(AVN) – Venezia, 14 luglio 2026
“Il dossier della Fism regionale documenta per il Veneto una perdita di quasi 12 milioni per il 2022-2025 che sale a 28,5 milioni per il 2026-2030. A tanto ammonta il mancato trasferimento di fondi da destinare ai servizi per l’infanzia 0-6. A rimetterci sono le famiglie residenti nel nostro territorio che si trovano a dover pagare di più per un servizio fondamentale, quello dei nidi e della scuola dell’infanzia. Si tratta di un servizio imprescindibile per sostenere le madri lavoratrici e in generale i genitori e con esse la produttività e la competitività del Veneto. Già dallo scorso febbraio la Regione ha formalizzato delle proposte emendative al Piano d’azione nazionale pluriennale per il Sistema integrato 0-6, e a fine giugno ho scritto al ministro Valditara chiedendo un intervento. Ringrazio la Fism Veneto per il grande lavoro fatto assieme alle strutture regionali, permettendo così di avere dati veritieri e aggiornati”.
L’assessore regionale al Sociale, Paola Roma, commenta così la presentazione del dossier della Fism Veneto che documenta come i criteri di riparto tra le Regioni della quota del 50% della parte 0-3 del Fondo 0-6 abbia penalizzato diverse Regioni, tra cui il Veneto.
Al centro della questione c’è il modello di riparto del Fondo calcolato su basi storiche e sul computo ai fini del riparto del 50% della quota 0-3 esclusivamente degli utenti dei nidi comunali o privati convenzionati con i Comuni, escludendo i nidi privati autorizzati e accreditati senza convenzione attiva.
“Questo modello di riparto penalizza fortemente il Veneto, un territorio in cui il privato garantisce i 2/3 dell’offerta complessiva- aggiunge Roma-. Il Fondo considera appena 11.818 utenti a fronte di una platea reale di oltre 30.000 bambini regolarmente accolti nelle strutture del territorio. Si tratta di una iniquità rispetto a prestazioni Lep”.
La Regione Veneto già a febbraio ha depositato due proposte emendative: l’adozione della metodologia già applicata per il Fondo Speciale per l’Equità del Livello dei Servizi per quanto riguarda il riparto della quota del 50% delle spese di gestione dei servizi 0-3, che considera anche gli utenti dei servizi privati alla prima infanzia autorizzati e/o accreditati, indipendentemente dalla convenzione con i Comuni. E, in subordine, l’utilizzo dei flussi informativi certificati dalle Regioni relativi agli iscritti presso le strutture debitamente autorizzate e accreditate.
“La Commissione Istruzione della Conferenza delle Regioni lo scorso febbraio ha accolto la posizione del Veneto -conclude Roma-. Lo scorso 22 giugno ho scritto al ministro Valditara sollecitando un intervento di revisione dei criteri di riparto così da garantire il pieno e paritario riconoscimento di tutte le unità di offerta regolarmente operanti e autorizzate nel territorio per la fascia 0-3 anni e il sostegno alle scuole dell’infanzia paritarie”.
(SOCIALE)
