
(AVN) Venezia, 25 settembre 2026
“L’avanzamento del cuneo salino rappresenta una delle conseguenze più insidiose della siccità e dei cambiamenti climatici per i nostri territori. Significa mettere a rischio la disponibilità di acqua dolce, l’agricoltura e gli equilibri degli ecosistemi costieri. Per questo dobbiamo lavorare contemporaneamente su due fronti: aumentare la nostra capacità di conoscere e prevedere il fenomeno e realizzare gli interventi necessari per contrastarlo”.
Lo dichiara Elisa Venturini, assessore regionale all’Ambiente, Clima, Parchi e Protezione Civile, in occasione della conferenza “Dal monitoraggio all’azione per aree costiere resilienti”, svoltasi oggi all’Hotel Aristos di Zagabria nell’ambito del progetto europeo SWAMrisk, che vede impegnata come partner la Regione del Veneto attraverso la Direzione Difesa del Suolo e della Costa – SOS Lavori e Servizi tecnici.
A rappresentare la Regione del Veneto all’incontro era presente l’ingegner Vincenzo Artico. “La presenza dell’ingegner Artico a Zagabria – sottolinea Venturini – testimonia l’impegno e la competenza tecnica che la Regione mette a disposizione di un progetto importante, capace di tradurre ricerca e collaborazione internazionale in strumenti utili per il nostro territorio”.
L’incontro ha riunito esperti e istituzioni italiane e croate per fare il punto sulle strategie di contrasto all’intrusione salina nelle risorse idriche delle aree costiere. Un fenomeno particolarmente delicato quando interessa le falde: la presenza di acqua salata negli acquiferi è infatti molto più difficile da contrastare rispetto alla risalita del cuneo salino lungo i corsi d’acqua e può determinare conseguenze durature sulla qualità delle risorse idriche, sui terreni agricoli e sugli ecosistemi costieri.
Avviato nell’aprile 2024, con una durata di 30 mesi e un budget complessivo di circa 2,2 milioni di euro, SWAMrisk studia gli effetti dei cambiamenti climatici sugli acquiferi nelle aree deltizie del Po, in Italia, e della Neretva, in Croazia, con particolare attenzione ai rischi connessi alla siccità e all’intrusione salina.
Il progetto sviluppa reti avanzate di monitoraggio, modelli e simulazioni idrogeologiche e una piattaforma condivisa “hydro-cloud”, mettendo a disposizione delle istituzioni informazioni scientifiche utili per programmare e assumere le decisioni sul territorio.
“Non parliamo soltanto di ricerca – prosegue Venturini – ma di strumenti che hanno già una ricaduta concreta. Lo abbiamo visto durante la difficile crisi idrica dell’estate appena trascorsa, quando il CNR, partner del progetto SWAMrisk, ha collaborato con la Regione anche nel monitoraggio del cuneo salino nel bacino dell’Adige. La disponibilità di dati aggiornati e di competenze scientifiche qualificate ci ha aiutato a valutare l’evoluzione della situazione e ad adottare le conseguenti scelte gestionali”.
Alla conoscenza scientifica la Regione affianca gli interventi infrastrutturali per difendere le risorse idriche del Veneto. Tra questi rientrano le opere e le barriere antisale previste alle foci dei principali corsi d’acqua, tra cui Po, Brenta e Adige, finalizzate a contrastare la risalita dell’acqua marina e a salvaguardare la disponibilità di acqua dolce e i prelievi irrigui.
“L’acqua è una risorsa strategica che dobbiamo imparare a difendere tanto nei momenti di abbondanza quanto in quelli di scarsità – conclude Venturini –. Fenomeni come il cuneo salino non conoscono confini amministrativi e richiedono programmazione, ricerca, opere e collaborazione tra territori. Il valore di SWAMrisk sta proprio nel mettere insieme conoscenze ed esperienze italiane e croate, trasformando il monitoraggio scientifico in strumenti concreti di prevenzione e di azione. È questa la strada per rendere più resilienti le nostre comunità costiere e tutelare acqua, agricoltura e ambiente”.
(AMBIENTE)
