BRENNERO: COLDIRETTI, IN MOSTRA L’“ITALIANIZZAZIONE” DI CINQUE PRODOTTI SIMBOLO

BRENNERO: COLDIRETTI, IN MOSTRA L’“ITALIANIZZAZIONE” DI CINQUE PRODOTTI SIMBOLO

Salvan:”Quello documentato oggi è una realtà inaccettabile che penalizza il lavoro degli agricoltori italiani e inganna i consumatori”

Riprese dal Brennero

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Latte tedesco diretto a Verona, cosciotti danesi verso Milano, confetture di fragole dalla Germania già italianizzate in transito per la provincia veronese con destinazione Avellino, peperoni freschi dall’ Olanda con meta ancora la città scaligera dove arriverà anche il pesce del Nord Europa trasportato dal camion frigo aperto davanti a 10mila agricoltori di Coldiretti oggi al Brennero per l’operazione #NOFAKEINITALY.

Ed ancora kiwi, duri come i sassi,  dal Cile sostati al Porto di Rotterdam che hanno attraversato il confine dall’Olanda per dirigersi a Parma,  ortaggi cinesi, nettarine dai Paesi Bassi per la provincia di Venezia con yogurt e bevande a base di latte e poi la carne di pollo congelata diretta nel vicentino ad Alta Villa.

Un elenco che continua con il passare delle ore e un pugno allo stomaco continuo per 1500  produttori agricoli veneti presenti al valico e provenienti da ogni provincia della regione.

Coldiretti ha allestito anche un tavolo simbolico per denunciare gli effetti distorsivi della normativa sull’ultima trasformazione sostanziale, che consente di “italianizzare” prodotti esteri con semplici lavorazioni. Un’iniziativa concreta per mostrare ai cittadini consumatori come, dietro etichette apparentemente nazionali, si nascondano in realtà materie prime provenienti dall’estero.
Esposti casi emblematici di questa pratica, che altera la trasparenza del mercato e penalizza gli agricoltori italiani. Dalle fettine di pollo sudamericano trasformate in crocchette di pollo “italiano”, al coscio di maiale olandese che diventa prosciutto italiano perché salato nel nostro Paese. E ancora la cagliata proveniente dall’Ucraina che, una volta lavorata, si trasforma in mozzarella italiana, uno dei prodotti della nostra Dieta Mediterranea. Non mancano i carciofi egiziani, lavorati e venduti come carciofi sottaceto italiani, così come le arance sudafricane che diventano succhi di frutta “italiani” perché trasformati in Italia. Fino al caso del grano canadese, trasformato in pasta italiana, simbolo per eccellenza del Made in Italy, mettendo a rischio anche la salute dei consumatori per la presenza del glifosate.
Una mostra  che rende evidente il meccanismo che consente di cambiare origine ai prodotti. Secondo Coldiretti si tratta di una delle principali criticità del codice doganale europeo. Il tavolo al Brennero diventa così uno strumento di denuncia ma anche di informazione, perché rende tangibile un problema spesso invisibile sugli scaffali e rafforza la richiesta di una revisione normativa a livello europeo. L’obiettivo è garantire trasparenza reale sull’origine dei prodotti e per questo c’è richiesta di etichettatura europee con l’obiettivo di difendere il reddito degli agricoltori e tutelare il diritto dei cittadini a scegliere consapevolmente ciò che portano in tavola.
“Quello documentato oggi è una realtà inaccettabile che penalizza il lavoro degli agricoltori italiani e inganna i consumatori – dichiara Carlo Salvan presidente di Coldiretti Veneto  –. Non possiamo più tollerare un sistema che consente, attraverso semplici trasformazioni, di far diventare italiano ciò che italiano non è. Serve un cambio deciso a livello europeo: è necessario rivedere il codice doganale e introdurre un’etichettatura chiara e trasparente sull’origine delle materie prime. Difendere il Made in Italy significa tutelare il reddito delle nostre imprese agricole ma anche garantire ai cittadini il diritto di scegliere in modo consapevole cosa portare in tavola.”

(Coldiretti Treviso)