La Polizia di Stato interviene per un tentato furto in abitazione in zona palestro, dove due minori di 10 e 11 anni, giunti da Bologna in treno, vengono sorpresi mentre uno di loro scavalca il balcone e tenta di introdursi nell’appartamento.

Il minore, scoperto dalla proprietaria, si dà alla fuga insieme al complice, ma il compagno della donna li rincorre per le strade del quartiere, riesce a raggiungerli e li accompagna nuovamente verso l’abitazione, attendendo l’arrivo della volante. Nello zaino di uno dei due viene trovato un cacciavite lungo 26 centimetri. I due, entrambi non imputabili per età, vengono identificati e affidati ad una struttura di accoglienza dopo che nessun familiare risulta disponibile a raggiungerli da Bologna. Gli accertamenti evidenziano come i due minori, cugini e appartenenti ad un campo nomadi del bolognese, fossero arrivati a Padova autonomamente all’alba, ponendo ancora una volta l’attenzione sul fenomeno del coinvolgimento di minori non imputabili in condotte predatorie.

Proseguono le attività della Questura di Padova finalizzate alla prevenzione e al contrasto dei reati predatori, con particolare attenzione ai furti in abitazione e a quelle condotte che, per le modalità con cui vengono poste in essere, destano particolare allarme nella cittadinanza e richiedono un tempestivo intervento delle pattuglie impegnate quotidianamente nel controllo del territorio.

È proprio nell’ambito di tale attività che, nella mattinata dell’8 agosto, una Volante dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico interveniva in zona Palestro, a seguito della segnalazione pervenuta al numero di emergenza 113 da parte di una donna che aveva appena sorpreso un giovane mentre tentava di introdursi nella propria abitazione. L’episodio si verificava intorno alle ore 10.20, quando la donna si trovava all’interno del proprio appartamento, nel soggiorno, insieme al compagno. La giornata particolarmente calda aveva indotto la donna a lasciare aperta la porta-finestra che dal soggiorno conduceva al balcone dell’abitazione. Una circostanza apparentemente del tutto normale, che di lì a pochi istanti avrebbe tuttavia consentito ad un soggetto estraneo di tentare di accedere all’interno dell’appartamento.

La donna, infatti, mentre si trovava all’interno della propria abitazione, si accorgeva improvvisamente della presenza di un giovane sul balcone. Il ragazzo aveva appena scavalcato il parapetto e si trovava sul poggiolo, dirigendosi verso la porta-finestra lasciata aperta. La scena risultava particolarmente inquietante proprio per la repentinità con cui si verificava: la donna si trovava infatti all’interno del proprio soggiorno quando si accorgeva che un estraneo aveva già raggiunto il balcone dell’abitazione e stava tentando di entrare. La proprietaria iniziava quindi ad urlare per lo spavento, attirando l’attenzione del compagno che, trovandosi in quel momento in un’altra stanza dell’appartamento, accorreva immediatamente verso di lei.

L’uomo, raggiunta la compagna, si trovava davanti alla scena del giovane che, vistosi scoperto, si era già allontanato rapidamente dal balcone. Il minore, dopo essersi accorto di essere stato scoperto, scendeva velocemente dal balcone e raggiungeva nel giardino condominiale un altro giovane. I due si davano quindi immediatamente alla fuga allontanandosi dall’area condominiale in direzione. L’uomo, compreso immediatamente quanto stava accadendo, non si limitava ad assistere alla fuga dei due giovani, ma usciva dall’abitazione e iniziava a rincorrere i due, che nel frattempo si erano allontanati dal condominio.

Ne nasceva così un inseguimento improvvisato per le strade della zona, con l’uomo che continuava a seguire i due giovani, determinato a impedirne l’allontanamento e a consentire l’intervento della Polizia di Stato. L’inseguimento proseguiva fino a quando l’uomo riusciva a raggiungerli. Una volta raggiunti riusciva a bloccarli e ad accompagnarli nuovamente verso la propria abitazione, dove decideva di attendere l’arrivo della Volante nel frattempo già allertata dalla compagna.

Si trattava di una condotta che consentiva agli operatori della Polizia di Stato, giunti sul posto poco dopo, di trovare i due giovani già trattenuti dall’uomo e di procedere immediatamente alla loro identificazione e agli accertamenti necessari per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto.

I due ragazzi risultavano entrambi sprovvisti di documenti di identità e, nell’immediatezza, non fornivano una spiegazione convincente circa la loro presenza nella zona e, soprattutto, circa il motivo per cui uno di loro fosse stato sorpreso mentre tentava di accedere al balcone dell’abitazione. I poliziotti procedevano pertanto ad effettuare un controllo più approfondito. Particolare attenzione veniva rivolta allo zaino indossato dal giovane che, secondo quanto riferito dalla donna, era stato visto scavalcare il balcone e tentare di entrare nell’appartamento. Alla richiesta degli agenti di mostrare il contenuto dello zaino, il ragazzo lo consegnava spontaneamente. All’interno veniva rinvenuto un cacciavite a taglio della lunghezza di circa 26 centimetri, oltre ad un telefono cellulare.

