

Dell’uomo (Fimaa Confcommercio Padova): “Smuoverebbe il mercato”.
Bertin (Confcommercio Veneto e Padova): “Il governo ha la delega, perché aspettare?”
Secondo Il Sole 24 Ore sarebbero circa 90 mila i negozi (sui quasi 800mila riconducibili a proprietari “privati”, gli unici eventualmente destinatari del provvedimento) che, in Italia, sperano nel ritorno alla cedolare secca del 21%.
“Per la provincia di Padova si tratterebbe di un numero che oscilla intorno alle 1.200 unità – spiega Silvia Dell’Uomo, presidente degli agenti immobiliari di Confcom Fimaa Confcommercio Padova – e l’agevolazione potrebbe convincere i proprietari ad affittare i locali contribuendo così a contrastare la crisi dei negozi di vicinato e la desertificazione commerciale che, ovviamente, non dipende solo dal costo degli affitti, ma nel costo elevato degli affitti trova un elemento di non poco conto”.
Il rinnovato interesse per questa tassazione agevolata, rigidamente sottoposta al controllo statale e che, nel corso di questi anni, ha visto muoversi con un’assoluta identità di vedute sia il vicesindaco di Padova, Antonio Bressa, che Confcom Confcommercio, nasce da una recente “uscita” del viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, che si è detto convinto che “tenere differenziate locazioni commerciali e abitative è una sperequazione che non ha senso, ma dobbiamo vedere le risorse che possiamo mettere a terra”.
Dunque è un problema di entrate e, almeno per una volta, non di vincoli burocratici.
“In verità – continua Dell’Uomo – la cedolare secca per i negozi e i locali commerciali venne introdotta in via transitoria dalla Legge di Bilancio 2019 e si applicava esclusivamente ai contratti stipulati nell’anno 2019 per immobili C/1 fino a 600 mq. Un’agevolazione che non è stato possibile estendere o applicare alle proroghe contrattuali successive al periodo di vigenza originario della norma, per cui i nuovi contratti commerciali stipulati attualmente devono sottostare alla tassazione ordinaria (IRPEF ed imposte di registro/bollo)”.
A giocare a favore di una possibile ripresa dell’agevolazione non ci sono solo le parole di Leo ma anche una situazione che non è sfuggita ai parlamentari se è vero, come è vero, che proposte di legge in tal senso sono depositate sia alla Camera che al Senato da parte sia della maggioranza che dell’opposizione.
Sull’argomento, come si è detto, è da tempo in atto un pressing da parte di Confcom Confcommercio Padova.
“I dati nazionali – incalza il presidente regionale e provinciale Patrizio Bertin – dicono che, per quanto riguarda i negozi sfitti, la tendenza è negativa sia nelle grandi città come nelle piccole e medie, che riguarda maggiormente i quartieri ma anche i centri storici e, comunque, che in ben 1.300 comuni (più o meno il 17% dei 7.894 totali) nel 2025 non è stata sottoscritta nessuna nuova locazione”.
“Se la preoccupazione degli uffici del MEF – continua Bertin – è quella di ridurre le entrate conseguenti alla reintroduzione della “tassa piatta“, è anche vero che la stessa potrebbe convincere qualche proprietario in più ad affittare a prezzi meno cari riportando nel novero delle entrate fiscali anche quei negozi sfitti che fin che restano tali, non fruttano entrate se non per il reddito catastale”.
Insomma verrebbe da dire che “si può fare!”
“La norma del 2019 – ricorda la presidente Dell’Uomo – diede i suoi frutti. Visto che il mercato delle locazioni commerciali è piuttosto asfittico, è probabile che una tassazione fissa potrebbe smuoverlo un po’”.
C’è di più: il governo, al riguardo, ha la delega ad estendere la cedolare ai locali ad uso diverso da quello abitativo.
“E allora? – conclude Bertin – perchè aspettare?”
PADOVA 15 GIUGNO 2026
