
“La delibera 1478 del 20 novembre 2025 stabilisce, per l’anno 2024, la “monetizzazione integrale” dell’energia elettrica che i produttori idroelettrici sono obbligati a fornire gratuitamente alla Regione. I fondi ricavati vengono poi trasferiti alle Province e alla Città Metropolitana, le quali hanno il compito di erogare a favore di specifiche tipologie di servizi pubblici, dando precedenza ai servizi per gli anziani erogati tramite i Centri di servizi residenziali. Ringrazio i tecnici dell’Area Ambiente e Tutela del Territorio della Regione del Veneto che l’hanno pensata e redatta, con un’ottica di attenzione e nei confronti del territorio bellunese. Ho già attivato i tecnici della Direzione Servizi sociali per lavorare in stretto contatto con i colleghi della Direzione Difesa del suolo per dare esecuzione al provvedimento”.
Lo annuncia l’Assessore al Sociale, Paola Roma, in relazione agli appelli lanciati da vari sindaci sulla sostenibilità economica delle RSA.
“Verrà, inoltre, istituita una cabina di regia con apposita delibera di giunta, che prevedrà criteri per l’accesso al fondo derivante dall’applicazione della legge regionale 27 del 2020 in materia di concessioni idrauliche e di derivazioni a scopo idroelettrico. Si occuperà di individuare, insieme all’amministrazione provinciale di Belluno, le questioni fondamentali per ripartire la cifra in modo congruo. Il percorso è già avviato con l’incontro avvenuto a ridosso di Ferragosto fra l’assessore Dario Bond, competente per materia, la struttura dell’ingegner Vincenzo Artico e la struttura della Provincia di Belluno presieduta da Marco Staunovo”.
“I sindaci – prosegue l’Assessore – segnalano inoltre la difficoltà gestionale delle strutture, preoccupazione che conosco, raccolgo e faccio mia. Prossimamente con l’Osservatorio delle politiche sociali e sociosanitarie analizzeremo a fondo il tema dei costi, delle tariffe e delle compartecipazioni dei Comuni alle rette dei Centri di Servizi, anche per mappare le situazioni di criticità che in territori come quello bellunese sicuramente possono dipendere dalle caratteristiche geografica, demografica e socioeconomica. Le soluzioni che dobbiamo e possiamo trovare devono però essere realistiche. E lo sanno bene anche gli amministratori, perché anche loro hanno a che fare tutti i giorni con i bilanci. Dobbiamo invece lavorare per mettere a sistema ogni iniziativa volta a razionalizzare i costi, senza toccare gli standard assistenziali e la remunerazione degli operatori. Quante piccole strutture nei territori possono lavorare in sinergia tra loro? Con la riforma delle IPAB che dovremmo attuare, valorizzeremo anche questa linea di azione. A Rovigo abbiamo iniziato nei giorni scorsi con una sperimentazione con due IPAB, che vorremmo replicare e valorizzare nella regione.”
In provincia di Belluno sono attive oggi 30 strutture residenziali per 1.946 posti letto accreditati, di cui 18 a gestione privata (1.110 posti) e 12 a gestione pubblica (836 posti). L’assegnazione regionale del Fondo per la Non autosufficienza per il 2026 è di circa 34,7 milioni di euro con i quali vengono pagate alle strutture le impegnative di residenzialità e per i centri diurni (120 posti in provincia di Belluno). A queste risorse si aggiungono le quote alberghiere sostenute dagli utenti, anche per gli ingressi a titolo privato, o dai comuni per un ammontare ulteriore vicino ai 36 milioni di euro.
