«Mettere Gesù al centro», l’omelia del Patriarca per la festa dell’Evangelista

Il Patriarca Francesco Moraglia ha presieduto oggi la Santa Messa per le celebrazioni del Santo patrono di Venezia, Marco Evangelista, nella basilica cattedrale a lui dedicata. Condividiamo il testo integrale dell’omelia:

«Autorità civili e militari, esponenti delle differenti confessioni cristiane, presbiteri, diaconi, persone consacrate e fedeli laici,

auguro a tutti di vivere la solennità di san Marco evangelista – patrono di Venezia e delle genti venete – riscoprendo il senso del suo Vangelo.

Oggi, in Italia, si commemora la Festa della Liberazione. Siamo, così, invitati a ricordare con rispetto e gratitudine quanti si sono battuti e hanno sacrificato la vita per conquistare libertà e democrazia.

Il Vangelo di Marco raccoglie la predicazione e la testimonianza dell’apostolo Pietro che, come abbiamo ascoltato nella seconda lettura (1Pt 5,13), lo chiama “figlio mio”.

Per la sua antichità, questo Vangelo va considerato come una delle prime forme d’inculturazione del cristianesimo; la fede, infatti, genera cultura ed esprime cultura, pur rimanendo innanzitutto annuncio di fede.

Momento fondamentale del Vangelo è l’episodio del centurione – un romano, un pagano – che riconosce in Gesù il mistero della salvezza di Dio: “Il centurione… avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!»” (Mc 15,39). Sì, un pagano, un militare, coglie in Gesù il mistero di Dio.

L’uomo non prevenuto, anche se lontano, dinanzi alla morte di Gesù ne riconosce il mistero, anzi, la divinità. Va oltre quelle letture del Vangelo che proiettano il proprio io e così ne manipolano il messaggio.

Il Vangelo di Marco – il più breve dei quattro – esprime come la fede cristiana nasca dalla fede apostolica e non dalle precomprensioni umane. Anche noi, oggi, siamo invitati a guardare al Vangelo di Marco per comprenderne i contenuti e lo stile e così rinnovare l’“inculturazione” della buona notizia di Gesù, il Crocifisso Risorto, nella società piena di contraddizioni del nostro tempo.

La nostra epoca non è dissimile, in molti aspetti, a quella in cui visse Marco: la “sfida culturale” richiama anche oggi la necessità di un’evangelizzazione in contesti non cristiani, rimanendo fedeli a Cristo.

Il Vangelo di Marco è, appunto, elaborazione e sintesi della testimonianza/predicazione della fede di Pietro, l’apostolo che Gesù scelse per “confermare” i suoi fratelli: “Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,31-32). Per questo nella festa di san Marco, non deve mancare un pensiero d’affetto, di vicinanza, e la preghiera per Papa Leone XIV.

Il Vangelo marciano può così essere considerato l’“espressione di fede della Chiesa” nell’importante opera iniziale di inculturazione dell’evento cristiano. E una vera inculturazione mai compromette la fedeltà all’evento Cristo che si è inserito nella storia e cultura ebraica e, poi, in quella di Roma e in quella greca.

Il Vangelo annuncia e trasmette la fede apostolica e porta a riconoscere in Gesù, il Crocifisso risuscitato, il Figlio del Padre fatto carne, rivelatosi nella nostra umanità.

In nessun altro vi è salvezza, come dichiara la pagina finale del Vangelo marciano: “In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato…»” (Mc 16,15). È il Vangelo di Gesù che va annunciato a tutti e non le nostre opinioni personali. Non vi è altro nome all’infuori di Gesù che può salvare l’uomo e Pietro lo attesta nella sua prima predicazione (cfr. At 4,12) rispondendo alle esigenze di verità, di giustizia, di gioia.

Ecco perché, come ha detto Papa Leone ai Vescovi italiani poche settimane dopo la sua elezione, “è necessario uno slancio rinnovato nell’annuncio e nella trasmissione della fede. Si tratta di porre Gesù Cristo al centro e, sulla strada indicata da Evangelii gaudium, aiutare le persone a vivere una relazione personale con Lui, per scoprire la gioia del Vangelo. In un tempo di grande frammentarietà è necessario tornare alle fondamenta della nostra fede, al kerygma. Questo è il primo grande impegno che motiva tutti gli altri: portare Cristo “nelle vene” dell’umanità (…). E si tratta di discernere i modi in cui far giungere a tutti la Buona Notizia, con azioni pastorali capaci di intercettare chi è più lontano…” (Leone XIV, Discorso del Santo Padre Leone XIV ai Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana, 17 giugno 2025).

