
Omelia per l’ordinazione diaconale di Luca Dalla Costa
Chiampo, 25 ottobre 2026
Letture: Es 22,20-26; Sal 17; 1Ts 1,5-10; Mt 22,34-40
Cari fratelli e sorelle, carissimo Luca,
vorrei partire da una tavola. È la mensa del cardinale Ugolino, alla quale siede anche Francesco d’Assisi. A un certo punto Francesco – con un gesto irriverente – si allontana per andare a chiedere l’elemosina; poi ritorna e distribuisce ai commensali il pane ricevuto. Al cardinale, che gli domanda ragione di quel gesto, spiega di voler onorare lui, ma anche il Signore che egli rappresenta. E aggiunge: «Egli, infatti, il Signore di tutti, ha voluto diventare il servo di tutti; ricco e glorioso nella sua maestà, è venuto per la nostra umanità, povero e disprezzato» (Fonti Francescane, n. 1634).
Qui a Chiampo, dove i frati minori custodiscono la testimonianza del Poverello, nell’ottavo centenario del suo transito queste parole ci introducono al mistero che celebriamo: il Signore di tutti ha voluto diventare il servo di tutti.
Noi siamo qui, anzitutto, pieni di stupore per questo dono immeritato. Il Figlio di Dio ancora una volta viene in mezzo a noi, ci parla delle grandi opere del Padre e ci raccoglie attorno alla sua mensa. Questo altare è preparato per noi. Senza violenza, senza imposizioni, egli ci consegna il suo Corpo santo e il suo Sangue. È lui che passa a servirci nella sua umiltà.
Ce lo ha detto: «Io sto in mezzo a voi come colui che serve» (Lc 22,27). Non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita.
Caro Luca, il tuo diaconato nasce qui: dal lasciarti servire da Gesù. Prima delle tue mani disponibili ci sono le sue mani aperte per te; prima del tuo dono c’è la sua vita donata. Potrai servire perché, ogni giorno, accoglierai il suo amore.
Per questo oggi, insieme a Maria, esultiamo nel Signore. Lui ha guardato alla tua piccolezza, alla tua concreta umanità, e vi ha deposto un desiderio grande: servire i fratelli per tutta la vita, consacrandogli la tua persona e i tuoi affetti.
Da un anno sei presente nelle parrocchie di questa unità pastorale. Con i presbiteri e i diaconi stai imparando la cura pastorale: conoscere le persone, ascoltare le loro domande, condividere gioie e fatiche, prenderti a cuore il loro cammino. La cura si impara stando accanto, lasciando che la vita degli altri trovi spazio nella propria.
Il Vangelo ci ha indicato il cuore di tutto: amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente; amare il prossimo come noi stessi. Due comandamenti inseparabili, tutti ricondotti all’amore. L’amore per Dio ci conduce ai fratelli; l’incontro con i fratelli rende concreto e verifica il nostro amore per il Signore.
Oggi, con l’imposizione delle mani e la preghiera della Chiesa, riceverai il dono dello Spirito Santo per il ministero diaconale. Sarai configurato a Cristo servo: tutta la tua persona sarà chiamata a rendere visibile qualcosa della dedizione del Signore.
Anche il celibato che assumi per il Regno trova qui il suo significato: consegnare a Dio la tua capacità di amare, perché la renda libera, fedele, ospitale. Gli affetti, le amicizie, la tenerezza siano abitati dalla carità di Cristo. Nella preghiera imparerai a consegnargli anche le solitudini e le fatiche, lasciandoti sostenere dalla fraternità.
Con Maria potrai dire: il Signore ha guardato alla mia piccolezza. E con lei custodire la disponibilità del servo: avvenga di me secondo la tua parola.
Caro Luca, la gioia di servire sia la tua forza ogni giorno: nel Vangelo che annuncerai, all’altare che servirai, l’altare che servirai e l’umanità che incontrerai, soprattutto nei poveri.
La prima lettura ci impedisce di lasciare l’amore nell’astratto. Ci mette davanti il forestiero, la vedova, l’orfano, chi è costretto a dare in pegno persino il mantello con cui si copre. Dio ascolta il loro grido. Anche il suo servo dovrà imparare ad ascoltarlo.
Ieri sera, incontrando un gruppo del Sermig, mi è stato chiesto quali siano oggi le povertà del nostro territorio, oltre a quelle materiali. Ho pensato alle povertà spesso invisibili, al disagio di ragazzi adolescenti e giovani: sentirsi soli, inadeguati, senza qualcuno a cui affidare le proprie paure e fragilità.
Giovedì scorso papa Leone ha detto: «Sotto la corazza, che tanti adolescenti si costruiscono per non soffrire, si cela il desiderio di amare ed essere amati» (Ai Partecipanti Al Congresso Sulla Pastorale Scolastica e Universitaria, 22 ottobre 2026). Caro Luca, abbi pazienza davanti a quella corazza. Cerca il volto, ascolta la storia, custodisci la domanda. Fa’ sentire a chi incontri che la sua vita merita tempo e attenzione.
Vorrei consegnarti il compito educativo indicato dal Papa, che mi sembra tanto importante in questo tempo e in questo territorio: «Educare il cuore alla compassione, alla gratitudine, alla capacità di lasciarsi toccare dal dolore degli altri; educarlo alla lode e al desiderio di Dio. Il servizio ai poveri, il volontariato, la cura del creato non sono attività accessorie, ma luoghi dove il cuore impara a dilatarsi. Non dimentichiamo: carità e preghiera sono inseparabili» (ibid).
Nella comunità di Tessalonica, ricorda l’apostolo Paolo, la Parola accolta è diventata vita, una testimonianza capace di raggiungere altri. Sia così anche per te: il Vangelo attraversi la tua vita e, attraverso di te, raggiunga chi attende speranza.
Sii servo umile. Lasciati aiutare. Torna ogni giorno al Signore e ripeti con il salmo: «Ti amo, Signore, mia forza».
Questa comunità, riunita nel giorno del Signore, prega con te e per te. Chiediamo che lo Spirito Santo ti configuri a Gesù, servo obbediente del Padre, e custodisca in te la gioia di una vita donata. Amen.
+ vescovo Giuliano
