GIORNATA DESERTIFICAZIONE: COLDIRETTI, IN 50 ANNI SCOMPARSI 2,4 MLN DI ETTARI DI PASCOLI

GIORNATA DESERTIFICAZIONE: COLDIRETTI, IN 50 ANNI SCOMPARSI 2,4 MLN DI ETTARI DI PASCOLI

Addio a una superficie grande quanto la Lombardia tra cambiamenti climatici ed erosione di suolo, serve una rete nazionale di invasi

Negli ultimi cinquant’anni sono scomparsi 2,4 milioni di ettari di prati e pascoli, una superficie grande quanto la Lombardia, con effetti dirompenti sull’assetto idrogeologico dei territori, sulle attività di allevamento e sulla biodiversità.
A lanciare l’allarme è la Coldiretti in occasione della Giornata mondiale contro la desertificazione e la siccità, istituita dall’Onu. Un appuntamento focalizzato quest’anno sul tema dei pascoli e delle terre aride, considerati ecosistemi vitali ma troppo spesso sottovalutati.

Secondo un’analisi Coldiretti sui censimenti Istat, nel 1970 la superficie agricola a pascoli e prati permanente ammontava a 5,5 milioni di ettari. Dopo cinquant’anni ne sono “sopravvissuti” solo 3,1 milioni. Un fenomeno che ha ridotto la disponibilità di superfici per l’allevamento, aumentando la dipendenza da mangimi e i costi di produzione. Ne hanno risentito molte produzioni tipiche legate al pascolo, con il rischio di una maggiore omologazione del cibo. Sul piano ambientale, la perdita di prati e pascoli ha determinato – continua Coldiretti – una diminuzione della biodiversità, penalizzando habitat fondamentali per impollinatori, insetti e fauna selvatica. L’abbandono di queste aree ha inoltre favorito l’accumulo di vegetazione, aumentando il rischio di incendi e di dissesto idrogeologico. È venuta meno anche una preziosa funzione di assorbimento del carbonio nei suoli, importante per contrastare i cambiamenti climatici. A pagarne il prezzo sono state soprattutto le aree interne e montane, colpite da spopolamento, perdita di attività economiche e impoverimento del patrimonio culturale e paesaggistico.

In occasione della giornata contro la desertificazione Coldiretti rilancia la realizzazione di un piano nazionale degli invasi dotati di sistemi di pompaggio in grado di produrre energia elettrica. Si tratta di un progetto immediatamente cantierabile che consentirebbe di trattenere e accumulare l’acqua piovana durante tutto l’anno, riducendo gli effetti degli eventi meteorologici estremi e contribuendo a prevenire esondazioni e allagamenti. I bacini, realizzati con materiali naturali e senza l’utilizzo di cemento, sarebbero destinati agli usi civili e agricoli – spiega Coldiretti -, oltre a rappresentare una fonte di energia idroelettrica rinnovabile. Il piano prevede inoltre il recupero e la piena valorizzazione delle infrastrutture idriche già esistenti. Per affrontare in modo efficace l’emergenza climatica, però, è necessario adottare una strategia complessiva che includa anche la manutenzione dei corsi d’acqua e il potenziamento delle reti di distribuzione, così da garantire una gestione più efficiente delle risorse idriche. Una sfida – conclude Coldiretti – non più rinviabile, considerato che gli eventi climatici estremi hanno provocato negli ultimi tre anni danni per circa 20 miliardi di euro all’agricoltura italiana.

(Coldiretti Treviso)