
(AVN) – Venezia, 20 ottobre 2026
“Dalla montagna alla pianura, la siccità ci sta presentando un conto che non possiamo più permetterci di affrontare con strategie emergenziali. I laghi e gli invasi montani sono sotto pressione, le portate dei fiumi restano lontane dalle medie e in alcune località le criticità stanno interessando anche l’approvvigionamento degli acquedotti. Dobbiamo lavorare per aumentare la nostra capacità di conservare l’acqua, recuperarla e renderla disponibile nei periodi di maggiore necessità”.
L’assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond ha incontrato stamattina in Regione i vertici di ANBI Veneto. Due i temi al centro del confronto: la ricarica artificiale delle falde acquifere e il recupero della capacità degli invasi attraverso interventi di sghiaiamento.
Il quadro idrico regionale richiede infatti un cambio di passo. Secondo gli ultimi dati Arpav, l’anno idrologico 2025-2026 si è chiuso in Veneto con un deficit di precipitazioni del 23% rispetto alla media storica. A settembre le piogge sono state inferiori del 19% ai valori di riferimento e le portate di diversi corsi d’acqua sono rimaste fortemente al di sotto delle medie. Anche le falde continuano a risentire della mancata ricarica. Un quadro che conferma la necessità di intervenire su più fronti, con una programmazione che guardi oltre la singola stagione.
“Non possiamo affidarci soltanto alla pioggia o alla neve, sperando che ogni anno arrivino nelle quantità e nei tempi di cui abbiamo bisogno. Il cambiamento climatico ci impone di attrezzarci: quando le condizioni lo consentono, dobbiamo riuscire a far infiltrare l’acqua nel terreno e a conservarla, anziché perderla per ruscellamento o perché il suolo non riesce ad assorbirla. E’ una questione che riguarda direttamente le famiglie, gli acquedotti, l’agricoltura”, ha detto Bond.
Il primo tema affrontato con Anbi Veneto riguarda la possibilità di accelerare gli interventi per la ricarica artificiale delle falde. L’obiettivo è individuare le soluzioni tecnicamente realizzabili in tempi brevi, capaci di favorire l’infiltrazione dell’acqua e contribuire a ricostituire le riserve sotterranee.
Le falde rappresentano infatti una componente essenziale del sistema idrico veneto: alimentano numerosi acquedotti, sostengono il sistema delle risorgive e contribuiscono alla disponibilità d’acqua per le attività agricole. La loro mancata ricarica non è quindi un problema circoscritto al sottosuolo, ma una criticità che può ripercuotersi su diversi utilizzi della risorsa.
“Dobbiamo capire dove possiamo intervenire subito, le opere già individuabili e facilmente realizzabili nell’immediato. La ricarica artificiale non sostituisce la pioggia, ma può diventare uno strumento importante per gestire meglio l’acqua disponibile. E’ fondamentale costruire un programma con i Consorzi, individuando le aree più adatte e le opere che possono dare risultati nel minor tempo possibile”.
Il secondo fronte riguarda lo sghiaiamento degli invasi, da inserire nel Piano di gestione delle dighe e delle opere di regolazione. L’accumulo di sedimenti riduce nel tempo lo spazio disponibile per trattenere l’acqua: recuperare capacità migliora la possibilità di gestire i volumi e programmare gli utilizzi della risorsa.
Tra gli interventi già realizzati figura quello relativo all’invaso di Vodo di Cadore, dove sono stati movimentati circa 500.000 metri cubi di materiale, con un incremento della capacità utile in circa 300.000 metri cubi, a disposizione per le prossime crisi idriche. Nel confronto sono stati ora considerati come urgenti gli interventi sulla diga di Schener e sulla traversa di Busche.
“Vodo di Cadore era un intervento prioritario per la quantità di materiale da rimuovere e per la capacità che si poteva recuperare. Ora dobbiamo procedere con una programmazione seria, valutando tempi, fattibilità e priorità, per poi affrontare anche le altre opere. A Schener e a Busche occorre lavorare con la stessa attenzione, distinguendo le caratteristiche dei singoli interventi e i risultati che possono produrre”.
Per la traversa di Busche, in particolare, il tema affrontato riguarda la riprogrammazione dei volumi e la gestione della risorsa, non una criticità di sicurezza idrica dell’opera.
L’incontro con Anbi Veneto si inserisce in un percorso di lavoro che punta a rendere più efficiente l’intero sistema di gestione dell’acqua, dalla ricarica delle falde alla capacità di accumulo degli invasi. Un’impostazione che assume ulteriore rilevanza di fronte alle difficoltà registrate in diversi territori per l’approvvigionamento idropotabile. “La sfida – conclude Bond – è arrivare alla prossima stagione critica con più riserve, più capacità di regolazione e meno vulnerabilità”.
1849-2026 (BONIFICA-DEMANIO IDRICO)
