
Scende dal treno con un piccolo bagaglio leggero, quello di chi è abituato a muoversi spesso. Padre Ronny Alessio, vicentino, da circa due anni è Superiore della Provincia Euromediterranea della Compagnia di Gesù, che comprende Italia, Albania, Malta e Romania e conta 384 gesuiti presenti in 35 comunità. Un centinaio le opere portate avanti in campo sociale, culturale ed educativo, accanto ai giovani e nella promozione degli Esercizi Spirituali.
Un compito delicato e importante per il gesuita nato a Bassano del Grappa nel 1974 ed entrato nella Compagnia di Gesù nel 2002, dopo una laurea in Ingegneria meccanica all’Università di Padova.
Padre Ronny, di cosa si occupava prima di questa nomina?
«Ero rettore del Seminario a Napoli, un ruolo insieme educativo e di governo. Ero contento. Avevamo avviato dei processi di conoscenza di sé per una vocazione più autentica e il mio ruolo chiedeva che tenessi insieme i fili di tutto».
Come avviene la nomina?
«È una nomina del Preposito generale, attualmente padre Arturo Sosa. A lui arrivano le terne risultanti dalla consultazione di tutta la Provincia e di altri organismi. Dopo aver ascoltato l’assistente di area, il Generale decide».
Quando ha capito di essere tra i candidati?
«Mi era stato chiesto di entrare nella Consulta speciale che affianca il Provinciale uscente. Ho fatto molta resistenza perché avevo già un carico di lavoro importante. Quando ho visto il mio nome nelle terne ho reagito quasi rimuovendo l’idea: avevo già dovuto interrompere diversi incarichi per obbedienza e non volevo perdere un impegno prevalentemente pastorale. Inoltre avevamo appena sottoscritto un progetto di sei anni con quattordici vescovi firmatari e un’altra decina che mi avevano affidato la formazione dei seminaristi».
Non ci pensava proprio…
«L’8 ottobre 2024 ero in chiesa a pregare perché non potevo partecipare al funerale di padre Mario Danieli, un punto di riferimento per me, e proprio quel giorno è arrivata la nomina. Mi diedero venti giorni per il trasferimento: il 28 ottobre era il mio cinquantesimo compleanno».
Che reazione ha avuto?
«Nei primi mesi ho provato molta nostalgia ed ero spaventato. Non dormivo per il peso dell’incarico che avevo assunto. Ho trovato questioni molto impegnative, come il “Cammino di verità”, l’importante percorso sugli abusi all’interno della Compagnia, e molte altre».
Com’è il rapporto tra Provinciale e Generale nella Compagnia?
«Dopo ogni visita va scritta una lettera di resoconto al Generale. Mediamente scrivo una cinquantina di lettere all’anno e ricevo altrettante risposte. Inoltre ho almeno un paio di colloqui con lui ogni anno».
Da dove è iniziato il suo mandato?
«La prima scelta è stata tra le visite alle comunità e la riforma della Curia provinciale. Il mio predecessore nel 2023 aveva effettuato settanta destinazioni, così ho deciso di dedicare i primi due anni soprattutto all’ascolto dei confratelli e alla riflessione».
Quali obiettivi si è dato?
«Ho proseguito quanto avviato dal mio predecessore: ho confermato i superiori e completato una mappatura per definire il ruolo del delegato per la cura della vita comune. Ho istituito un ufficio comunicazione e rafforzato il ruolo del delegato per la formazione. Abbiamo inoltre avviato un lavoro più attento ai territori, perché negli anni precedenti si era puntato soprattutto sulle reti.
Un’altra intuizione del mio predecessore riguarda le visite canoniche ad anni alterni. Ascolto oltre trecento gesuiti almeno una volta all’anno, molti anche sette od otto volte, ma negli anni senza visita canonica ho introdotto un ascolto comunitario. In questo modo i problemi vengono affrontati insieme, con dinamiche più trasparenti».
Nel 2027 la Provincia Euromediterranea compirà dieci anni…
«La Provincia riunisce due Paesi ex comunisti, Romania e Albania, Malta, che ha una storia legata al Regno Unito, e l’Italia, al cui interno si trova anche il Vaticano. Il primo obiettivo è conoscerci sempre di più».
Come siete impegnati con i migranti?
«Il mio ruolo richiede di visitare tutte le nostre realtà e i nostri centri per i migranti sono una ricchezza straordinaria. C’è però un problema di sostenibilità, sia economica sia umana. Ho coinvolto tutte le comunità e la risposta è stata molto più forte del previsto, non solo sul piano economico ma soprattutto attraverso dinamiche di solidarietà e conoscenza reciproca».
E con i giovani?
«Oltre alle scuole siamo molto presenti nei centri universitari. Ci sono poi gli Esercizi Spirituali nella vita ordinaria, gli accompagnamenti personali e tante altre proposte. Il Centro Ignaziano di Spiritualità (CIS) lavora sulla formazione pedagogica e spirituale ignaziana e diventerà un polo unico di formazione affidato a una religiosa ignaziana. Anche il Movimento Eucaristico Giovanile (MEG) è molto propositivo. C’è inoltre un’importante pastorale rivolta alle persone LGBT. Sul piano culturale continuiamo l’esperienza della rivista Aggiornamenti Sociali.»
Un desiderio per la Provincia e per la Chiesa?
«Sentirci veramente amici nel Signore, anche con chi collabora con noi, e rivolgerci sempre di più alle nuove generazioni, comprendendone le caratteristiche. Per la Chiesa auspico il tentativo di papa Leone di costruire unità senza eliminare le tensioni».
E il passaggio da Francesco a Leone?
«Ho incontrato papa Francesco solo in Albania. Mi colpì il suo modo di parlarci. Era necessario perché ci ha aiutato a rimettere al centro i poveri, l’ecologia, il discernimento e la sinodalità. Con Leone emergono invece il valore del processo, dell’accompagnamento e dell’ascolto».
Naike Monique Borgo
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