
«È tempo di coltivare, possibilmente tutti insieme, il desiderio di mettere cuore e mano a un cristianesimo possibile all’altezza dei tempi che viviamo. La strada è aperta. Quel che ci resta da fare è percorrerla sino in fondo».
Così il vescovo Domenico Pompili ha concluso la storica giornata dell’Assemblea diocesana del 16 maggio 2026 sul tema “Fate attenzione a quello che ascoltate” (Mc 4,24). Davanti ai delegati radunati al Palariso di Isola della Scala ha voluto manifestare la sua gratitudine, oltre che accogliere le priorità da loro indicate rispetto al Documento frutto del percorso avviato nella veglia di Pentecoste 2025 e che ha visto varie fasi, tra cui le Assemblee vicariali.
Le priorità individuate
Il mattino si è proceduti al voto riguardo le due dimensioni fondamentali dell’ambito dell’annuncio. Per la dimensione della spiritualità, l’Assemblea ha messo in questo ordine di priorità le proposte raccolte nel Documento: cura della liturgia (31,09%); servizio della Parola (30,71%); educazione alla preghiera (16,82%); esperienze forti (21,38%). Per la dimensione della formazione erano tre le proposte: accompagnamento alla fede adulta (44,49%); iniziazione cristiana dei ragazzi (38,47%); formazione ai ministeri (17.04%).
Il lavoro del pomeriggio ha riguardato l’ambito della testimonianza con le sue due grandi dimensioni: per la cura e l’accoglienza, è stata indicata prioritaria la cura delle persone fragili (77,78%), seguita dallo stile relazionale accogliente (22,22%); la dimensione dell’impegno verso relazioni aperte e di collaborazione ha visto la sinodalità e corresponsabilità (70,2%) prioritaria rispetto la Chiesa in uscita (29,65%).
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Ha specificato il Vescovo:
«Quello che abbiamo votato non è un punto di arrivo. È una soglia che va attraversata. Le priorità emerse diventeranno orientamenti pastorali attraverso un lavoro ulteriore — corresponsabile, non solitario — affidato al collegio dei vicari e ai servizi di curia, non senza l’apporto della cabina di regia. Un percorso sinodale non è il vescovo che decide in solitudine dopo aver ascoltato: è un ascolto che si interpreta con competenza e si traduce in scelte condivise».
Le forme concrete già in cantiere
Quindi, ha presentato alcune forme concrete in cui già dai prossimi mesi la Chiesa di Verona risponderà con ancora più forza ad alcune sfide rimarcate dall’Assemblea. Per la formazione, tra i temi più ricorrenti delle sintesi vicariali, ha segnalato già da ottobre la proposta di un percorso non accademico, su base biennale – «un’occasione unica per la formazione teologica, spirituale e culturale di cui abbiamo sete» – che si affiancherà alla scelta di un unico percorso formativo tra Istituto di Scienze Religiose e Studio Teologico, anche per promuovere collaborazione e sinodalità. Per la prossimità ha ricordato il Fondo permanente per il contrasto all’emergenza abitativa, frutto del Giubileo 2025, che «diventa un appello a custodire l’inscindibile legame tra fede e vita, tra Parola di Dio e scelte concrete».
Chiesa artigiana di pace
Nel concludere, mons. Pompili ha dato voce alle molte richieste per ribadire come «una Chiesa sinodale non può vivere il Vangelo senza essere artigiana di pace», portando avanti esperienze come Poeti sociali, Scuola e di pace e nonviolenza, e camminando nella direzione del costruire la pace giorno per giorno: «Siamo chiamati a superare la frammentazione, a vincere le chiusure identitarie, a condividere strade anche con chi si muove fuori dalla Chiesa». In questo contesto è stata lanciata anche la Marcia per la pace, prevista per giovedì 28 maggio mettendo insieme varie istituzioni e realtà veronesi.
Sabato 23 maggio alle 20.45 nella chiesa di san Bernardino, il vescovo Domenico Pompili presiederà la Veglia diocesana di Pentecoste: quella liturgia tradizionalmente dal forte gusto di comunione e gratitudine, sarà pure il momento celebrativo del percorso dell’Assemblea, con il sostegno di 150 coristi di diverse formazioni corali della diocesi, insieme ad un quartetto d’archi e ad alcuni fiati; a dirigere il Maestro Giovanni Geraci.
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