Non può sussistere un diritto a morire

Durante la due giorni della Conferenza Episcopale Triveneto (Bibione, 10-11 settembre) i Vescovi hanno affrontato il tema del fine vita, alla luce del provvedimento legislativo appena assunto dalla Regione Veneto e hanno approvato, all’unanimità, una dichiarazione comune. Scrivono: “Conquista di civiltà – come è stata definita da alcuni – non può essere la soppressione della vita ma, piuttosto, la cura per alleviare la sofferenza davanti al grido di dolore che si solleva dal malato anche quando questi sembra arrendersi. Ed è proprio allora che necessita di maggiore attenzione e vicinanza. In queste circostanze il malato non ha bisogno, dietro argomentazioni in apparenza pietose, di atteggiamenti che lo convincano a chiedere di congedarsi. Al cospetto di situazioni complesse e drammatiche, il suicidio assistito assume il significato di una scelta che non tiene adeguatamente conto della struttura intrinsecamente relazionale e sociale della persona. Nello stesso tempo tale opzione orienta la cultura e il sistema sanitario verso una progressiva estenuazione dell’etica della cura e della prossimità, disattendendo di fatto quanto oggi efficacemente garantisce la medicina della terapia del dolore e delle cure palliative insieme a varie modalità di assistenza domiciliare, sostegno ed accompagnamento. In tal modo vi è un oggettivo salto qualitativo che trasforma l’eccezione in una prestazione”.

“La Chiesa – continua la nota -, sempre attenta alle sofferenze umane dell’anima e del corpo, rigetta ogni forma di accanimento terapeutico, ascolta la voce dei poveri e dei fragili e invita tutti, con empatia e desiderio di sincero dialogo, a ripensare le complesse questioni relative al fine vita al di fuori di ogni prospettiva ideologica. L’impegno è ricostruire una cultura della prossimità e dell’accoglienza, specialmente nella gestione delle fasi terminali della vita. In sintonia e comunione con la Conferenza Episcopale Italiana ed in particolare con i Vescovi dell’Emilia-Romagna, della Sardegna e della Toscana, riaffermiamo il valore della dignità della vita umana, tutelato anche dalla Costituzione, e ribadiamo – come già espresso nella nostra Nota del 2023 – che non può sussistere un “diritto a morire”, ma piuttosto quello di essere sempre curati e assistiti, sempre accompagnati e mai lasciati soli”.

Nella due giorni, inoltre, hanno accolto mons. Peter Suphot Roeksujaritm, il nuovo vescovo di Chiang Mai (in Thailandia) con cui le Chiese del Triveneto ormai da circa trent’anni cooperano stabilmente, anche con l’invio e la permanenza di alcuni sacerdoti in servizio pastorale e hanno incontrato il Presidente dell’Azione Cattolica Italiana prof. Giuseppe Notarstefano e l’Assistente Generale dell’associazione mons. Claudio Giuliodori.

La Dichiarazione comune Cet sul fine vita (11 settembre 2026).

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(Diocesi di Verona)