
Al termine della campagna di sensibilizzazione per la firma dell’8xmille alla Chiesa Cattolica incontriamo Marika Maiello, economa della Diocesi di Vicenza. È l’occasione per fare con lei il punto sullo stato di salute dei conti diocesani e sull’incidenza che su questi hanno i contributi dell’8xmille.
Nelle scorse settimane è stato chiuso il bilancio 2025 dell’ente Diocesi. Quali aspetti meritano attenzione?
«Nel complesso il bilancio 2025 ci restituisce l’immagine di una Diocesi patrimonialmente solida, capace di mantenere un equilibrio economico positivo e sostenere, attraverso la gestione delle proprie risorse, le attività pastorali, caritative, amministrative e comunitarie. La chiusura del 2025 con un utile di 650mila euro (nel 2024 era stato di 145mila) conferma una gestione prudente e oculata che ha mirato a razionalizzare i costi per garantire continuità alle diverse attività. Certamente vi sono alcuni aspetti su cui è necessario mantenere alta l’attenzione, come la diminuzione della liquidità disponibile e gli impegni futuri legati al patrimonio immobiliare».
Quanto incidono i fondi 8xmille sul bilancio della Diocesi?
«Nel 2025 la Diocesi ha avuto entrate, diciamo, “ordinarie” per poco più di 5 milioni di euro. Di questi, 2 milioni e 780mila euro sono arrivati dai fondi dell’8xmille. L’incidenza è dunque di circa il 50%. Il resto viene dalle attività svolte (servizi offerti e rimborsi), dalla gestione del patrimonio immobiliare, che si va via via razionalizzando, e da offerte, donazioni ed eredità a favore della Chiesa vicentina. Da ricordare che quasi la metà dei fondi dell’8xmille è destinata a opere caritative».
La CEI nelle sue recenti linee guida ha raccomandato a tutte le diocesi trasparenza ed eticità nella gestione delle risorse economiche. Quali passi si stanno facendo a riguardo?
«L’obiettivo che sta molto a cuore al Vescovo è quello di giungere nel giro di qualche anno a un vero e proprio Bilancio di missione che renda conto del “valore” generato dalla comunità ecclesiale sul territorio. Il passo intermedio è quello di poter pubblicare un “Bilancio certificato”. Negli ultimi anni il nostro bilancio viene condiviso con gli organismi di partecipazione diocesani: Consiglio per gli Affari economici, Collegio dei consultori e poi Consiglio presbiterale e Consiglio pastorale diocesano. Stiamo inoltre verificando i codici etici degli istituti bancari con i quali opera la Diocesi per ridurre il rischio di essere, seppur involontariamente, complici di investimenti legati al mercato della guerra».
Come sono stati usati i fondi dell’8xmille nel 2025?
«Per quanto riguarda il Fondo culto e pastorale (1 milione e 424mila euro), la cifra ci ha permesso di sostenere la spesa del personale di Curia, le attività diocesane rivolte a ragazzi, giovani e famiglie, a favore della pastorale dei migranti, del dialogo ecumenico e interreligioso, della pastorale sociale e della salute… Sempre di questi fondi hanno beneficiato l’Istituto Superiore di Scienze Religiose, il Festival Biblico, l’Istituto di Musica Sacra e Liturgica, la Cattedrale, il Museo Diocesano, Radio Oreb e il progetto “Animatori di comunità”. Per quanto riguarda invece il Fondo interventi caritativi (1 milione e 356mila euro), nel 2025 i principali destinatari sono stati Fondazione Caritas e Fondazione Diakonia ETS che, grazie all’8xmille, hanno potuto realizzare una parte significativa dei loro progetti, come si evince dal loro bilancio sociale».
Le singole parrocchie possono accedere a questi fondi dell’8xmille?
«Certo. Nel 2025 abbiamo erogato complessivamente 250mila euro a otto parrocchie della diocesi che si trovavano in difficoltà per completare interventi di manutenzione straordinaria non prorogabili (sostituzione di caldaie, ripasso di coperture…) o anche per far fronte alla gestione ordinaria a causa, ad esempio, di bollette troppo salate. Basta fare domanda all’Ordinario attraverso l’Ufficio Protocollo della Curia. Per piccole cifre è una procedura molto più accessibile rispetto ai fondi dell’8xmille dedicati al restauro degli edifici di culto, che hanno canali e rendicontazioni propri».
Il Centro Onisto è da qualche tempo la casa della diocesi. Da un punto di vista economico riesce ad autosostenersi?
«Se consideriamo l’affitto che un istituto scolastico privato sta pagando per l’uso della parte del Seminario nuovo rimasta alla Diocesi, possiamo dire di sì. I costi di gestione del Centro Onisto sono di circa 300mila euro all’anno. Le sole offerte degli enti che lo utilizzano e il contributo dei preti residenti non basterebbero a coprirne le spese. Del resto la sua finalità è essenzialmente pastorale e quindi è giusto che resti un “costo” per la Diocesi. Sono altri gli immobili da cui ricavare reddito».
Dopo tre anni, che bilancio darebbe del suo servizio all’Economato diocesano?
«Con il vescovo Giuliano – da cui ho ricevuto un mandato di cinque anni – è iniziato un processo di profondo rinnovamento nella gestione dei beni della diocesi. Un rinnovamento che cerca di partire dall’ascolto dei bisogni e delle situazioni e che cerca di rimanere nei suoi processi “sinodale”. A volte dobbiamo accettare, come diceva papa Francesco, che la realtà è superiore alle idee, e avere pazienza e prudenza nelle scelte. La cosa molto positiva di questi ultimi anni è certamente la gestione coordinata e integrata dei diversi enti che afferiscono alla Diocesi».
Alessio Graziani
© RIPRODUZIONE RISERVATA
