniziativa, ma anche al mondo della politica e della scuola. Il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, ha già confermato la sua presenza all’incontro del 19 settembre, rivolto proprio alle istituzioni.
Ricerche pedagogiche e psicologiche recenti, così come le nuove linee guida della Società Italiana di Pediatria, evidenziano i rischi di un uso eccessivo dei dispositivi tecnologici da parte dei minori: ritardi del linguaggio, disturbi comportamentali e del sonno, calo dell’attenzione, sedentarietà, ansia, aggressività e dipendenze digitali. Nel 2025, secondo l’Istat, il 95% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni usa i social mediamente ogni giorno. Con le sue opportunità e le sue distorsioni, il fenomeno del digitale impatta in modo prepotente sulle dinamiche familiari e sull’educazione e salute delle giovani generazioni e i genitori si trovano a far fronte a qualcosa di complesso che spesso non sanno come gestire, rilevano dal Centro della famiglia di Treviso. La rete dei Patti digitali di comunità nasce per promuovere alleanze educative tra famiglie, educatori ed enti a livello locale per progettare iniziative di sensibilizzazione e far nascere nuovi servizi e collaborazioni legate al benessere e alla sicurezza dei minori online. Perché il tema non è individuale, ma comunitario.
“L’azione educativa deve partire dalle famiglie, che però non possono essere lasciate sole: è necessario inserirle in un approccio realmente sistemico – commenta Paolo Andreuzza, operatore del Centro della famiglia -. In questo percorso la scuola svolge un ruolo fondamentale, perché può tradurre queste azioni in pratiche concrete e offrire spazi di incontro e costruzione di reti educative. Anche le norme introdotte nella nostra regione possono contribuire a creare il tempo e le condizioni necessarie per accompagnare bambini e ragazzi in modo più consapevole. Accanto al bisogno di informazione, emerge però ancora di più la necessità di una profonda sensibilizzazione culturale sul tema. Un ambito particolarmente delicato, e ancora troppo trascurato, riguarda la prima infanzia: molte famiglie non sono pienamente consapevoli delle conseguenze che l’esposizione precoce ai dispositivi digitali può avere già nei primissimi mesi di vita. Parlare di Patti digitali significa, in fondo, lavorare per costruire una vera comunità educante: quel ‘villaggio che educa’ capace di sostenere insieme la crescita dei più giovani, dando strumenti e non lasciando le famiglie da sole”.
