3 agosto 2026. Per affrontare una delle fasi più complesse e sfidanti vissute dal settore vitivinicolo negli ultimi decenni — caratterizzata dall’aumento dei costi di produzione, dalla pressione burocratica, dai cambiamenti climatici e dal rallentamento dei consumi — Coldiretti ha promosso un’ampia consultazione capillare tra i propri soci. L’iniziativa, coordinata dall’Area Economica e dall’Ufficio Vitivinicolo con il supporto della Consulta Nazionale Vino, delle Consulte regionali e dei tecnici del settore, ha visto la partecipazione diretta dei territori attraverso un questionario che ha raccolto quasi 500 risposte da parte dei produttori.
Lo scopo del documento risiede nella volontà di superare la semplice gestione delle emergenze di breve periodo per strutturare una visione strategica di lungo termine, capace di indirizzare l’azione politica e di rappresentanza di Coldiretti verso le istituzioni nazionali ed europee nei prossimi anni. Si intende così offrire un quadro di interventi organico che aiuti a ricreare valore economico, culturale e sociale attorno al vino italiano, supportando al contempo il reddito e la redditività delle imprese agricole.
Il “Piano Strategico per il Settore Vitivinicolo” individua come priorità fondamentale il rilancio della domanda, piuttosto che il solo contenimento della produzione. Il primo asse d’intervento prevede un grande piano nazionale di comunicazione incentrato sulla valorizzazione della cultura del vino, sullo stile di vita basato sul consumo responsabile, sulla promozione dell’enoturismo e sulla diffusione di un’informazione scientifica corretta a tutela del legame tra vino, cucina italiana e Dieta Mediterranea.
Per quanto riguarda il governo dell’offerta, i produttori chiedono il blocco temporaneo delle autorizzazioni ai nuovi impianti su tutto il territorio nazionale per almeno tre anni, limitando le deroghe principalmente ai giovani agricoltori. A questa misura si affianca l’esigenza di completare tempestivamente lo schedario vitivinicolo nazionale per valutare il reale potenziale produttivo, mentre la riduzione temporanea delle rese viene indicata come uno strumento da gestire a livello locale, lasciando l’iniziativa alle singole Regioni e ai Consorzi di tutela.
Sul fronte della redditività, il dossier evidenzia la necessità di contrastare le pratiche commerciali sleali e l’impatto dei costi di produzione. Tra le proposte figurano l’istituzione di un Osservatorio permanente sui costi per garantire trasparenza lungo la filiera, la promozione di incentivi fiscali a tutela del reddito agricolo e la creazione di un Patto nazionale con il settore della ristorazione per definire un prezzo equo ed etico.
Infine, il documento punta sulla promozione internazionale tramite il potenziamento dei fondi OCM e su una visione di medio-lungo periodo che investa nell’innovazione, nell’applicazione dell’intelligenza artificiale, nell’agricoltura di precisione per adattarsi ai cambiamenti climatici e nel sostegno al ricambio generazionale.
