
Occhiobello (Ro), 29 maggio 2026 Comunicato stampa
Il grande fiume è in affanno: nel Po permane la presenza di PFAS e pesticidi
La terza tappa di “Operazione fiumi” il 28 maggio a Occhiobello mostra le criticità storiche e apre il dibattito sulla biodiversità, attraverso il tema del lupo
Il 28 maggio alle 20.30 in Sala consiliare a Occhiobello (Ro), Legambiente Veneto ha offerto al pubblico una fotografia puntuale dello stato di salute del Po e del Canalbianco. Si tratta della terza tappa della sesta edizione di “Operazione fiumi – Esplorare per custodire”, la campagna itinerante del Cigno verde che rileva la presenza di sostanze inquinanti nei fiumi. Dalle analisi risulta che il grande fiume presenta valori buoni sul piano della depurazione, ma importanti criticità legate alla presenza di Pfas. “Operazione fiumi” vede anche quest’anno il supporto tecnico di Arpav, il contributo di COOP Alleanza 3.0 e BCC Veneta Credito Cooperativo, infine il patrocinio delle Autorità Distrettuali di Bacino del fiume Po e delle Alpi Orientali.
“Operazione fiumi” il 28 maggio è arrivata sulle sponde del Po, più precisamente a Occhiobello (Ro) dove si è tenuto il convegno “Il ritorno del lupo sul grande fiume: conoscere per convivere”, organizzato da Legambiente Veneto in collaborazione con l’Associazione Biologi del Veneto, che ha visto protagonista anche Renato Semenzato, biologo ed esperto di grandi carnivori. La biodiversità è infatti uno dei punti attenzionati da questa sesta edizione di “Operazione fiumi”, che ha visto volontari e volontarie di tutto il Veneto effettuare una serie di campionamenti alla ricerca di Escherichia coli, glifosate e pfas nelle acque dolci della regione, grazie alla preziosa collaborazione con Arpav che fornirà le analisi. Sul Po i punti attenzionati sono stati cinque: Bergantino, Occhiobello, Guarda Veneta, Bottrighe (Adria) e Porto Tolle. Due invece sul Canalbianco (che non è propriamente un fiume ma un canale navigabile): Adria e Loreo. Questi sette punti sono stati scelti da Legambiente per affiancare e integrare le indagini e i continui monitoraggi sui corsi d’acqua effettuati da Arpav, che restituiscono ogni anno un quadro completo dello stato di salute dei bacini idrografici della regione in termini di sostanze inquinanti.
Con questa campagna, l’obiettivo principale di Legambiente è quello di accendere i riflettori sullo stato della depurazione dei fiumi del Veneto, attraverso rilevazioni della presenza del batterio Escherichia coli, la cui presenza in elevate concentrazioni è sintomo di contaminazione fecale dovuta ad insufficiente depurazione degli scarichi civili.
Nonostante nessun fiume in Veneto sia balneabile per decreto regionale e per ragioni che esulano dalla sola qualità microbiologica, consapevole che i 1000 MPN/100mL non corrisponde ad un limite di qualità legislativo, Legambiente ritiene importante indicare tale valore di qualità quale obiettivo a cui tendere per ogni corso d’acqua, in quanto requisito individuato dalla normativa cardine (D.Lgs. n. 116/2008, che recepisce la Direttiva europea 2006/7/CE) in materia sanitaria per indicare la qualità delle acque di balneazione, oltre che parametro definito dalla Regione del Veneto per indicare una qualità microbiologica delle acque superficiali coerente con la destinazione all’uso irriguo senza restrizioni.
Entrando nello specifico di questi due corsi d’acqua, i risultati dei sette campionamenti effettuati tra Bergantino e Porto Tolle mostrano una sostanziale non contaminazione di tipo fecale, con valori molto al di sotto del valore guida di riferimento, segno di una depurazione sufficiente e un carico antropico residuo che il grande fiume riesce a contenere.
