L’associazione chiede al Comune un modello virtuoso di regolamentazione e si offre per una campagna congiunta su casco e sosta corretta.
La decisione del Comune di Verona di escludere i monopattini elettrici dal prossimo bando dello sharing, che sarà riservato alle sole biciclette, preoccupa Legambiente Verona e merita una riflessione più ampia di quella che sembra averla accompagnata. Le ragioni pratiche della scelta sono note e in parte comprensibili: le nuove norme nazionali su casco e assicurazione, che stanno mettendo in difficoltà i servizi di micromobilità in tutta Italia, il disordine dei mezzi lasciati ovunque, e infine l’opportunità del rinnovo del contratto che lascia lo spazio per un cambio di rotta senza infortuni o rotture. Tranne che per gli utenti, che si vedranno privati di un mezzo di spostamento veloce e a impatto netto positivo sulla qualità dell’aria.
Sorprende in particolare che dopo tante scelte coraggiose e nella giusta direzione per la mobilità, l’Amministrazione comunale ora cada sulla micromobilità elettrica per puntare tutto solo sulla ciclabilità. Ma in una città compatta come Verona, dove la maggior parte degli spostamenti avviene entro i 5km (addirittura, secondo dati ISFORT, uno spostamento urbano su tre non supera i due chilometri), non basta avere un mezzo solo alternativo alla macchina e al TPL: serve un ventaglio di opzioni che copra esigenze, età e abitudini diverse, perché è la somma delle alternative a rendere possibile, giorno per giorno, la rinuncia all’auto.
Legambiente negli scorsi mesi ha concluso, in collaborazione con Dott, l’indagine “Mi muovo con stile” tra gli utenti del servizio di sharing a Verona, e i risultati dicono molto su cosa perde la città con questa decisione. A usare i monopattini non sono i turisti, che nel campione rappresentano una quota marginale: sono per tre quarti residenti (74%) e poi pendolari (19%), in gran parte lavoratori dipendenti e studenti (80,5%), per due terzi giovani sotto i 36 anni. Sono cioè i veronesi che ogni mattina vanno al lavoro o a lezione, e che dichiarano di scegliere il monopattino anzitutto perché fa risparmiare tempo (65%): per loro il mezzo non è un’alternativa alla bicicletta, è un’alternativa all’automobile. E non è un’utenza “contro” il resto della mobilità sostenibile, tutt’altro: la stessa indagine rileva che più di otto utenti su dieci considerano prioritario investire nelle infrastrutture ciclabili e potenziare il trasporto pubblico locale. Escludendo i monopattini dal bando, l’Amministrazione toglie qualcosa proprio a questa platea, con un esito facile da prevedere: una parte passerà alla bici, un’altra tornerà semplicemente in macchina.
Proprio perché il servizio viene usato maggiormente dai residenti e non dai turisti, è quindi possibile intervenire più facilmente sul controllo, come già succede in altre città, dove Comuni, operatori e associazioni hanno avviato assieme campagne di comunicazione sull’uso del casco e sulla sosta corretta. Per questo Legambiente chiede all’amministrazione di rivalutare la scelta e di costruire, invece della rinuncia, un modello virtuoso di regolamentazione: un bando che preveda postazioni e zone di sosta obbligatorie, agevolazioni per gli abbonati del trasporto pubblico, e ovviamente, sanzioni.
“La scelta di togliere un mezzo alternativo come il monopattino è per noi un passo indietro – commenta Andrea Gentili, presidente di Legambiente Verona – Cosa sarebbe successo se ad essere così fortemente regolamentate e ostacolate dal Governo fossero state le biciclette in free floating? Già ora vediamo le bici sui marciapiedi, eppure l’Amministrazione giustamente ne rinforza il servizio e non lo toglie. Il principio per noi è uno: meno auto possibile in città. Ogni volta che si toglie un’alternativa all’automobile, qualcuno all’automobile ci torna. Chiediamo al Comune di distinguere tra i problemi di un servizio e il valore del servizio stesso: i problemi si correggono, il valore, una volta perso, difficilmente si recupera.”
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