Nella lettera pastorale “Pax tibi, Marce. In cammino verso l’Anno marciano 2028”, che ho inviato alla Diocesi, segnalavo l’attualità e il valore anche ai giorni nostri di un santo vescovo missionario, ancora troppo poco conosciuto: François de Laval (francese), che seppe rilanciare l’azione pastorale della Chiesa in un contesto (quello canadese) di grande difficoltà, puntando su alcuni elementi essenziali. Innanzitutto la famiglia – realtà antropologica fondamentale – e luogo di trasmissione della fede alle nuove generazioni. Il vescovo de Laval cura poi molto l’educazione (fonda scuole e il Seminario), s’impegna a favore della giustizia sociale ed è chiamato il “vescovo di tutti” per la sua attenzione ai più piccoli, ai malati, ai bisognosi.

San Marco ci insegni a percorrere le vie di giustizia e di speranza di cui oggi la nostra Chiesa e il nostro mondo hanno bisogno, non dimenticando che “ogni vera riforma della Chiesa nasce non dalle strutture, non dai piani pastorali, non dai convegni o da progetti fatti a tavolino, ma dalle persone e, più esattamente, dai santi” (Francesco Moraglia, Lettera pastorale “Pax tibi, Marce. In cammino verso l’Anno marciano 2028”, pag. 8). La preparazione all’Anno marciano ci aiuti a seguire Gesù, ponendolo sempre al centro della Chiesa e “a vivere una relazione personale con Lui”.

A tal proposito annuncio ufficialmente che l’Anno marciano – indetto per i 1200 anni dall’arrivo delle spoglie dell’evangelista Marco in città – avrà inizio l’8 ottobre 2027 (giorno della memoria della dedicazione della Basilica di San Marco) e terminerà il 1° febbraio 2029 (giorno della memoria della translatio delle reliquie marciane).

Come già indicato nella lettera pastorale, “alla Chiesa che è in Venezia spetta, oggi, il compito di tenere desto e onorare al meglio il legame con san Marco, evangelista e martire; il modo migliore per fare questo è vivere, ogni giorno, con serietà l’impegno personale e comunitario a servizio del Vangelo, ossia della persona di Gesù, il Cristo, il Figlio di Dio… Il senso del nostro cammino verso l’Anno Marciano (…) vuole essere essenzialmente un percorso di conversione – personale e comunitaria – di tipo spirituale, culturale e pastorale” (Francesco Moraglia, Lettera pastorale “Pax tibi, Marce. In cammino verso l’Anno marciano 2028”, pagg. 3-4).

Per questi motivi, il cammino verso l’Anno marciano (e l’Anno stesso) non sarà costituito solo da momenti celebrativi di carattere liturgico e sacramentale – che pur ne rimangono il cuore pulsante – ma proporrà anche iniziative di carattere pastorale e culturale: pellegrinaggi, indicazione di itinerari artistici, eventi ecumenici ed interreligiosi, progetti “aperti” a varie e diverse realtà del territorio, concorsi e mostre in ambito storico-artistico, concerti, convegni e giornate di studio, strumenti e pubblicazioni di supporto. Il programma completo e dettagliato delle iniziative sarà prossimamente reso noto.

Purtroppo, anche quest’anno la festa del patrono san Marco si celebra in un tempo di guerra, segnato da distruzioni e, soprattutto, morte. Operiamo allora per quanto è in nostro potere e preghiamo in sintonia con Papa Leone XIV che interviene con continui (ed inascoltati) appelli. Ringraziamo il Santo Padre per la sua ferma e chiara condanna della guerra. E chiediamo che si fermi ogni violenza e sopraffazione in particolare nei confronti dei civili, soprattutto bambini, anziani e donne. Giunga, per tutti, finalmente, l’atteso tempo di pace.

Buona festa di San Marco: nell’amore, nella verità, nella giustizia, nella pace!».

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(Diocesi di Venezia)