Gli elementi rinvenuti, considerata la dinamica appena descritta e la presenza del cacciavite nello zaino del minore indicato quale autore del tentativo di ingresso nell’abitazione, venivano acquisiti dagli operatori nell’ambito degli accertamenti di polizia giudiziaria. I due giovani venivano quindi accompagnati presso gli Uffici della Questura di Padova, dove, non essendo in possesso di documenti, venivano sottoposti ai necessari rilievi foto-dattiloscopici. Gli accertamenti consentivano di identificarli per un cittadino macedone di 10 anni e di un cittadino italiano di 11.

Nonostante la loro giovanissima età e la provenienza da un’altra provincia, i due minori riferivano di essere cugini, figli di due sorelle, e di essere partiti insieme da Bologna nelle prime ore della mattina, raggiungendo Padova in treno. Si trattava quindi di due bambini di appena 10 e 11 anni che, nelle ore precedenti al tentato ingresso nell’abitazione, avevano lasciato autonomamente il territorio bolognese per raggiungere una città diversa e che, una volta arrivati a Padova, erano stati sorpresi nel corso di una condotta potenzialmente finalizzata alla commissione di un furto in abitazione. Una circostanza che, al di là del singolo episodio, assume particolare rilievo nell’ambito degli accertamenti svolti dalla Polizia di Stato, soprattutto in considerazione della giovanissima età dei due soggetti e della loro non imputabilità.

Nel corso degli approfondimenti veniva infatti riscontrato come  i due minori fossero riconducibili ad un insediamento di persone di etnia rom presente nel territorio di Bologna. I poliziotti cercavano pertanto di individuare un familiare che potesse essere contattato e che fosse in condizione di raggiungere Padova per prendere in carico i due bambini e riportarli presso il luogo di provenienza, ma riuscivano solo ad interloquire con un asserito parente, che riferiva  di non poter raggiungere Padova per prendere in consegna il minore, e di come i genitori si trovassero in  vacanza e che, per tale ragione, non sarebbe stato possibile ottenere nell’immediatezza l’intervento di uno di loro.

La situazione assumeva quindi caratteristiche particolarmente delicate. Da un lato vi erano due minori di età estremamente bassa, arrivati autonomamente a Padova da Bologna e sorpresi nell’ambito di un tentativo di intrusione in un’abitazione privata; dall’altro, non risultava nell’immediatezza disponibile alcun familiare in grado di raggiungere Padova e di assumere la responsabilità dei due bambini. Gli accertamenti effettuati consentivano inoltre di rilevare l’assenza di riscontri immediati circa una stabile residenza dei due minori, come successivamente verificato anche attraverso la Polizia di Stato di Bologna.

La circostanza rendeva impossibile procedere ad una semplice riconsegna dei minori presso il loro domicilio e imponeva pertanto di attivare le procedure previste per la tutela di soggetti non imputabili e privi, nell’immediatezza, di un adulto disponibile a farsene carico. Considerata infatti l’età dei due ragazzi, entrambi al di sotto della soglia prevista per l’imputabilità penale, gli operatori informavano le competenti Autorità Giudiziarie minorili, interessando sia la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Bologna sia quella di Venezia.

Parallelamente, gli operatori avviavano una serie di contatti con le strutture presenti sul territorio al fine di individuare una soluzione idonea ad accogliere temporaneamente i due minori, nelle more delle successive determinazioni delle competenti Autorità. I due minori venivano dunque successivamente accompagnati presso una struttura di Padova da personale della Polizia di Stato e, al termine delle formalità previste, affidati ad un operatore sociale.

La vicenda ha consentito di portare alla luce, ancora una volta, un fenomeno particolarmente delicato che interessa il contrasto ai reati predatori: l’impiego di minori giovanissimi in condotte illecite, proprio in ragione della loro età e della conseguente non imputabilità. Nel caso specifico, i due bambini non sono stati trovati casualmente nei pressi dell’abitazione, ma hanno riferito di essere partiti insieme da Bologna nelle prime ore della mattina e di avere raggiunto Padova in treno, circostanza che rende particolarmente significativo il loro spostamento autonomo verso un’altra città e la loro presenza, poche ore dopo, nell’ambito di un tentativo di intrusione in un’abitazione. La giovanissima età dei due soggetti impone particolare attenzione anche sotto il diverso profilo della possibile strumentalizzazione di minori non imputabili da parte di soggetti adulti interessati a sfruttare la loro posizione giuridica per la commissione di reati predatori. La non imputabilità dei bambini, infatti, non può essere trasformata in uno strumento attraverso il quale soggetti maggiorenni possano utilizzare minori per commettere furti o altre condotte illecite, sottraendosi così alle conseguenze derivanti dall’intervento delle Forze di Polizia.

La Questura di Padova prosegue nel costante monitoraggio dei fenomeni connessi ai reati predatori e, in particolare, delle modalità attraverso le quali gruppi organizzati o singoli soggetti possono avvalersi della presenza di minori particolarmente giovani per compiere condotte illecite. L’episodio descritto rappresenta, sotto questo profilo, un ulteriore elemento di attenzione: due bambini di appena 10 e 11 anni, provenienti da un’altra provincia e giunti a Padova nelle prime ore del mattino, sono stati individuati immediatamente dopo un tentativo di ingresso in un’abitazione privata, uno dei quali ancora in possesso di un cacciavite di rilevanti dimensioni.

(Questura di Padova)