Tabella di sintesi dei dati raccolti sul Po per la campagna “Operazione fiumi 2026
| FIUME | LOCALITÀ – COMUNE | PROV. | Escherichia coli MPN/100ml | T (°C) | pH | CONDUCIBILITÀ uS/cm |
| PO | BERGANTINO | RO | 41 | 17.5 | 7.83 | 480 |
| PO | OCCHIOBELLO | RO | 63 | 18.3 | 7.67 | 408 |
| PO | GUARDA VENETA | RO | 10 | 18.8 | 7.53 | 412 |
| PO | BOTTRIGHE – ADRIA | RO | 20 | 19.5 | 7.53 | 398 |
| PO | TOLLE – PORTO TOLLE | RO | 63 | 19.3 | 7.59 | 403 |
| CANALBIANCO | ADRIA | RO | 285 | 21.4 | 7.36 | 534 |
| CANALBIANCO | LOREO | RO | 41 | 21.8 | 7.53 | 392 |
Nota: Si sottolinea che nonostante nessun fiume in Veneto sia balneabile per decreto regionale e per ragioni che esulano dalla sola qualità microbiologica, consapevole che i 1000 MPN/100mL non corrisponde a un limite di qualità legislativo, Legambiente ritiene importante indicare tale valore di qualità quale obiettivo a cui tendere per ogni corso d’acqua, in quanto requisito individuato dalla normativa cardine (D.Lgs. n. 116/2008, che recepisce la Direttiva europea 2006/7/CE) in materia sanitaria per indicare la qualità delle acque di balneazione, oltre che parametro definito dalla Regione del Veneto per indicare una qualità microbiologica delle acque superficiali coerente con la destinazione all’uso irriguo senza restrizioni.
Il quadro ambientale del bacino del Po, secondo i dati rilasciati dall’Agenzia Regionale per la Protezione e la Ricerca Ambientale del Veneto, risulta nel 2025 ancora insufficiente dal punto di vista degli indicatori chimici, per via della presenza cronica di PFAS e pesticidi. Su tutte le stazioni di monitoraggio di Arpav viene rilevato il PFOS tra 1 e 1,5 ng/L (SQA-MA pari a 0,65 ng/L), la cui origine è verosimilmente derivante da scarichi di aree industriali fuori regione. Nonostante questa sostanza abbia visto una progressiva riduzione di utilizzo dal 2002, permane la presenza nelle acque per via anche dell’accumulo nei sedimenti del fiume e dei suoi affluenti nel corso del tempo.
Ampio inoltre lo spettro dei pesticidi, utilizzati in agricoltura, che vengono riscontrati, soprattutto come derivati dalla decomposizione del principio attivo, segno dei lunghi tempi necessari per la degradazione dei pesticidi e la loro persistenza nell’ambiente; quelli riscontrati oltre i limiti sono stati: AMPA (prodotto di degradazione del Glifosate), Metolachlor ESA (prodotto di degradazione del Metolachlor), Azoxystrobin, Disfenil Cloridazon (prodotto di degradazione del Cloridazon).
In circa il 36% delle stazioni di monitoraggio l’indice LIMeco è risultato inferiore a “Buono”, indicando uno stato trofico pesante legato alla presenza di nutrienti come azoto e fosforo e bassa ossigenazione delle acque, impatti legati sia alle attività agricole che agli scarichi urbani.
Per quanto riguarda il bacino idrografico del Fissero – Tartaro – Canalbianco, lo stato chimico dei corpi idrici risulta compromesso principalmente dalla presenza di concentrazioni medie di PFOS lineare e sono stati riscontrati superamenti dei valori medi annui previsti dalla normativa per diversi pesticidi: Metolachlor ESA (prodotto di degradazione del Metolachlor), AMPA (prodotto di degradazione del Glifosate), Azoxystrobin, Disfenil Cloridazon (prodotto di degradazione del Cloridazon), Metamitron, Propizamide, Metolachlor.
In alcuni corsi d’acqua – in particolare nello Scolo Aosetto, nello Scolo Focchiara e nel Canale Bussè – sono stati inoltre rilevati superamenti dei limiti di legge relativi al Chlorpiriphos, un pesticida utilizzato in ambito agricolo, già oggetto di indagine nell’edizione 2023 di Operazione Fiumi.
