Matteo Campana è arrivato in Angola come manager e ci è rimasto come missionario

Poche ore prima che il Papa atterrasse a Luanda, Matteo Campana era a Benguela a spalare fango. Nella città costiera dell’Angola, a sud della capitale Luanda, migliaia di persone sono state costrette a lasciare le proprie case a causa delle forti piogge. «Si sono già verificati casi di colera, la situazione è molto complicata e molto triste», racconta Campana, 52 anni, originario di Malo, che vive stabilmente nel Paese africano dal 2009.

Il suo arrivo in Angola è legato al lavoro, nel campo del marketing e dell’internazionalizzazione d’impresa. Ma quello che doveva essere un incarico temporaneo si è trasformato in una scelta di vita. «Finché ero lì, ho saputo che nella Diocesi di Benguela c’era un vescovo italiano, originario di Verona. Sono andato a trovarlo». Era Eugenio Dal Corso, missionario in Angola dal 1986 e creato cardinale da Papa Francesco nel 2018.

Da quell’incontro nasce un legame destinato a cambiare tutto. «Mi disse: “Sai progettare, sai risolvere i problemi. Fermati con me un paio di mesi”. E così sono rimasto». Campana diventa segretario e collaboratore nei progetti sociali del vescovo, seguendolo anche nella Diocesi di Menongue. «Mi sono ritrovato in mezzo alla foresta a fare il segretario di un cardinale. Più cercavamo di nasconderci, più il Signore ci faceva gli scherzi».

Quel “paio di mesi” sono diventati oltre quindici anni di missione. Alla morte del cardinale Dal Corso, nel 2024, Campana ne ha raccolto l’eredità: non beni materiali, ma una visione e un impegno concreto per gli ultimi. Oggi è presidente dell’associazione “Amizade Social”, attiva in collaborazione con tutte le diocesi angolane per lo sviluppo umano nelle situazioni di estrema povertà.

«Il contesto dell’Angola è durissimo: si muore di fame e di siccità, mancano servizi basilari come l’anagrafe, molte persone non hanno nemmeno un’identità. Le ragazze subiscono gravidanze precoci e la tratta di esseri umani è diffusa». I progetti dell’associazione si concentrano soprattutto sui bambini: contrasto alla malnutrizione, lotta all’abbandono e alla violenza domestica, accesso all’istruzione e valorizzazione dei talenti. «Abbiamo perfino fondato l’orchestra sinfonica dell’Angola, grazie a un giovane che abbiamo mandato a studiare all’estero».

Accanto a lui c’è la moglie Seline, angolana, responsabile di una cooperativa che produce miele e offre lavoro a donne in condizioni di estrema marginalità. «In Angola ci sono donne che vivono come schiave, senza nome e senza documenti, vendute e costrette a passare da un uomo all’altro. Ricevono circa 2,5 euro al mese per sostenere la famiglia. Quelle che lavorano nella cooperativa arrivano a guadagnare fino a 27 euro. È una rivoluzione».

In questo contesto, la visita del Papa ha rappresentato un momento decisivo. «Per noi il Santo Padre è stato benzina: ha indicato una terapia per le ferite dell’Angola e tracciato una rotta». Campana ha partecipato alla prima messa a Luanda, ma ha scelto poi di tornare tra la sua gente: «Avrei potuto seguire tutta la visita, ma era più importante viverla con le comunità della diocesi. Abbiamo attivato ponti radio, così tutti hanno potuto ascoltare le sue parole, anche nei luoghi più remoti».

Parole che, assicura, continueranno a vivere nel tempo: «Diventeranno strumenti di formazione e catechesi per anni, perché qui le piaghe di cui ha parlato si toccano con mano ogni giorno».

Oggi Matteo Campana è parte della grande famiglia dei missionari vicentini e continua la sua missione anche a nome della diocesi di Vicenza. Una storia nata quasi per caso e diventata, passo dopo passo, una risposta concreta a una chiamata più grande: quella di restare accanto agli ultimi, trasformando competenze professionali in strumenti di speranza.

Andrea Frison

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(Diocesi di Vicenza)