Alla veglia diocesana dei giovani l’invito a cercare l’essenziale, sull’esempio di san Francesco

“Ciò che mi sembrava amaro, mi fu cambiato in dolcezza”: è così che Francesco descrive la propria conversione nel suo testamento, raccontando cosa era cambiato in lui dopo l’abbraccio con i lebbrosi. Ed è questa la frase scelta per la veglia diocesana dei giovani con il Vescovo, che si è tenuta la vigilia della domenica delle Palme nella chiesa di San Francesco, a Treviso, promossa dall’ufficio diocesano di Pastorale giovanile. A 800 anni dalla morte del santo di Assisi, infatti, i giovani erano invitati a riscoprirne la figura a partire dalle proprie situazioni di buio e dalla luce che entra nella propria vita quando si scopre l’essenziale per cui spendere l’esistenza. Una riflessione che ragazzi e ragazze hanno affidato anche a dei bigliettini, poi attaccati a una stoffa di canapa grezza che è stata avvolta sotto la croce.

Ricca la proposta di pagine della Scrittura e di brani musicali, ma anche di uno stralcio dell’enciclica di papa Francesco “Fratelli tutti”, nel quale ricorda l’incontro di Francesco d’Assisi con il sultano Malik-al-Kamil, in Egitto, nel 1219, durante la quinta crociata.

Il vescovo Michele, nella sua meditazione, ha ricordato che per trovare l’essenziale bisogna scavare dentro di sé. San Francesco, ha ricordato, “ha scoperto il suo essenziale, ha lasciato tutto il resto, i vestiti, l’orgoglio, gli amici, la vista, le forze, la possibilità di farsi una famiglia, per costruire la Chiesa del Signore”.

“Cos’è essenziale?” ha chiesto il Vescovo, riconoscendo che per ciascuno ci sono tanti cammini diversi, tanti momenti, tante esperienze da cui partire, per questa ricerca. “L’essenziale è Dio. Possiamo cercare la nostra felicità in milioni di punti diversi, possiamo anche credere che le tenebre in cui siamo siano un bel posto dove stare. Ma l’essenziale è uscire da me, e non mettere me come il primo punto. Arriverò ultimo. E come ultimo sarò amato come il primo, come il più grande, «beati gli ultimi», ma vivo alla fine, prima Dio. Dio onnipotente, Dio creatore, Dio amore, Dio consolazione, Dio speranza, Dio Padre, Dio Figlio, Gesù Cristo. Francesco era innamorato di Gesù. Ciò che gli pareva amarezza si trasformò in dolcezza. Ha fatto tutto per amore di Cristo, per amore di Cristo ha cantato, per per amore di Cristo ha fatto il giullare, per amore di Cristo è andato dal sultano”.

“L’essenziale, il primo posto, è Dio, è l’amore per lui” ha ricordato il Vescovo, e chiedendo ai giovani di scegliere una parola di Vangelo che risuoni nel loro cuore, li ha invitati a lasciarsene nutrire, diventando quella parola, perché quella e la centralità di Cristo ci portano, poi, agli altri, a riconoscerli come fratelli, a cercare insieme le ragioni della vera pace, dell’unità.

“La vera felicità è quella che Dio dall’eternità ha pensato per ciascuno e ciascuna di noi e ha pensato per tutti noi”, che possiamo godere di tutto il bene che possiamo fare in questo mondo meraviglioso, con la sua tecnologia, con i suoi viaggi, con le sue possibilità, “tutto quello che l’uomo può costruire, ma solo per il bene, non per la guerra, non per il male, non per la morte”.

Infine, l’invito, la preghiera del Vescovo a tutti i presenti: “Chiediamo al Signore che lui possa diventare il nostro essenziale, tutto il resto ci verrà di conseguenza, anche quello che è scritto in questa umile canapa, questa tela che veste più del vestito di ogni re e di ogni potente e di ogni nemico perché è intessuta dell’amore, della disponibilità, dei sogni, delle speranze di ciascuno di noi e dell’umanità. Rischiamo anche noi. Le vie sono tante, rischiamo quella di Gesù, quella del Padre, rischiamola insieme, non rimarremo delusi”.

(Diocesi di Treviso)