Il futuro di Venezia passa dalla capacità di attrarre occupazione qualificata, sostenere il ceto medio e integrare politiche abitative, mobilità e sviluppo urbano. È la visione illustrata questa mattina dal sindaco Simone Venturini durante “Venezia alla prova”, un dialogo con il direttore responsabile di Panorama, Maurizio Belpietro, nell’ambito di “Panorama on the Road”, il ciclo di incontri itinerante promosso dal settimanale. L’incontro si è svolto nell’auditorium di The Human Safety Net, alle Procuratie Vecchie di piazza San Marco.
Venturini ha delineato le principali direttrici che intende seguire nel corso del mandato, partendo da una situazione finanziaria dell’Ente più solida rispetto a undici anni fa. “L’ordine dei conti non è un tema tecnico, ma la condizione necessaria per realizzare i progetti, garantire i servizi e creare nuove opportunità – ha dichiarato – Partiamo da un Comune sano e da una Città metropolitana a debito zero. È su queste basi che possiamo affrontare le sfide dei prossimi anni”.
Al centro della sua visione c’è il rilancio del ceto medio, strettamente legato al ritorno in città di attività produttive, professionali e di ricerca ad alto valore aggiunto: “Venezia deve tornare ad attrarre lavoro qualificato – ha spiegato il sindaco – Dobbiamo creare le condizioni affinché giovani, laureati, ricercatori e professionisti scelgano questa città non soltanto per studiare o vivere, ma anche per costruirvi il proprio futuro”.
Tra gli esempi citati, il recupero dell’ex Ospedale al Mare del Lido, destinato a ospitare un polo tecnologico e di ricerca nel settore biomedico con l’arrivo di centinaia di professionisti, tra ingegneri, sviluppatori, ricercatori e altre figure specializzate: “Non si tratta solo di riqualificare un’area – ha osservato Venturini – Significa portare nuove competenze, ricerca e occupazione, con ricadute sull’intera città”.
Da qui il legame con le politiche per la casa e i trasporti. Tra le priorità indicate figurano il piano, avviato negli anni scorsi, per recuperare gli alloggi comunali vuoti e destinarli soprattutto alle giovani coppie attraverso strumenti di social housing, oltre al miglioramento dei collegamenti tra la città d’acqua, Mestre, Marghera e il resto del territorio: “Casa, mobilità e lavoro sono i tre pilastri del futuro di Venezia e non possono essere affrontati separatamente – ha sottolineato – Un’abitazione senza un’occupazione adeguata non basta. Allo stesso modo, è difficile attrarre lavoratori in assenza di un’offerta accessibile e di collegamenti efficienti. Questi elementi devono costituire la cornice di ogni nuova politica di sviluppo”.
La stessa impostazione riguarda la rigenerazione urbana di Mestre. “La terraferma ha bisogno di un progetto capace di unire qualità urbana e architettonica a nuove opportunità – ha dichiarato – Rigenerare non significa intervenire soltanto sugli edifici, ma ricucire i quartieri, migliorare gli spazi e creare le condizioni per l’arrivo di servizi, attività e occupazione. In questo quadro si inserisce anche la nuova stazione di Mestre, che sanerà finalmente una profonda ferita urbana tra Mestre e Marghera. È con questa visione che ho voluto un assessore con delega sia all’Urbanistica, sia alla Cultura. Perché sono le due matite principali con cui potremo tracciare il futuro della terraferma. Nuovi edifici e quartieri, belli e funzionali, riempiti di contenuti alti”.
Allargando lo sguardo all’intero territorio comunale, Venturini ha ribadito la volontà di intervenire sui «buchi neri» ancora presenti: “Dobbiamo trasformare questi luoghi da ricettacoli di potenziale degrado e abbandono in occasioni di recupero, crescita e nuovi investimenti. L’obiettivo è rimettere in movimento aree ferme da anni e restituire loro una funzione coerente con l’evoluzione futura della città. Al Lido penso al Des Bains, simbolo dell’isola chiuso da troppo tempo; a Venezia all’area degli ex Gasometri, all’ex Italgas e a Sant’Elena; in terraferma a tutti quegli immobili vuoti che devono essere recuperati anche con il contributo dei privati”.
La strategia si fonda anche sulla futura costituzione, prevista per l’autunno, di un board internazionale dedicato al futuro di Venezia. Ne faranno parte personalità, imprenditori e “nuovi veneziani” legati alla città e inseriti nei principali contesti economici, scientifici e culturali internazionali. “Il più grande gesto d’amore che si possa fare per Venezia è portare qui investimenti, funzioni e lavoro – ha sottolineato – Chiederemo idee, competenze e relazioni per portare il tema di Venezia nei luoghi in cui si orientano gli investimenti”.
Nel corso del confronto, il sindaco ha richiamato anche la necessità di un rifinanziamento strutturale della Legge speciale per Venezia. La manutenzione della città d’acqua, ha evidenziato, comporta costi molto più elevati rispetto ad altri contesti urbani e richiede risorse certe, non dipendenti da stanziamenti occasionali: “Fondamenta, canali, palazzi storici e sistema antincendio richiedono interventi continui – ha dichiarato – La salvaguardia di Venezia è una responsabilità nazionale e deve poter contare su un meccanismo finanziario stabile, che permetta al Comune di programmare con continuità”.
Venturini ha infine posto l’accento sugli effetti prodotti nei centri storici dalle liberalizzazioni introdotte in passato: “Le cosiddette ‘lenzuolate di Bersani’ hanno generato risultati positivi in diversi settori, come banche e assicurazioni, ma nei centri storici hanno favorito una progressiva omologazione dell’offerta commerciale, trasformandoli sostanzialmente in grandi take away a cielo aperto”, ha rimarcato.
Il Comune, è stato ricordato, è già intervenuto con un regolamento antipaccottiglia, anche grazie a intese con la Regione del Veneto, per limitare l’apertura di attività commerciali di basso livello: “Servono però norme strutturali, soprattutto per le città riconosciute come siti UNESCO, in modo da disporre di strumenti più incisivi per governare il fenomeno. Venezia . ha concluso – deve puntare sulla qualità, sulla propria identità e sulla sua unicità”.
