
Nonostante il calo del prezzo del petrolio, sceso intorno ai 68 dollari al barile, alla pompa il beneficio per i consumatori non si vede. A pesare, dallo scorso sabato, è l’allineamento delle accise che ha cancellato il bonus e spinto di nuovo verso l’alto i prezzi. Sullo sfondo resta il disegno di legge di riforma della rete carburanti, atteso da tempo e mai portato in discussione. Una situazione che porta la categoria dei gestori allo stato di agitazione, con la minaccia di uno sciopero nei prossimi giorni. È netto il presidente di Confesercenti del Veneto Centrale, Flavio Convento.
«Pur essendo stata trovata una tregua, il prezzo del petrolio è in forte calo: siamo intorno ai 68 dollari al barile. Ma questa diminuzione non si è tradotta in un uguale beneficio per l’utente finale, che invece aveva subito in pieno l’impatto quando i prezzi erano saliti.
Da sabato è scattato l’allineamento delle accise: non abbiamo più il bonus e questo ha fatto aumentare i prezzi, tanto che già ieri molte compagnie li hanno ritoccati verso l’alto. È l’ennesima dimostrazione che non è il gestore a comandare il prezzo, ma sono le società petrolifere a farlo.
Siamo molto stanchi, perché il disegno di legge che raccoglie l’accordo di tutte le parti e che potrebbe quindi essere approvato in tempi rapidi, continua a non essere preso in considerazione: resta chiuso nei cassetti dei vari ministeri. Come diciamo da tempo, quel provvedimento permetterebbe di ridurre il prezzo finale all’utente e di avviare la ristrutturazione e la riforma di una rete carburanti ormai obsoleta, che ha bisogno che questo DDL vada a buon fine il prima possibile.
Ecco perché siamo in stato di agitazione e minacciamo lo sciopero: nei prossimi giorni, se non troveremo una quadra con il Governo, potremmo arrivare a chiudere gli impianti per più giorni».