“Il Po conferma ancora una volta la sua buona capacità autodepurativa, grazie alla quale la qualità microbiologica appare nella norma” dichiara Giulia Bacchiega, portavoce della campagna “Operazione fiumi” di Legambiente Veneto. “Da un punto di vista chimico invece il fiume è penalizzato dalla presenza di concentrazioni medie di PFOS superiori ai limiti di legge e da pesticidi utilizzati in ambito agricolo, derivanti dalla fortissima pressione antropica, industriale e agricola. Per questo la rinaturalizzazione del fiume Po è oggi una scelta indispensabile: restituire spazio al corso d’acqua, recuperare aree umide e rafforzare gli ecosistemi fluviali significa migliorare la qualità ambientale, tutelare la biodiversità e ridurre il rischio legato agli eventi estremi sempre più frequenti. Progetti di casse di espansione lungo il Po possono diventare un’importante occasione di adattamento ai cambiamenti climatici, se progettate non solo come opere idrauliche ma come veri e propri spazi di rinaturalizzazione, capaci di integrare sicurezza del territorio e recupero ecologico. Investire in queste soluzioni significa costruire un rapporto più equilibrato e sostenibile tra il fiume e le comunità che vivono lungo il Po”.
“Bene che i punti monitorati da Legambiente rientrino entro i limiti, questo per quanto concerne la presenza di Escherichia coli. È un trend che si sta mantenendo in questi anni, il che ci fa sperare” – dichiara Caterina Nale, Presidente del Circolo di Legambiente Rovigo. “Non possiamo però dimenticare che la salute di un fiume passa attraverso numerosi fattori: oltre ai già citati composti chimici, c’è l’annoso tema dell’alta presenza di rifiuti (soprattutto plastica) tanto nel Canalbianco quanto nel Po, come rilevano le nostre attività di monitoraggio river litter svolte nell’ambito del Progetto PoSalvamare promosso dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po. Inoltre è importante sostenere l’ampliamento dell’area Po Grande Mab Unesco in Polesine, poiché rappresenta un’opportunità strategica di valorizzare e tutela del nostro territorio”.
Il grande fiume per secoli ha regolato la vita della pianura e costituisce un ecosistema resiliente immerso in un territorio fortemente antropizzato e spesso compromesso dalle attività umane; nonostante ciò, da anni si assiste al ritorno della fauna selvatica in molti ambienti, anche prossimi alle grandi città. Tra queste il lupo, che come ha raccontato il professor Semenzato nella serata di Occhiobello del 28 maggio, è tornato a colonizzare le Alpi nel 2012, dalle quali era assente da almeno 150 anni. Secondo il progetto di monitoraggio Life WolfAlps il lupo è tornato su tutto l’arco alpino e appenninico e si sta espandendo anche in pianura e lungo il Po. In quanto predatore apicale, questo animale svolge un ruolo chiave come specie regolatrice, controllando le popolazioni di ungulati selvatici (es. cinghiali) e altre specie invasive (es. nutria), mantenendo così in equilibrio la biodiversità.
A questo proposito, così dichiara Devis Casetta del Comitato scientifico di Legambiente: “Nei territori di pianura non c’è memoria condivisa di convivenza con la specie Canis lupus, per cui serve affrontare con cognizione scientifica e non alimentando paure, il tema della convivenza. Da un lato vanno rispettate le convenzioni internazionali che tutelano la specie, dall’altro è necessario tutelare le attività umane e la sicurezza degli animali domestici, mitigando per quanto possibile i conflitti tra essere umano e lupo. Per questo sono necessari momenti di divulgazione, informazione e confronto come quello di questa sera. Con questa prima uscita, Legambiente conferma il proprio impegno sui territori a sostegno della gestione dei conflitti con il lupo, basato sull’approccio scientifico che ha sempre caratterizzato la nostra associazione”.
“La tutela degli ecosistemi marini e fluviali è una responsabilità che, come Coop Alleanza 3.0, sentiamo parte integrante del nostro impegno per lo sviluppo sostenibile”, dichiara Paolo Braghin, Consigliere di Zona Soci Coop di Rovigo. “Sostenere progetti promossi da realtà come Legambiente significa valorizzare competenze, presenza sul territorio e azioni concrete a beneficio dell’ambiente e delle comunità. Crediamo che la sostenibilità si costruisca anche attraverso alleanze solide e percorsi condivisi: è su questo terreno che la cooperazione può esprimere con maggiore forza la propria capacità di generare valore sociale, ambientale e collettivo”.
