Un murale lungo più di nove metri ed alto quasi quattro che condensa Sacca Fisola in un puzzle suggestivo fatto di segni, immagini, parole e colori. Sono queste le peculiarità di “L’eco del segno”, l’opera murale che ha chiuso “Urban Art School”, l’innovativo percorso educativo e multidisciplinare con cui la Fondazione di Venezia ha voluto mettere in dialogo la scuola con le culture urbane più accreditate fra i giovanissimi. Il risultato è un murale che si propone a chi transita lungo il Canale della Giudecca come un enorme ed inconsueto biglietto da visita, un vero e proprio landmark che fa attraversare epoche, modi di sentire, sentimenti, senso di appartenenza e coscienza civica, in un itinerario guidato dai principi della rigenerazione e della riqualificazione urbana.
Il sindaco eletto Simone Venturini ha inaugurato l’opera, oggi pomeriggio: “Questo murale è un intervento concreto che impreziosisce Sacca Fisola e restituisce alla comunità un nuovo elemento di bellezza. Il suo valore più profondo, però, non sta soltanto nell’opera che possiamo ammirare, ma nel percorso che l’ha resa possibile: le nostre studentesse e i nostri studenti hanno approfondito diverse forme di linguaggio, acquisito nuove conoscenze e si sono letteralmente ‘sporcati le mani’, mettendosi in gioco in prima persona – ha detto il sindaco eletto – Venezia guarda avanti anche in questo modo: custodendo la propria identità e aprendosi alla contemporaneità, nel rispetto dei luoghi e con piena consapevolezza del loro valore. Anche attraverso questo progetto rendiamo i giovani protagonisti. Vogliamo ascoltarli, vogliamo dare loro responsabilità, vogliamo che si sentano protagonisti della Venezia del domani, rispettando la bellezza che ci circonda”.
“L’eco del segno” è da oggi il tratto distintivo di Sacca Fisola, isola per molto tempo percepita e vissuta come dimenticata, ed è il punto d’approdo di un percorso che ha coinvolto ragazze e ragazzi delle classi seconde e terze, sezioni B e C, dell’Istituto comprensivo Francesco Morosini di Venezia che, attraverso un coinvolgente programma fatto di walking tour, workshop e pratiche artistiche partecipate hanno imparato, mese dopo mese, a rileggere e a comprendere lo spazio urbano che li circonda. L’opera oggi visibile dal canale della Giudecca è stata realizzata da Pablo Pinxit con la tecnica della pittura a spolvero e con quella dello stencil (già utilizzate in passato per le chiese e gli affreschi dell’arte e della cultura italiana dal Rinascimento in poi), lavorando con idropittura e bombolette spray.
“Questo murale è per noi molto più di un’opera artistica: è il segno concreto di come la creatività possa diventare strumento di crescita, di partecipazione e di rigenerazione urbana, aiutando i giovanissimi a comprendere come prendersi cura degli spazi comuni significhi soprattutto prendersi cura delle persone che li vivono – ha sottolineato Giovanni Dell’Olivo, direttore generale della Fondazione di Venezia – In questi mesi le ragazze e i ragazzi che hanno partecipato ad Urban Art School hanno messo conoscenze, idee, emozioni e talento al servizio di questa piccola porzione di isola e, attraverso il confronto, il lavoro di gruppo e l’espressione artistica, hanno dato voce a una comunità che chiede non solo attenzione, ma anche occasioni di bellezza e di futuro”.
Molto articolati gli obiettivi formativi e pedagogici del progetto, patrocinato dal Comune di Venezia. Tra questi si evidenziano l’impegno ad educare al rispetto degli spazi comuni, alla legalità e all’estetica urbana; favorire la conoscenza della street art e dell’arte pubblica come linguaggi espressivi contemporanei e accessibili; stimolare la creatività individuale e collettiva, l’osservazione critica, la capacità progettuale e il lavoro di gruppo; rafforzare il senso di comunità scolastica; sviluppare competenze trasversali nei ragazzi; introdurre gli studenti a percorsi professionali creativi.
