
A un anno dalla sua elezione al soglio pontificio, Papa Leone XIV continua a presentarsi al mondo con le parole che hanno segnato l’inizio del suo ministero: «La pace sia con tutti voi». Era la sera dell’8 maggio 2025 quando Robert Francis Prevost, affacciandosi dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro, salutò così la Chiesa e il mondo intero. Un’espressione semplice, ma diventata in questi dodici mesi il filo conduttore del suo pontificato.
«Dio ci vuole bene, Dio vi ama tutti, e il male non prevarrà», disse allora il nuovo Pontefice davanti ai fedeli raccolti in Piazza San Pietro e a milioni di persone collegate attraverso radio, televisione e web. Parole che già delineavano il volto di una Chiesa “sinodale”, capace di camminare insieme, vicina ai sofferenti e attenta ai drammi del nostro tempo.
Nel primo anno di pontificato Leone XIV ha infatti insistito con forza sul tema della pace, della comunione ecclesiale e della conversione missionaria della Chiesa. Un cammino che, secondo mons. Riccardo Battocchio, teologo e vescovo di Vittorio Veneto, si colloca in piena continuità con il magistero di Papa Francesco. «Fin dall’inizio del suo pontificato papa Leone ha affermato la necessità di proseguire sulla strada della conversione sinodale e missionaria della Chiesa», osserva Battocchio, sottolineando come non vi siano rotture ma piuttosto una fedeltà condivisa al Vangelo e al Concilio Vaticano II.
Per comprendere il Papa, aggiunge il vescovo vicentino, occorre però andare oltre gli aspetti esteriori: «Abbiamo molto da conoscere e da imparare su questo Papa e per farlo la cosa più importante è leggere e ascoltare, senza fermarsi alla superficie». Nei suoi interventi pubblici Leone XIV ha più volte richiamato la figura di sant’Agostino, riferimento fondamentale della sua formazione religiosa e spirituale. Un richiamo che non riguarda solo l’interiorità personale, ma anche l’impegno nella storia. «L’impegno nel mondo nasce dall’incontro con il Signore che tocca il cuore di ciascuno e il cuore della Chiesa», spiega Battocchio.
L’esperienza missionaria vissuta per anni in Perù rappresenta una delle chiavi più profonde del pontificato di Prevost. A raccontarlo è suor Romina Guercio, religiosa delle Suore Poverelle, che ha collaborato con lui nella diocesi di Chiclayo. Per lei, Leone XIV resta anzitutto “monsignor Robert”, il vescovo che ha condiviso concretamente le difficoltà della gente. «Lui ha conosciuto cosa significa passare giornate senza corrente elettrica, senza acqua. Sa cosa vuol dire quando la gente soffre perché lo ha vissuto», racconta la religiosa.
A Chiclayo Prevost ha promosso una Chiesa dal volto sinodale, coinvolgendo laici, consacrate e sacerdoti in uno stile di corresponsabilità. «Non una Chiesa solo del clero ma di tutti», ricorda suor Romina. Un’impostazione che oggi emerge con chiarezza anche nel suo ministero petrino. «È un missionario, quello che dice non è teoria, è vita vissuta», afferma ancora la religiosa, convinta fin dai tempi del trasferimento di Prevost a Roma che quel vescovo missionario sarebbe un giorno diventato Papa.
Nel corso di questo primo anno Leone XIV ha cercato di rafforzare anche il rapporto con le Chiese locali e con i vescovi, promuovendo quella collegialità episcopale che considera essenziale per la vita ecclesiale. Un tratto colto anche dal vescovo di Vicenza, mons. Giuliano Brugnotto, che ha espresso gratitudine per «il dono di papa Leone XIV» alla Chiesa universale.
«Amore per il Signore e cura dei fratelli, in questa umanità tormentata da violenze e guerre, è quanto papa Leone ci ha manifestato in questo suo primo anno di ministero», scrive il Vescovo vicentino. Brugnotto richiama in particolare l’insistenza del Papa sul tema della pace: «Ogni comunità diventi una casa della pace, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono».
Anche nei viaggi apostolici, specialmente in Africa, Leone XIV ha denunciato con forza le cause profonde dei conflitti, indicando nella riconciliazione e nella dignità umana le vie per costruire un futuro diverso. Se nei primi mesi il nuovo Pontefice è apparso talvolta riservato davanti alle grandi folle, col tempo ha mostrato una crescente familiarità con i fedeli, soprattutto con i poveri e con chi vive situazioni di sofferenza.
A distanza di un anno dalla sua elezione, resta impressa soprattutto l’immagine di un Papa che desidera «sparire perché rimanga Cristo», come disse nella sua prima omelia del 9 maggio 2025. Parole che sintetizzano il senso del suo ministero: «Farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato, spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conoscerlo e amarlo».
Sintesi degli articoli sull’anniversario di Papa Leone pubblicati su La Voce dei Berici di domenica 10 maggio 2026
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