Da un carico di rifiuti abbandonato su un’imbarcazione da lavoro, alla scoperta di due strutture ricettive gestite di fatto come alberghi senza i necessari titoli autorizzativi. È l’esito di un’indagine della Polizia Locale di Venezia che, nel sestiere di Castello, ha portato alla scoperta di 15 camere ricavate complessivamente da tre appartamenti, per almeno 30 posti letto. Le sanzioni amministrative previste superano i 10.400 euro, mentre gli atti saranno trasmessi agli uffici comunali competenti per ulteriori verifiche edilizie e urbanistiche.
“Ringrazio gli agenti della Polizia Locale per la professionalità dimostrata in questa operazione – dichiara il sindaco Simone Venturini – Siamo di fronte a comportamenti gravissimi, che danneggiano il tessuto cittadino e determinano una concorrenza sleale nei confronti di chi lavora onestamente e rispetta le regole. Non possiamo permettere che la nostra città venga sfruttata in questo modo”.
L’indagine è partita dalla segnalazione di un cittadino che aveva trovato la propria imbarcazione da lavoro, regolarmente ormeggiata in un canale veneziano, utilizzata da ignoti come deposito di rifiuti. A bordo erano stati abbandonati numerosi materiali di scarto, tra cui apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso (RAEE), oltre a documentazione cartacea che si è rivelata utile per sviluppare gli accertamenti.
Sul caso sono intervenuti gli operatori del Nucleo di Polizia dell’Ambiente Centro Storico e Isole e del Nucleo Polizia Tributaria Venezia Centro Storico e Isole che, attraverso l’analisi della documentazione rinvenuta e successivi approfondimenti, sono riusciti a risalire a due strutture ricettive nel sestiere di Castello.
I sopralluoghi effettuati nei giorni scorsi hanno permesso di ricostruire un sistema di ospitalità articolato su tre originarie unità immobiliari, riconducibili alla stessa proprietà e gestite dalla medesima società, già operante nel territorio veneziano nei settori della ristorazione e dell’ospitalità alberghiera.
In un primo immobile, un appartamento di grandi dimensioni era stato riorganizzato per ricavare otto camere destinate ai turisti, anche attraverso la trasformazione di locali originariamente adibiti a soggiorno. In un secondo palazzo, situato a una ventina di metri di distanza, due appartamenti formalmente dichiarati come locazioni turistiche erano stati di fatto accorpati e trasformati in un’unica struttura con sette camere complessive. Erano stati eliminati gli accessi originari alle due unità e modificata la distribuzione interna degli spazi, ricavando ulteriori camere anche da locali precedentemente destinati a cucina e soggiorno.
A confermare una modalità di gestione assimilabile a quella alberghiera, secondo quanto ricostruito dagli operatori, anche l’organizzazione dei servizi: le camere erano sottoposte a riassetto quotidiano e le due strutture disponevano di una portineria comune, situata in uno degli immobili. Un sistema unitario di accoglienza e gestione che, insieme alla configurazione degli spazi, ha consentito alla Polizia Locale di accertare l’esercizio di attività con caratteristiche alberghiere, in assenza della prevista classificazione e della Segnalazione certificata di inizio attività (Scia).
Nel corso delle verifiche, all’interno delle due unità formalmente comunicate come locazioni turistiche, gli agenti hanno inoltre riscontrato l’assenza dei dispositivi di rilevazione del gas combustibile e del monossido di carbonio, obbligatori secondo la normativa nazionale vigente.
Per entrambe le attività saranno contestate le violazioni previste dalla Legge regionale relative all’esercizio di attività alberghiera senza classificazione e Scia. Per la struttura derivante dall’accorpamento delle due locazioni turistiche si aggiungeranno le sanzioni per la mancanza dei dispositivi di sicurezza. L’importo complessivo delle sanzioni amministrative previste supera i 10.400 euro.
Gli esiti degli accertamenti saranno inoltre trasmessi agli uffici comunali competenti per le necessarie valutazioni sotto il profilo edilizio e urbanistico, con particolare riferimento alle modifiche della distribuzione interna degli immobili e alla trasformazione di cucine e soggiorni in camere destinate all’ospitalità.
L’operazione si inserisce nell’attività di contrasto all’abusivismo ricettivo condotta dalla Polizia Locale di Venezia. Nel corso del 2026 sono già state accertate situazioni analoghe, caratterizzate dall’accorpamento funzionale di più appartamenti formalmente destinati a locazioni turistiche o ad altre forme di ricettività extralberghiera, ma organizzati nella pratica come strutture alberghiere. Queste verifiche hanno dato origine a decine di procedimenti sanzionatori e amministrativi.
“Su questi comportamenti avremo tolleranza zero – conclude il sindaco Venturini – Continueremo con determinazione i controlli per individuare chi pensa di poter aggirare le regole al solo scopo di aumentare i propri guadagni, a discapito della città e degli operatori corretti. Questo è il turismo che fa male a Venezia, senza alcun rispetto per il territorio e per la comunità che lo vive ogni giorno. Non è questo il modello di turismo che vogliamo”.
