
Padre Francesco Ielpo è Custode di Terra Santa dal giugno 2025. Il 20 maggio ha concelebrato con il vescovo di Vicenza Giuliano Brugnotto, in cattedrale, il mandato ai volontari vicentini per la cura del sito archeologico di Magdala.
Padre Ielpo, com’è la situazione oggi in Terra Santa?
«La situazione di tutta la comunità locale è particolarmente difficile: il Covid e quasi 3 anni di conflitto hanno messo in ginocchio l’economia, soprattutto in Cisgiordania, dove le comunità cristiane si sostenevano dal turismo religioso. L’assenza di pellegrini genera una crisi economica, ma anche un clima di sospetto verso l’altro in una spirale di paura, odio, risentimento e violenza».
Qual è il vostro impegno?
«Manifestare vicinanza, la stessa che sentiamo anche noi dai cristiani di tutto il mondo. Non è mai mancata nemmeno la solidarietà da parte delle diverse chiese e di questo siamo molto grati. Sentiamo di non essere soli in questo cammino così difficile».
Siete presenti in Libano e non solo…
«In Libano si parla di più di 1.300.000 sfollati. I villaggi cristiani sono stati abbandonati, così come il nostro convento di Tiro. Anche in Siria la crisi economica è drammatica, perché non è chiaro il futuro del paese. In tutti questi contesti, la nostra presenza significa vicinanza e aiuti materiali, ma soprattutto la testimonianza della presenza di Dio».
Lei è divenuto Custode di Terra Santa nel giugno 2025, in una situazione geopolitica ancor più complessa che in precedenza. Qual è stata la Sua fatica più grande in questo tempo? E cosa Le ha dato speranza?
«La fatica più grande, in questo tempo, è stata probabilmente quella di custodire insieme le persone e la speranza. Vivendo in una situazione segnata dalla guerra, dalla paura, dalle tensioni politiche e religiose, il rischio è che ciascuno si chiuda nel proprio dolore o nella propria appartenenza. Invece la missione della Custodia chiede ogni giorno di rimanere presenti, vicini alle persone che spesso vivono nell’incertezza e nella stanchezza. Insieme a questa fatica ho incontrato anche molta speranza, che mi è venuta anzitutto dalla gente semplice: dalle famiglie che continuano a pregare, dai giovani che non vogliono arrendersi all’odio, dai confratelli che restano accanto alle comunità anche nei momenti più difficili. Mi colpisce sempre vedere come, qui in Terra Santa, la fede non sia qualcosa di teorico: è una fede vissuta dentro la fragilità della vita quotidiana».
Cosa significano i volontari vicentini per voi?
«Come Custodia di Terra Santa siamo molto grati alla Diocesi di Vicenza per il rinnovo dell’accordo, araverso la Fondazione Homo Viator San Teobaldo, che provvede ad oltre 100 volontari per la cura del sito archeologico e del santuario di Magdala sul lago di Tiberiade. Il loro impegno, quando potranno venire, sarà soprattttuo nell’accoglienza dei pellegrini. Sarà un’esperienza di incontro, proprio come lo è la Terra Santa: un luogo dove tuo il mondo passa e l’accoglienza è il primo annuncio del Vangelo».
Cos’è possibile fare oggi per la Terra Santa?
«In questo momento in cui fisicamente non è possibile recarsi in Terra Santa come pellegrini, è possibile però manifestare vicinanza. Innanzitutto attraverso l’informazione. È una realtà molto complessa che richiede il sacrificio di un’informazione adeguata. Non si può amare ciò che non si conosce. Il primo passo è proprio quello della conoscenza per amare e pregare. La pace è un dono che viene dall’alto. Noi non ci stancheremo di pregare e chiedere a tuo il mondo di continuare a pregare».
Naike Monique Borgo
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