La Venezia di Hemingway, tra canali di giorno e bar di notte

"Foggy Venice Morning" (CC BY 2.0) by AjayGoel2011

“Foggy Venice Morning” (CC BY 2.0) by AjayGoel2011

Chi non ha mai sentito parlare di Ernest Hemingway, delle sue battaglie nelle due guerre e della sua epoca europea, tra Parigi, Venezia e Pamplona? Lo scrittore nordamericano è probabilmente l’archetipo del viveur dedito a deliziare gli altri con le sue parole e abilissimo nel descrivere in maniera unica azioni nobili tanto quanto notti di eccessi sfrenati. Rifacendoci per l’appunto all’immagine più libertina dello scrittore americano, in quel di Venezia lo si ricorda come un assiduo frequentatore di bar e posti affollati, soprattutto di notte. Menzione speciale merita l’Harry’s Bar, vicino alla locanda Cipriani nella quale soggiornava, locale che poi diventerà il suo rifugio preferito dove accompagnava il caviale con un Bloody Mary. Come bar alternativo, Hemingway si recava al Ciro’s Bar, oggi chiamato La Caravella, dove era solito godersi un bicchiere di champagne.

Eppure ciò che ha reso famoso il soggiorno della pregiata penna statunitense nella laguna è stata la sua fama di grande giocatore d’azzardo: Hemingway non era soltanto un pensatore, ma anche un fermo sostenitore della vita sul filo del rasoio. La sua passione per il gioco del poker era testimoniata dalle lunghissime partite nelle quali si avventurava con il forte spirito competitivo che lo contraddistingueva. Lo scrittore americano fu uno dei più famosi giocatori dell’epoca, quando dava vita ad autentiche maratone di poker sui tavoli di Venezia e di Parigi con i suoi amici (o nemici), nelle quali il whisky scorreva a fiumi e la tensione si poteva palpare nell’aria appesantita dal fumo di sigari e sigarette. Si può dire che il suo stile di vita ispirò anche i moderni giocatori  d’azzardo che si annidano tra i principali siti ed applicazioni dedicati ai giochi da casinò online. Non a caso oggigiorno sia in Italia sia nel mondo questo tipo di app sono tra le più scaricate, dato che permettono ai giocatori di sentirsi davvero in un casinò senza muoversi da casa e solo attraverso un dispositivo mobile.

Si dice che lo scrittore avesse scoperto il poker durante il suo soggiorno in Austria e che in seguito avesse affinato le sue abilità nella Serenissima al suo arrivo nel 1948, anche se in precedenza era già stato in Veneto, quando si era lasciato dietro la prima guerra mondiale. Nel 1922 Hemingway e sua moglie Mary Welsh si recarono a Fossalta di Piave, luogo che sarebbe rimasto con lui per sempre: fu lì che venne gravemente ferito nel luglio 1918, mentre era di stanza in qualità di volontario della Croce Rossa americana. L’esperienza fu così significativa per Hemingway che decise di vivere un periodo vicino al posto nel quale rischiò la vita, probabilmente proprio per esorcizzare l’esperienza.

Durante il suo soggiorno nella laguna Hemingway riuscì a narrare e descrivere Venezia al mondo come prima aveva fatto con Parigi. Il suo tavolo personale al bar Harry’s era il luogo riservato alla ricerca dell’ispirazione, dove sorseggiare il cocktail che lo scrittore chiamava Montgomery, metà gin metà Martini, poi diventato famoso in tutto il mondo come Martini Dry. Fu proprio su quel tavolo che Hemingway avrebbe iniziato a scrivere le sue memorie veneziane raccolte nel libro “Di là dal fiume e tra gli alberi”, nel quale parla di una Venezia vera e viva tra il labirinto di canali senza uscita, luoghi di pesca e scorci nascosti che rappresentano l’essenza di una città unica.

 

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