La Polizia di Stato trae in arresto un 46enne e una 26enne per tentata truffa ai danni di un’87enne di Padova: determinante la segnalazione della vittima, che consente agli agenti di intervenire e bloccare i responsabili

A seguito di numerose segnalazioni giunte mercoledì 22 aprile al numero di emergenza “113” in merito a diversi tentativi di truffe telefoniche con l’oramai noto modus operandi della “finta rapina” ossia soggetti ignoti aventi il ruolo di centralinisti che convincono la persona offesa designata che il veicolo di sua proprietà risulta utilizzato per la commissione di una rapina in una gioielleria, intimando alla vittima di racimolare tutti i monili in suo possesso al fine di un successivo confronto ad opera di un complice avente ruolo di esattore che fisicamente si presenta presso l’abitazione della vittima designata fingendosi un’appartenente delle Forze dell’ordine o incaricato del Tribunale, la Squadra Mobile di Padova ha approntato un servizio specifico mirato all’individuazione degli autori di tale reato presenti quel giorno in città..

Verso mezzogiorno, un 65enne contattava telefonicamente la sala operativa riferendo di trovarsi all’interno dell’abitazione di una vicina di casa di 87 anni in quanto avvertito dalla stessa di essere vittima di una truffa telefonica da parte di un sedicente appartenente alle forze dell’ordine.

Immediatamente i poliziotti in borghese si sono recati a casa della donna trovandola ancora in contatto telefonico con il finto maresciallo, intenta ad elencare tutti i monili in suo possesso.

Dopo svariati minuti di conversazione telefonica, nel corso della quale l’anziana rasserenata dalla presenza dei poliziotti assecondava ogni richiesta da parte dell’interlocutore, citofonava all’abitazione della signora una donna presentandosi come l’inviata del maresciallo per il ritiro dei gioielli che le forze dell’ordine avrebbero dovuto verificare per accertare se provenienti da una rapina commessa in zona.

Appena fatto ingresso all’interno dell’abitazione la donna, la truffatrice veniva bloccata dai poliziotti che nel frattempo avevano notato in strada, poco distante dal portone di ingresso dello stabile dove abita l’anziana vittima prescelta, la presenza di un’autovettura Fiat 500 ferma con motore acceso, con a bordo un uomo impegnato in una telefonata.

Subito gli agenti bloccavano anche il sospetto a bordo dell’auto potendo così accertare che la telefonata in corso era proprio con la donna fermata dai colleghi all’interno dell’abitazione della vittima.

Le circostanze dell’intervento hanno quindi convinto la Polizia a procedere alla immediata perquisizione personale nei confronti dei due fermati consentendo di sequestrare ai due i loro cellulari su cui vi erano messaggi e telefonate tra i due che rendevano inequivocabile le loro intenzioni di truffare l’87enne, insieme ad un centralinista in fase di identificazione da parte della Polizia.

Subito dopo la coppia dei truffatori fermata è stata accompagnata per l’identificazione dove è stata altresì verbalizzata la denuncia della vittima che ha confermato quanto già riferito verbalmente ai poliziotti al momento dell’intervento riferendo che il sedicente maresciallo l’aveva contattata al telefono cercando di convincerla che la sua autovettura qualche settimana prima era stata utilizzata per la commissione di una rapina presso una gioielleria di via Del Santo a Padova.

Dopo che la vittima si era insospettita perché non possiede alcuna auto, l’interlocutore continuava ad incalzarla riferendo di essere certo di quanto appena dichiarato aggiungendo che forse si trattava di un’ipotesi di un eventuale smarrimento o clonazione dei suoi dati personali in uso a terzi che si stavano sostituendo a lei e che magari le avevano intestato un’auto a sua insaputa.

Nel prosieguo della conversazione telefonica il sedicente Maresciallo le chiedeva di prendere un foglio di carta e scrivere un’autodichiarazione dove l’anziana si assumeva la responsabilità di non dire il falso e l’elenco di tutti  i gioielli che aveva in casa in quanto sarebbe passata dopo poco presso la sua abitazione una sua collaboratrice, al fine di confrontare i suoi monili con gli ori trafugati nel corso della rapina presso la gioielleria.

Vista la lungaggine della conversazione telefonica, durata circa un’ora, ed insospettita da queste strane richieste, l’87enne, già vittima di un analogo tentativo di truffa circa due anni fa, si insospettiva capendo di essere nuovamente vittima di una truffa. Non appena resasi conti di ciò, con la scusa di dover andare in bagno, la vittima riusciva a chiamare il vicino di casa e chiedergli aiuto.

L’uomo quindi contattava il 113 ed allertava la polizia mentre l’anziana tornava al telefono con il truffatore continuando con lui la telefonata per tenerlo in linea fino all’arrivo della polizia che riusciva a bloccare sia la donna incaricata del ritiro dei gioielli che il complice che l’attendeva in auto.

Terminata l’identificazione dei due soggetti che sono risultati essere una donna di 26 anni, nata in provincia di Ravenna e residente in quella provincia, con precedenti per reati contro il patrimonio ed un uomo di 46 anni, nato a Foggia e residente in provincia di Rimini, con numerosi presenti per reati contro il patrimonio.

I poliziotti li hanno arrestati per il tentativo di truffa aggravata in flagranza ai danni dell’anziana e posti a disposizione della Procura della Repubblica di Padova.

Nella giornata di giovedì 23 aprile, presso il Tribunale di Padova si è celebrata l’udienza per direttissima, all’esito della quale il Giudice ha disposto l’applicazione delle misure cautelari dell’obbligo di dimora con permanenza domiciliare notturna per la donna e degli arresti domiciliari per l’uomo, in attesa del processo che si terrà nelle prossime settimane.

Nei confronti di entrambi il Questore di Padova, Marco Odorisio, ha emesso un foglio di via obbligatorio con divieto di ritorno a Padova.

(Questura di Padova)