Un luogo simbolo della storia di Venezia, dove architettura, fede e identità della comunità si intrecciano da cinque secoli. La chiesa del Redentore e il convento dei Frati Cappuccini alla Giudecca sono al centro della giornata di studi che apre una nuova stagione di approfondimenti sulla storia del complesso e della comunità che lo ha abitato e custodito nel tempo. Un patrimonio che va oltre il valore del monumento e racconta il rapporto tra la presenza dei Cappuccini, la città e la laguna.
È in questa prospettiva che si inserisce il percorso di ricerca “Il convento dei frati Cappuccini e la chiesa del Redentore a Venezia: città e architettura (XVI-XXI secolo)”, avviato questa mattina in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova. A 450 anni dal voto con cui la Serenissima decise di edificare il Tempio del Santissimo Redentore, il progetto intende andare oltre la sola dimensione storico-artistica del monumento, per ricostruire e tutelare la storia complessiva di un luogo nel quale, da secoli, convivono patrimonio architettonico, vita religiosa, memoria e rapporto con la città.
Ospitato nel refettorio del convento alla Giudecca, rappresenta il primo momento pubblico del percorso promosso dalla Fraternità dei Frati Cappuccini in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova, attraverso il Dipartimento dei Beni Culturali e il Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale. L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio della Città di Venezia, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Venezia, della Direzione regionale Musei nazionali Veneto, dell’Università degli Studi di Padova e della Fondazione Giorgio Cini.
In apertura dei lavori i saluti istituzionali e l’intervento di fra Alessandro Carollo, ministro provinciale della Provincia Veneta di Santa Croce dei Frati Minori Cappuccini. A portare i saluti della Città, in rappresentanza dell’Amministrazione comunale, è stato l’assessore alla Cultura del Comune di Venezia, Paolo Romor: “La chiesa del Redentore è un inestimabile scrigno dal punto di vista architettonico, culturale e artistico, ma è soprattutto un luogo che appartiene profondamente alla città e ai veneziani – ha detto – Il suo valore va oltre il monumento: nel sentimento religioso e nella tradizione popolare custodisce qualcosa di irripetibile, incarnato da una festa che i veneziani sentono ancora oggi come propria e autentica. Il Redentore è quindi un luogo nel cuore di ogni veneziano, con una rilevanza e un’importanza eccezionali per la nostra città”.
Il percorso punta a ricostruire la storia del complesso attraverso fonti bibliografiche e archivistiche, cartografia e strumenti di rilievo e modellazione digitale, mettendo in relazione il convento con la Giudecca, la città e la laguna. “Ringrazio gli organizzatori per aver dato vita a questo importante progetto – ha aggiunto Romor – il Comune di Venezia sarà al loro fianco, mettendo a disposizione il proprio contributo e la propria collaborazione per accompagnare e sostenere il lavoro di ricerca”.
La ricerca accompagnerà le celebrazioni del 450° anniversario del voto della Serenissima e proseguirà fino al 2028, quando ricorreranno i 500 anni dall’approvazione dell’Ordine dei Cappuccini.
