
Un’occasione per dire grazie, un momento per “affidarsi al Signore crocifisso e risorto, e a lui affidare la nostra vita e il dono che abbiamo fatto della nostra esistenza, che continuiamo a rinnovare giorno per giorno”: è il senso della “Giornata di fraternità sacerdotale” nelle parole del vescovo Michele, che ha presieduto la celebrazione eucaristica, lo scorso 21 maggio, nella chiesa parrocchiale di Mignagola di Carbonera.
Molti i sacerdoti diocesani che hanno partecipato alla giornata, organizzata dalla Commissione per la formazione del clero, iniziata con la messa e proseguita con il pranzo condiviso negli ambienti parrocchiali.
Da qualche anno la giornata è arricchita anche da un momento di festa per i giubilei di ordinazione, che quest’anno andavano dai 70 ai 25 anni di vita sacerdotale.
Ricordando la preghiera di Gesù per coloro che il Padre gli ha affidato, il Vescovo ha sottolineato che “ci è donata la possibilità di amare come ama Dio, in maniera vera, autentica, definitiva. Ma come fare? Dove attingere il modello di questo amore?”. Pietra di paragone, ha detto mons. Tomasi, “sono le opere e i giorni di Gesù, il Cristo, figlio dell’uomo e figlio di Dio. Il suo amore rivela gli abissi dell’amore del Padre. Ciò che la grazia di Dio ci permette di vivere per sua iniziativa preveniente – e a cui siamo chiamati a fare spazio con la nostra risposta fedele e casta – è la forma che può e deve assumere la nostra vita, la costruzione di comunità veramente umane, controcorrente rispetto alla norma del mondo, il disegno profondo della trama di relazioni che forma il tessuto delle nostre esistenze”. E ricordando le parole di papa Leone ai presbiteri nella sua lettera apostolica “Una fedeltà che genera futuro”, il Vescovo ha sottolineato che “Dio dona la chiamata, il ministro risponde donando se stesso, e questo sé donato ritorna a Dio attraverso il Popolo. È una circolazione amorosa. Ma il dono non è compiuto una volta per tutte: esige cura, fedeltà quotidiana, conversione permanente”.
“L’obbedienza alla propria chiamata si costruisce ogni giorno – ricorda il Papa – attraverso l’ascolto della Parola di Dio, la celebrazione dei sacramenti – in particolare nel Sacrificio Eucaristico -, l’evangelizzazione, la vicinanza agli ultimi e la fraternità presbiterale, attingendo alla preghiera come luogo eminente dove incontrare il Signore”.
Non un ideale astratto e lontano, però: il Papa accoglie con realismo anche le difficoltà, le prove e il limite – ha ricordato il Vescovo -, senza però rinunciare a collocare anche questi nel circuito del dono: “Non c’è niente di voi che debba essere scartato, ma tutto dovrà essere assunto e trasfigurato nella logica del chicco di grano, al fine di diventare persone e preti felici, ponti e non ostacoli all’incontro con Cristo per tutti coloro che vi accostano”.
La logica del chicco di grano come metamorfosi generativa. “Il dono si fa servizio, ma non produce prestazioni: genera invece relazioni, fraternità”, ha ricordato mons. Tomasi.
Una vita in armonia tra “contemplazione e azione”. “La fraternità presbiterale stessa diventa luogo dove il dono circola tra i presbiteri, proteggendo ciascuno dall’isolamento e dall’esaurimento – la sottolineatura di mons. Tomasi -. Il dono non si consuma donandosi: si moltiplica nella comunione. Ecco dunque alcune vie in cui la vita dell’amore trinitario si manifesta concretamente nel nostro presbiterio: in situazioni, gesti e atteggiamenti quotidiani di stima reciproca, di collaborazione, di ascolto, di aiuto, di fraternità vera”.
A conclusione della celebrazione, le testimonianze, molto apprezzate, di don Antonio Martignago, parroco di Vedelago e di Fossalunga, che ricorda i 25 anni di ordinazione, e di don Giorgio Marcuzzo, collaboratore pastorale a S. Maria Ausiliatrice, che ricorda i 60 anni di ministero. Don Antonio ha riconosciuto che la gioia del ministero è “nascosta a volte sotto la polvere della fatica, ma ho scoperto che questa gioia non è un entusiasmo superficiale, né assenza di problemi, non è avere tutto sotto controllo, ma nasce quando, nel mezzo delle fragilità, ti accorgi che Dio continua a passare attraverso di te. Il ministero non è fare tante cose, ma lasciarsi abitare da un Amore. La gioia sta nel continuare a dire sì, ogni giorno”. Don Giorgio ha usato alcune parole chiave per raccontare la sua lunga vita sacerdotale. “Essere parroco è stato meraviglioso, l’esperienza più bella”, ha detto, ricordando anche la gioia di condividere la vita in canonica con don Edy Savietto, e augurando a ciascuno dei confratelli di “essere malati di eternità”. A ricordare don Raffaele Coden, già parroco di Mignagola, tornato alla Casa del Padre nel 2022, nell’anno del suo 25° di ordinazione, è stato don Luca Vialetto, suo compagno di classe. Don Luca ha ricordato il tempo della malattia, il percorso di “trasformazione” di don Raffaele e l’affetto e la preghiera di un’intera comunità per il suo parroco. A conclusione, il dono del Vescovo a ciascuno dei giubilati presenti.
