Valdegamberi (Gruppo Misto): “Oggi la Giornata della lingua madre. La scomparsa di una lingua impoverisce l’umanità. Da noi il Tauciaz Gareida (cimbro), sta morendo, nell’indifferenza generale”

21 febbraio 2025

(Arv) Venezia 21 feb. 2025 –     Secondo l’Unesco il 40% delle lingue sono a rischiano di scomparire entro i prossimi decenni.  La lingua della madre è la madrelingua, quella imparata dalla mamma. La diversità linguistica rappresenta una componente essenziale della cultura e dell’identità di ogni popolo. Ogni lingua riflette un modo unico di vedere il mondo e incorpora conoscenze specifiche delle popolazioni che la parlano. All’interno di ogni parola vi è la storia dell’umanità: dal primo suono emesso dalla bocca da un nostro progenitore ad oggi. Perdere una lingua è come bruciare una biblioteca di libri antichi e rari. Vi sono lingue – come il cimbro o tauciaz gareida (parlata tedesca) – parlate solo da pochissimi madrelingua delle nostre Prealpi Venete. Eppure, un tempo si parlava nell’area montana che va dalla Val d’Adige fino al Brenta e sul Cansiglio”. Così il consigliere regionale del Gruppo Misto, Stefano Valdegamberi.“L’imprinting linguistico di un territorio – evidenzia Valdegamberi  – è un grande valore: parlare di valorizzazione del territorio dimenticandoci di questo, come normalmente accade, è una contraddizione. E’ un valore identitario che ci differenzia in un mondo sempre più standardizzato e  omologato. Ecco una prova di come nel 1630 si parlasse cimbro (tedesco) nella Lessinia Orientale: si ha testimonianza che nel 1630 gente di Badia svolgevano il ruolo di interpreti ad un Tibaldi di Campofontana che non conosceva la lingua italiana (per casi di testamento). Nel 1630 durante la peste bubbonica, ben descritta dal Manzoni, da noi chiamata ‘mal contajo’, molti si apprestavano a fare testamento. Sarebbe molto interessante fare una ricerca sui testamenti di quel tempo per far emergere la paura e le tensioni durante la pestilenza. Giunse a tal proposito in piazza a Badia, dal notaio Tessarolli, Gaspare del fu Marco Tebaldo di Campofontana di Selva di Progno. Ma non sapendo costui parlare l’idioma italiano, si fece accompagnare dal notaio da Antonio del fu Gianantonio dalla Tezza, detto il Zanchio, e da Domenico del fu Marco Dal Castello, entrambi di Badia Calavena. Essi parlavano in lingua tedesca e, pertanto, ricevettero dal notaio l’incarico ‘d’interpretar et riferir fedelmente le volontà di detto Gasparo’. Qual, essendo da essi benissimo interrogato’, riferì al notaio le sue volontà, alla presenza di testimoni che ‘intendevano et parlavano nella predetta lingua’. I testimoni di questo atto furono Cristiano del fu Domenico Fiorio di San Bortolo e Giovanni del fu Domenico degli Olari (=Hollar, del Saugo, sambuco, una contrada di Sprea) dell’Abbazia. Questo certifica che, ancora nel 1630, il tedesco fosse parlato a Badia Calavena, dove la popolazione era tuttavia già bilingue”, conclude Valdegamberi.

(Regione Veneto)